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BCE Rapporto annuale 2025

L’anno in sintesi

Nel 2025 la BCE è riuscita a riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo di medio termine del 2 per cento, dopo che una serie di crisi – la pandemia e le ripercussioni economiche dell’invasione ingiustificata dell’Ucraina da parte della Russia – l’avevano sospinta sui massimi storici verso la fine del 2022.

In risposta al più grande shock inflazionistico nell’arco di una generazione, la BCE ha attuato il più forte inasprimento di politica monetaria della propria storia, innalzando i tassi di riferimento di 450 punti base, un aumento record, tra luglio 2022 e settembre 2023 e impegnandosi a mantenerli su livelli sufficientemente restrittivi finché necessario.

Tale inasprimento ha funzionato. L’inflazione nell’area dell’euro ha registrato una netta diminuzione e dalla metà del 2024 la BCE ha iniziato a ridurre gradualmente l’orientamento restrittivo di politica monetaria. All’inizio del 2025 il processo di disinflazione era ben avviato e le proiezioni della BCE prevedevano un ritorno dell’inflazione all’obiettivo.

Ma l’anno ha visto emergere un grave shock geopolitico. Gli Stati Uniti, il più grande mercato di esportazione dell’Europa, hanno eretto una barriera tariffaria, una mossa che rischiava di pesare sulla crescita dell’area dell’euro e che rendeva le prospettive di inflazione molto più incerte.

Alla fine, gli effetti inflazionistici sono stati contenuti. L’Europa si è astenuta da ritorsioni su vasta scala e l’apprezzamento del tasso di cambio dell’euro ha attenuato le pressioni sui prezzi all’importazione.

Con il procedere dell’inflazione sulla traiettoria prevista, il Consiglio direttivo ha potuto continuare a ridurre i tassi di riferimento, abbassandoli complessivamente di 100 punti base in quattro interventi consecutivi, fino a portare il tasso principale al 2,00 per cento entro giugno.

Ciascuna decisione è stata orientata dalla funzione di reazione del Consiglio direttivo, basata su tre elementi: la valutazione delle prospettive di inflazione, la dinamica dell’inflazione di fondo e l’intensità della trasmissione della politica monetaria. Nell’assumere le proprie decisioni, il Consiglio direttivo ha adottato un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

Allo stesso tempo, l’economia dell’area dell’euro ha mostrato un’inattesa capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale.

Questa tenuta è in parte riconducibile al fatto che nei primi mesi dell’anno le imprese hanno anticipato le importazioni in vista delle nuove barriere commerciali, dando al settore manifatturiero europeo un impulso temporaneo. Tale impulso si è affievolito con l’introduzione dei dazi e con l’indebolimento del comparto manifatturiero a fronte dei problemi di competitività.

Ma un aspetto più fondamentale è che l’economia dell’area dell’euro è stata sostenuta da un effettivo rafforzamento della domanda interna, che ha più che compensato lo shock esterno. Nel 2025 la crescita è stata trainata esclusivamente dalla domanda interna.

L’andamento più incoraggiante è stato forse quello degli investimenti.

Gli investimenti delle imprese sono cresciuti a un ritmo sostenuto, sospinti dagli investimenti immateriali (intelligenza artificiale, software e digitalizzazione), poiché le imprese europee hanno adottato la tecnologia digitale con rinnovata urgenza. Verso la fine dell’anno la maggiore spesa per la difesa in Germania ha iniziato a produrre effetti, a sua volta in risposta al nuovo contesto geopolitico.

La crescita dell’area dell’euro ha raggiunto l’1,4 per cento nel 2025, livello più elevato di quasi un terzo rispetto alla proiezione dell’inizio dell’anno, a riprova della capacità di tenuta dell’economia.

Tale contesto generale ha consentito al Consiglio direttivo di lasciare invariati i tassi di interesse a partire da luglio. Con l’inflazione intorno al nostro obiettivo di medio termine, le aspettative di inflazione a più lungo termine ben ancorate e un orientamento di politica monetaria sostanzialmente neutro, il Consiglio direttivo si è trovato in una posizione favorevole per poter rispondere a futuri shock in entrambe le direzioni.

Nel 2025 il Consiglio direttivo ha inoltre formalizzato le modalità di interpretazione degli shock futuri e di reazione a essi attraverso la sua valutazione della strategia di politica monetaria, un’iniziativa comune dell’Eurosistema terminata a giugno. Di portata più ristretta rispetto al riesame del 2021, tale valutazione ha integrato gli insegnamenti tratti dal mutato contesto dell’inflazione e dalla conseguente risposta di politica monetaria.

La valutazione ha riconfermato l’obiettivo di inflazione simmetrico del 2 per cento a medio termine quale cardine della strategia della BCE. Ha inoltre esteso la simmetria alla funzione di reazione: scostamenti ampi e durevoli dall’obiettivo in entrambe le direzioni sarebbero stati affrontati con un’azione adeguatamente incisiva o persistente. Il Consiglio direttivo ha inoltre sottolineato l’importanza di tenere conto non solo dell’andamento più probabile dell’inflazione e della crescita, ma anche dei rischi e dell’incertezza associati, anche attraverso analisi di scenario e di sensibilità.

Oltre alla politica monetaria, nel 2025 la BCE ha compiuto progressi in una serie di altri ambiti.

Con l’intensificarsi del dibattito sulla riduzione della complessità normativa in Europa, il Consiglio direttivo ha istituito la task force ad alto livello sulla semplificazione incaricata di elaborare proposte per razionalizzare i quadri di regolamentazione, di vigilanza e di segnalazione. La task force ha pubblicato le proprie raccomandazioni verso la fine dell’anno, per fornire un contributo alla predisposizione di un rapporto da parte della Commissione europea sulla situazione complessiva del sistema bancario europeo.

Si sono registrati sviluppi degni di nota anche per quanto riguarda le infrastrutture di mercato e i pagamenti.

Il sistema di gestione delle garanzie dell’Eurosistema (Eurosystem Collateral Management System) è stato introdotto a giugno, sostituendo le frammentate piattaforme nazionali con un unico sistema di gestione delle garanzie. I pagamenti istantanei denominati in euro regolati tramite TIPS sono aumentati del 132 per cento, per effetto dei requisiti sanciti dal regolamento sui pagamenti istantanei del 2025 in base ai quali i prestatori di servizi di pagamento nell’area dell’euro devono poter ricevere e inviare pagamenti istantanei.

Il Consiglio direttivo ha inoltre deciso di passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale, incentrata sulla preparazione tecnica, sul coinvolgimento del mercato e sul processo legislativo, con l’obiettivo di prepararsi per un possibile esercizio pilota nel 2027 e un’eventuale introduzione dell’euro digitale nel 2029.

In parallelo sono proseguiti i lavori per la nuova veste grafica delle banconote in euro, in linea con l’impegno della BCE a preservare la disponibilità del contante a fianco della moneta digitale. Il Consiglio direttivo ha selezionato i motivi che illustrano i due possibili temi per la prossima serie di banconote, ossia “Cultura europea: luoghi di cultura e condivisione” e “Fiumi e uccelli: resilienza nella diversità”. A luglio ha indetto un concorso grafico per le nuove banconote.

La qualità della ricerca della BCE ha continuato a ottenere un ampio riconoscimento a livello internazionale, a testimonianza dell’eccellenza dei nostri ricercatori. Attualmente la BCE si classifica al primo posto a livello mondiale per l’economia monetaria secondo il Research Papers in Economics, un database ampiamente utilizzato che raccoglie lavori di ricerca economica.

Alla fine dell’anno l’area dell’euro era pronta ad accogliere la Bulgaria quale ventunesimo paese aderente, a conferma dell’attrattiva dell’euro in tempi di crescente incertezza geopolitica. Il favore nei confronti dell’euro espresso dai cittadini dell’area ha raggiunto il livello record dell’83 per cento in primavera ed è rimasto elevato per tutto l’anno.

Nessuno di questi risultati sarebbe stato conseguito senza la dedizione e la competenza dei membri del personale della BCE. Questo rapporto annuale fornisce un resoconto dettagliato del lavoro che hanno svolto nel 2025.

Francoforte sul Meno, maggio 2026

Christine Lagarde

Presidente

L’anno in cifre

Nonostante le sfide a livello mondiale, l’attività economica ha mostrato capacità di tenuta

L’inflazione complessiva si è avvicinata all’obiettivo

Nel 2025 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è cresciuto dell’1,4 per cento dallo 0,9 nel 2024.

I servizi sono rimasti più robusti rispetto all’industria, in un quadro di elevata incertezza nel contesto internazionale.

Nel 2025 l’inflazione complessiva è scesa al 2,1 per cento, dal 2,4 nel 2024, avvicinandosi all’obiettivo del 2 per cento a medio termine.

La BCE ha ridotto ulteriormente i tassi di interesse di riferimento

La BCE si è mantenuta tra i principali istituti di ricerca a livello mondiale

La BCE ha ridotto i tassi di interesse di riferimento di 100 punti base nella prima metà del 2025, portando il tasso sui depositi presso la banca centrale al 2,00 per cento a giugno, in presenza di persistenti segnali di un duraturo avvicinamento dell’inflazione verso l’obiettivo del 2 per cento.

Nel corso del 2025, Research Papers in Economics (RePEc) ha classificato la BCE al primo posto nei campi di ricerca dell’economia monetaria e dell’analisi sul settore bancario e al secondo posto nel campo della macroeconomia.

È aumentata la capacità di tenuta delle banche dell’area dell’euro

I pagamenti istantanei in euro regolati in TIPS sono aumentati

Nel terzo trimestre del 2025 il coefficiente aggregato di capitale primario di classe 1 era pari al 16,1 per cento. Ciò dimostra la forte capacità di tenuta del settore bancario dell’area dell’euro, rafforzata anche dalla robusta redditività e dal tasso di deterioramento dei prestiti, che si è collocato in prossimità dei minimi storici.

Il regolamento sui bonifici istantanei, che impone ai prestatori di servizi di pagamento dell’area dell’euro di poter ricevere e inviare pagamenti istantanei, ha determinato un notevole aumento dell’attività denominata in euro nel servizio di regolamento dei pagamenti istantanei in Target (TARGET Instant Payment Settlement, TIPS). La media giornaliera del numero delle operazioni è passata da 1.657.421 pagamenti a dicembre 2024 a 3.845.376 a dicembre 2025.

Il sostegno all’euro ha toccato il massimo storico

La quota di obbligazioni verdi detenuta dalla BCE nel portafoglio di fondi propri è cresciuta

Nella indagine Eurobarometro standard della primavera 2025 condotta dalla Commissione europea, l’83 per cento delle persone nell’area dell’euro si è dichiarato favorevole all’affermazione: “Un’unione economica e monetaria europea con una moneta unica, l’euro”. Ciò ha dimostrato che il sostegno alla nostra moneta unica, l’euro, è al massimo storico.

Nell’ambito della sua strategia di sostegno alla transizione ecologica, la BCE ha continuato ad aumentare la quota di investimenti verdi nei fondi propri, dall’1 per cento nel 2019 al 33 per cento alla fine del 2025.

1 La politica monetaria della BCE ha contenuto le pressioni inflazionistiche

Nel 2025, pur in presenza di fattori avversi più gravi, a causa delle tensioni commerciali, l’attività economica mondiale ha continuato a mostrare capacità di tenuta. Gli effetti sulla crescita internazionale provocati da un evidente cambio di rotta nella politica commerciale statunitense sono stati attenuati da politiche di supporto, da ingenti investimenti connessi all’intelligenza artificiale (IA) e dall’aver anticipato le importazioni. Il commercio mondiale ha registrato un’espansione grazie all’anticipazione delle importazioni prima dell’entrata in vigore dell’aumento dei dazi, ma successivamente nel corso dell’anno è stato registrato un indebolimento della dinamica, a seguito del venir meno di questi effetti e con il concretizzarsi dell’impatto dei dazi più elevati. L’inflazione a livello mondiale ha continuato a scendere, sebbene a un ritmo più lento e con un andamento meno sincronizzato rispetto agli anni precedenti. L’euro si è apprezzato in termini effettivi nominali e, in misura più marcata, rispetto al dollaro statunitense. L’economia dell’area dell’euro ha mostrato una ripresa moderata ma diffusa nel 2025, anno in cui la produttività del lavoro è tornata positiva, a fronte di un lieve indebolimento della crescita occupazionale. La crescita è stata sostenuta dall’orientamento meno restrittivo della politica monetaria, ma l’economia ha dovuto fare fronte a sfide legate all’incertezza causata dai dazi commerciali e alla situazione geopolitica. Il settore industriale ha mostrato maggiore volatilità, mentre i servizi hanno registrato una crescita più stabile. Nel 2025 l’inflazione complessiva dell’area dell’euro ha continuato ad approssimarsi all’obiettivo del 2 per cento a medio termine perseguito dalla BCE, a causa del passato inasprimento della politica monetaria, dell’attenuarsi delle pressioni inflazionistiche dell’energia e delle materie prime non energetiche, nonché delle basse spinte sui prezzi all’importazione più in generale. La maggior parte degli indicatori dell’inflazione di fondo ha mostrato un’ulteriore graduale moderazione nel corso del 2025, facilitando un andamento dell’inflazione complessiva coerente con tassi prossimi all’obiettivo. In questo contesto economico, e sulla scorta di un orientamento di politica monetaria meno restrittivo, unitamente a un aumento dei tassi di interesse reali a lungo termine, le curve dei rendimenti dell’area dell’euro sono aumentate e le quotazioni azionarie sono cresciute in misura significativa. Le condizioni di finanziamento per le imprese e le famiglie dell’area dell’euro hanno continuato a migliorare all’inizio dell’anno, prima di una sostanziale stabilizzazione. Tuttavia, la ripresa del credito bancario è rimasta debole e la crescita dell’aggregato monetario ampio è stata contenuta.

1.1 La crescita a livello mondiale ha confermato capacità di tenuta, malgrado i cambiamenti delle politiche commerciali degli Stati Uniti

Nel 2025 l’economia internazionale ha mostrato una buona tenuta e ha continuato a espandersi a un ritmo moderato, rimanendo sostanzialmente invariata dal 2024, al 3,4 per cento. L’anno è stato contrassegnato da un importante cambio di rotta nelle priorità della politica economica statunitense, con un aumento dei dazi di entità senza precedenti in quasi un secolo. Mentre l’impatto complessivo sull’economia internazionale è stato ammortizzato dalla reazione limitata dei partner commerciali, è rimasta elevata l’incertezza in merito ai futuri accordi commerciali (cfr. il grafico 1.1), con un offuscamento delle prospettive dell’interscambio. Nonostante questi fattori avversi, ce ne sono stati molti di segno opposto che hanno sostenuto l’attività a livello mondiale. Gli ingenti investimenti connessi ai progressi dell’IA hanno incoraggiato gli scambi di prodotti legati alla tecnologia e hanno contribuito a guadagni dei mercati azionari in alcune economie, in particolare negli Stati Uniti. Inoltre, imprese e famiglie hanno accelerato gli acquisti di beni dall’estero per prevenire possibili aumenti dei dazi, fornendo un sostegno, almeno temporaneo, del prodotto e delle esportazioni del settore manifatturiero, anche in Cina. Una combinazione di politiche generalmente favorevoli nelle economie principali, principalmente dal lato del bilancio, ha attenuato il freno esercitato dalle tensioni commerciali. Ciononostante, la dinamica della crescita internazionale si è indebolita verso la fine dell’anno, con il venir meno dei fattori positivi temporanei, mentre le barriere commerciali e l’incertezza hanno continuato a incidere sulla fiducia e sugli investimenti, benché in misura minore rispetto alla prima metà dell’anno.

Grafico 1.1

Dazi effettivi degli Stati Uniti e incertezza sulle politiche commerciali

a) Dazi effettivi degli Stati Uniti

b) Incertezza sulle politiche commerciali

(dazi percentuali sulle importazioni di beni)

(indice)

Fonti: pannello a): US International Trade Commission, US Census Bureau ed elaborazioni degli esperti della BCE; pannello b): elaborazioni degli esperti della BCE e Caldara et al. (2020)[1].
Note: pannello a): le aliquote dei dazi effettivi sono calcolate in base all’approccio fondato sulle entrate, ossia dividendo i dazi riscossi per il valore delle merci importate. I dati sono medie annuali. L’ultima osservazione si riferisce al 2025. Pannello b): l’indice è una versione corretta di quello proposto da Caldara et al. (2020) che misura la quota mensile di articoli che analizzano l’incertezza sulle politiche commerciali in sette quotidiani internazionali. La serie corretta elimina le influenze da fonti di incertezza più generali (quali l’incertezza generale sulle politiche economiche, le tensioni geopolitiche e le turbolenze nei mercati), al fine di isolare meglio l’incertezza specifica della politica commerciale[2]. L’indice è una media mobile di tre mesi. L’ultima osservazione si riferisce a dicembre 2025.

Il commercio mondiale ha registrato un’espansione con l’anticipazione delle importazioni, ma nel prosieguo dell’anno la dinamica ha subito un rallentamento

Nel 2025 il commercio mondiale è cresciuto vigorosamente, aumentando del 4,7 per cento. Ciò ha riflesso una forte crescita delle importazioni nella prima metà dell’anno, quando famiglie e imprese hanno anticipato le proprie decisioni di consumi e di investimenti per prevenire l’aumento dei dazi. Si è inoltre verificato un adeguamento dei profili dell’interscambio al nuovo contesto dei dazi: alcuni flussi sono stati reindirizzati verso altri paesi. Il commercio, in particolare le esportazioni dai paesi asiatici, è stato sostenuto altresì dall’elevata domanda di beni che consentono l’utilizzo dell’IA, considerati gli ingenti investimenti in attrezzature legate alle tecnologie informatiche e delle comunicazioni negli Stati Uniti e in altre economie avanzate. Nella seconda metà dell’anno la crescita dell’interscambio ha subito un marcato rallentamento, con il venir meno delle anticipazioni effettuate in precedenza e il concretizzarsi degli effetti dell’aumento dei dazi.

L’inflazione a livello mondiale ha continuato a diminuire, con differenze tra le principali economie

Nel 2025 l’inflazione a livello mondiale ha continuato a scendere, sebbene con un andamento meno sincronizzato rispetto all’anno precedente. L’inflazione misurata sull’indice dei prezzi al consumo (IPC) è scesa al 2,2 per cento a dicembre 2025, rispetto al 3,0 osservato a dicembre 2024 (cfr. il grafico 1.2). Tale calo è stato attenuato da un nuovo incremento dell’inflazione dei beni, mentre quella dei servizi è rimasta persistente in molte economie. Gli andamenti dell’inflazione sono stati difformi nei diversi paesi. Negli Stati Uniti l’inflazione complessiva è rimasta al di sopra dell’obiettivo, in quanto gli aumenti dei dazi hanno comportato una significativa accelerazione della componente dei beni. Nel Regno Unito alla fine del 2025 l’inflazione risultava più elevata rispetto alla fine dell’anno precedente, in un contesto caratterizzato da aumenti dei prezzi amministrati e dei beni alimentari, nonché dall’esaurirsi dell’impatto delle precedenti diminuzioni dei prezzi dell’energia. In Cina, per contro, l’inflazione è rimasta contenuta, per effetto della debole domanda interna dovuta al prolungato periodo di flessione che ha interessato il settore immobiliare e del perdurante eccesso di capacità produttiva dell’industria.

Grafico 1.2

Tassi di inflazione complessiva e di fondo

a) Inflazione complessiva e relative componenti

b) Inflazione nelle economie principali

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente, dati mensili)

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente, dati mensili)

Fonti: fonti nazionali e OCSE tramite Haver Analytics ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Note: pannello a): l’inflazione mondiale è calcolata sulla base degli IPC nazionali e dei pesi per il PIL annuo espressi in termini di parità del potere di acquisto (PPA). L’aggregato è calcolato sulla base di 22 paesi e dell’area dell’euro, che rappresentano l’81 per cento del PIL mondiale calcolato in termini di PPA. I contributi delle componenti all’inflazione complessiva sono calcolati utilizzando i pesi degli IPC dei paesi dell’OCSE. L’inflazione di fondo relativa ai beni e l’inflazione di fondo relativa ai servizi non comprendono i beni energetici e alimentari. Le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2025. Pannello b): le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2025.

Grafico 1.3

Prezzi del petrolio e del gas europeo

(scala di sinistra: USD/barile; scala di destra: euro/MWh)

Fonti: indagini LSEG e HWWI ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Nota: l’ultima osservazione si riferisce al 31 dicembre 2025.

I prezzi delle materie prime energetiche hanno mostrato una tendenza al ribasso dovuta a una combinazione di fattori dal lato della domanda e dell’offerta

Alla fine del 2025 i prezzi dei beni energetici erano inferiori rispetto a un anno prima, riflettendo il calo dei prezzi sia del petrolio sia del gas europeo (cfr. il grafico 1.3). Le quotazioni del petrolio di qualità Brent sono scese del 19 per cento, a causa di un insieme di fattori dal lato della domanda e dell’offerta. Dal lato della domanda, l’attività economica internazionale si è indebolita a seguito delle dispute tariffarie iniziate ad aprile. Dal lato dell’offerta, i successivi aumenti della produzione dell’OPEC+ hanno spinto il mercato a riportare un avanzo consistente entro la fine dell’anno. I prezzi hanno tuttavia registrato una certa volatilità a giugno, in un contesto di accresciute tensioni in Medio Oriente, in particolare dopo gli attacchi compiuti da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, ma il breve picco al rialzo si è attenuato dopo l’annuncio del cessate il fuoco a Gaza, ottenuto con l’intermediazione degli Stati Uniti. I prezzi del gas europeo sono diminuiti del 42 per cento nel confronto di fine anno, mantenendosi ben al di sotto del picco del 2022. Nella prima parte dell’anno i prezzi del gas sono inizialmente aumentati, a causa della scadenza dell’accordo di transito tra Russia e Ucraina e dei timori circa l’adeguatezza degli stoccaggi di gas europei per l’inverno 2025‑2026. Successivamente hanno registrato una flessione, per la relativa debolezza dei consumi europei, la modesta domanda di gas naturale liquefatto asiatico e, più avanti nell’anno, le rinnovate prospettive di una fine della guerra russa contro l’Ucraina.

In confronto alla fine del 2024, l’euro si è apprezzato in termini effettivi nominali e, in misura più marcata, rispetto al dollaro statunitense

In confronto alla fine del 2024, l’euro si è apprezzato del 6,8 per cento in termini effettivi nominali e del 13,1 rispetto al dollaro statunitense. La maggior parte dell’apprezzamento sul dollaro si è verificata nella prima metà dell’anno. Questa ricomposizione è stata determinata dall’accresciuta incertezza sulle politiche tariffarie statunitensi, che ha inciso sul dollaro e ha innescato un’accelerazione dei flussi di capitale verso gli attivi dell’area dell’euro, nonché dagli adeguamenti nelle strategie di copertura, e da una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore del previsto. Nei mesi successivi l’euro è stato scambiato all’interno di un intervallo relativamente ristretto, in quanto le spinte al ribasso e al rialzo si sono sostanzialmente compensate. Le aspettative dei mercati circa l’entità dei tagli al tasso di riferimento del Federal Reserve System hanno oscillato ripetutamente con la pubblicazione dei nuovi dati economici. Le pressioni al rialzo sull’inflazione legate ai dazi hanno tendenzialmente sostenuto il dollaro statunitense riducendo le aspettative di riduzioni dei tassi di interesse, mentre i segnali di un rallentamento del mercato del lavoro hanno avuto l’effetto opposto. Inoltre, l’incertezza normativa e istituzionale, insieme ai timori per la chiusura dell’amministrazione federale statunitense, hanno probabilmente pesato sul dollaro. Oltre al notevole apprezzamento nei confronti del dollaro statunitense, l’euro si è anche rafforzato su base ponderata per l’interscambio, ottenendo notevoli guadagni rispetto ad alcune valute asiatiche, compreso lo yen giapponese (+12,9 per cento), in un contesto caratterizzato dall’incertezza circa l’orientamento delle politiche di bilancio e monetarie del Giappone. Analogamente, l’euro si è apprezzato nei confronti di altre importanti valute di riserva, come la sterlina britannica (+5,2 per cento) e il dollaro canadese (+7,6 per cento). Per contro, si è indebolito lievemente, del −1,0 per cento, nei confronti del franco svizzero, che ha continuato a rappresentare una valuta rifugio nei periodi di maggiore incertezza.

1.2 Nonostante l’elevata incertezza a livello mondiale, l’attività economica ha mostrato capacità di tenuta

L’attività economica si è confermata resiliente alle sfide internazionali, principalmente nel commercio internazionale

La crescita del PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentata all’1,4 per cento nel 2025, dallo 0,9 nel 2024 (cfr. il grafico 1.4). Il graduale passaggio della BCE da un orientamento di politica monetaria restrittivo a uno più neutrale, la previsione di politiche di bilancio più espansive e il calo dell’inflazione hanno rivestito un ruolo importante nel sostenere la ripresa, contenuta ma diffusa. Il contesto economico è stato altresì influenzato in modo marcato dalle tensioni geopolitiche e dall’elevata incertezza connessa ai dazi, specialmente statunitensi, nonché dalla situazione geopolitica molto instabile in alcune parti del mondo, che ha inciso sul clima di fiducia e sulle catene produttive. La lieve ripresa del settore manifatturiero e la maggiore stabilità di quello dei servizi sono state fondamentali per comprendere le ragioni della discreta capacità di tenuta mostrata dall’economia dell’area dell’euro nel 2025, nonostante il contesto difficile.

Grafico 1.4

PIL in termini reali e valore aggiunto lordo dell’area dell’euro

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente; contributi in punti percentuali)

Fonte: Eurostat.
Nota: le ultime osservazioni si riferiscono al 2025.

A un primo trimestre vigoroso, di riflesso all’anticipazione delle esportazioni, è seguito un rallentamento della crescita

Nel settore dell’industria il valore aggiunto lordo reale ha registrato un’espansione del 2,2 per cento nel 2025, dopo una contrazione dello 0,5 nel 2024. La ripresa si è verificata principalmente nel primo trimestre, a seguito del temporaneo aumento della produzione volto a soddisfare le esigenze di anticipazione delle esportazioni, in previsione dell’aumento dei dazi successivamente imposti dalla nuova amministrazione degli Stati Uniti. Tuttavia, la crescita si è notevolmente attenuata per il resto dell’anno, riflettendo i maggiori dazi, la crescente concorrenza mondiale, i costi dell’energia persistentemente alti e l’elevata incertezza sulle politiche economiche, ancorché in graduale calo. Sebbene i tassi di interesse di riferimento della BCE fossero rimasti elevati per gran parte del 2024, segnali più chiari di un prossimo allentamento agli inizi del 2025 hanno ridotto l’incertezza e migliorato le condizioni creditizie per le imprese. Ciò ha contribuito alla ripresa degli investimenti, soprattutto nei settori manifatturieri, che erano stati frenati dagli elevati costi di finanziamento. Nel settore dei servizi il valore aggiunto lordo reale è cresciuto dell’1,2 per cento nel 2025, rallentando dall’1,5 del 2024, continuando a sostenere l’espansione dell’area dell’euro. Il rallentamento dei servizi è in parte spiegato dalla cautela delle famiglie, manifestatasi nell’elevato risparmio, in un contesto di perduranti rischi geopolitici e di marcata incertezza economica. Allo stesso tempo, i servizi digitali e informatici hanno continuato a mostrare una relativa capacità di tenuta, beneficiando del prosieguo degli investimenti delle imprese in automazione, cybersicurezza e integrazione dell’IA.

I consumi privati hanno accelerato, trainati dai beni

I consumi privati hanno registrato una lieve accelerazione nel 2025, aumentando dell’1,5 per cento rispetto all’anno precedente. I consumi di beni hanno segnato una crescita più sostenuta all’inizio dell’anno, mentre la spesa per servizi ha acquisito maggiore slancio a partire dal secondo trimestre, pur rallentando nel terzo. Nel complesso, i consumi di beni sono aumentati più di quelli di servizi (cfr. il grafico 1.5). La crescita del reddito disponibile reale ha sostenuto la spesa delle famiglie, in un contesto in cui la crescita dei salari nominali è rimasta vigorosa, l’inflazione ha continuato a diminuire e la crescita dell’occupazione ha mostrato una buona tenuta, sebbene lievemente più debole rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i consumi privati hanno continuato a non tenere il passo con l’andamento del reddito disponibile reale, giacché il tasso di risparmio è rimasto elevato di fronte al peggioramento dei rischi geopolitici e dell’incertezza economica.

Grafico 1.5

Consumi, investimenti diversi dalle costruzioni e investimenti in edilizia residenziale nell’area dell’euro

(indici: 2022 = 100)

a) Consumi privati


b) Investimenti

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.
Note: nel pannello a) i consumi privati si riferiscono al concetto nazionale di consumo e le loro componenti fanno riferimento al concetto interno di consumo. Nel pannello b) gli investimenti diversi dalle costruzioni corrispondono alla somma ponderata di attività immateriali e materiali. Sia gli investimenti diversi dalle costruzioni sia le attività immateriali escludono i beni immateriali irlandesi. Le ultime osservazioni si riferiscono al quarto trimestre del 2025.

È iniziata la ripresa degli investimenti nel settore dell’edilizia residenziale

Dopo il brusco calo osservato nel 2024, che rifletteva la debolezza della domanda e l’impatto ritardato dell’inasprimento delle condizioni di finanziamento, nel 2025 gli investimenti nel settore dell’edilizia residenziale hanno iniziato a registrare una ripresa. Ciò ha in larga misura rispecchiato il miglioramento delle condizioni di finanziamento e il proseguimento della crescita del reddito disponibile reale delle famiglie, che hanno migliorato l’accessibilità economica delle abitazioni, contribuendo alla stabilizzazione della domanda nel corso dell’anno. Ciononostante, gli investimenti nel settore dell’edilizia residenziale si sono mantenuti più deboli dei consumi privati e degli investimenti diversi dalle costruzioni, sottolineando che la ripresa è ancora a uno stadio iniziale.

Nonostante i fattori avversi, gli investimenti delle imprese sono stati sostenuti dalla domanda crescente e dalle condizioni di finanziamento più accessibili

Nel 2025 gli investimenti in beni diversi dalle costruzioni (un’approssimazione standard in contabilità nazionale degli investimenti delle imprese che esclude le costruzioni dagli investimenti totali, in mancanza di statistiche disponibili sugli investimenti privati e pubblici) hanno registrato una crescita vigorosa, trainati dalla domanda crescente e dall’allentamento delle condizioni di finanziamento, a seguito della riduzione da parte della BCE dei propri tassi di interesse di riferimento nella prima metà dell’anno. Tali investimenti sono aumentati complessivamente del 4,4 per cento nel 2025, rispetto al 2024, con una notevole variabilità trimestrale osservata nel corso dell’anno. Al netto della componente volatile relativa agli investimenti in beni immateriali dell’Irlanda, indotta in misura considerevole dalle attività delle multinazionali, nel 2025 gli investimenti delle imprese sono cresciuti del 2,2 per cento (cfr. il grafico 1.5). Questo risultato riflette la perdurante divergenza tra la dinamica degli investimenti materiali e immateriali osservata negli ultimi anni. Gli investimenti in beni materiali, quali macchinari, attrezzature e trasporti, sono stati frenati dall’aumento dei dazi e dall’elevata incertezza. Gli investimenti in beni immateriali hanno invece registrato un forte incremento, trainati dai progressi della digitalizzazione, in particolare nei settori dell’IA e dello sviluppo di software. Inoltre, la ripresa della crescita dei profitti e gli effetti di propagazione derivanti dal programma Next Generation EU (NGEU) hanno sostenuto gli investimenti nel 2025, contribuendo a compensare gli effetti negativi delle perdite di competitività. Le imprese hanno inoltre segnalato che lo scorso anno gli investimenti sono stati frenati dagli oneri derivanti dalla regolamentazione.

Le esportazioni dell’area dell’euro sono rimaste contenute in un contesto caratterizzato dall’aumento dei dazi, dall’elevata incertezza relativa al loro livello e dal rafforzamento dell’euro

Gli andamenti dell’interscambio nel 2025 sono stati caratterizzati da una marcata volatilità e da cambiamenti strutturali per l’area dell’euro. Le esportazioni dell’area dell’euro hanno registrato una crescita nel primo trimestre, a causa dell’anticipazione delle vendite in vista degli aumenti annunciati dei dazi statunitensi, riflettendo principalmente un picco di spedizioni di beni farmaceutici, soprattutto dall’Irlanda. Tuttavia, tale slancio è stato temporaneo. Nel secondo trimestre le esportazioni hanno subito una contrazione, in un contesto di aumento dei dazi statunitensi, di rafforzamento dell’euro e di debolezza della domanda internazionale, e le esportazioni farmaceutiche hanno registrato brusche oscillazioni. Il trimestre successivo è stato caratterizzato da una crescita delle esportazioni, in ragione dell’aumento delle vendite di beni farmaceutici agli Stati Uniti, ma la dinamica di fondo è rimasta debole. L’accordo commerciale tra gli Stati Uniti e l’UE raggiunto a luglio, che limitava al 15 per cento i dazi statunitensi sui beni dell’UE, ha contribuito ad attenuare l’incertezza politica ancora elevata (cfr. il grafico 1.1). Gli indicatori prospettici hanno, tuttavia, suggerito il proseguimento della debolezza degli ordini esteri nel settore manifatturiero. Nel 2025 le importazioni hanno mostrato una crescita modesta, sostenuta dai maggiori volumi dalla Cina, in parte a causa di un riorientamento degli scambi legato alle tensioni tra Cina e Stati Uniti, e dal rafforzamento dell’euro, con una conseguente diminuzione dei costi delle importazioni. Sono rimaste le pressioni al ribasso sui prezzi all’importazione dell’area dell’euro anche perché le spinte sui prezzi delle materie prime energetiche hanno continuato ad affievolirsi. L’afflusso di beni cinesi a costi concorrenziali, nel contesto del perdurante eccesso di capacità produttiva in Cina, ha intensificato la concorrenza per i produttori interni, mentre le restrizioni cinesi alle esportazioni di input critici, come le terre rare, hanno messo in evidenza le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento dell’area dell’euro.

Mercato del lavoro

Il mercato del lavoro dell’area dell’euro si è indebolito, mentre la produttività del lavoro ha segnato una ripresa

Dopo un periodo di accumulo di manodopera, nel 2025 la crescita dell’occupazione ha rallentato rispetto agli ultimi anni e, secondo gli indicatori delle indagini, il mercato del lavoro dell’area dell’euro ha continuato a perdere slancio nel corso dell’anno (cfr. il grafico 1.6). Il tasso di disoccupazione ha oscillato tra il 6,3 e il 6,4 per cento, collocandosi al 6,3 per cento a dicembre, pari a uno dei valori più bassi registrati dall’introduzione dell’euro e 1,2 punti percentuali al di sotto del livello precedente la pandemia, segnato a gennaio 2020. Nel 2025 l’occupazione totale e il totale delle ore lavorate sono aumentati rispettivamente di circa lo 0,7 e lo 0,6 per cento, ossia a un tasso inferiore rispetto al PIL in termini reali, che è cresciuto dell’1,5 per cento. Tali andamenti hanno condotto a una ripresa della crescita della produttività del lavoro, che ha evidenziato una riduzione dell’accumulo di manodopera da parte delle imprese, cioè il mantenimento di un numero maggiore di lavoratori rispetto a quanto necessario in base alle esigenze di produzione a breve termine. Ciò è testimoniato anche dal tasso di posti vacanti, che ha registrato un ulteriore calo rispetto al picco raggiunto nel secondo trimestre del 2022, segnando un livello del 2,2 per cento nel quarto trimestre dello scorso anno, inferiore al dato precedente la pandemia, pari al 2,3 per cento. La media delle ore lavorate è diminuita nel 2025, in un contesto di significativa volatilità e differenze tra paesi[3]. Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro nella fascia di età compresa tra i 15 e i 74 anni è salito al 66,2 per cento nel quarto trimestre del 2025, superiore di 1,6 punti percentuali rispetto al livello precedente la pandemia. Donne, lavoratori in età più avanzata, persone con livello di istruzione superiore e lavoratori stranieri hanno contribuito maggiormente all’aumento della forza lavoro.

Grafico 1.6

Mercato del lavoro

(scala di sinistra: variazioni percentuali sul periodo corrispondente; scala di destra: valori percentuali)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.
Nota: le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2025 per il tasso di disoccupazione e al quarto trimestre del 2025 per l’occupazione, il totale e la media delle ore lavorate e la produttività per ora lavorata.

1.3 Esigenza di definire le priorità della spesa pubblica quando i margini di bilancio sono limitati

Inasprimento solo moderato delle politiche di bilancio nel 2025, secondo le proiezioni

Si stima che nel 2025 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro si sia ridotto marginalmente, portandosi al 3,0 per cento del PIL (cfr. il grafico 1.7), dal 3,1 del 2024 e dal 3,5 del 2023. La significativa restrizione delle politiche di bilancio nel 2024 era dovuta al graduale venir meno delle misure ancora in vigore volte a compensare famiglie e imprese degli elevati prezzi dell’energia e dell’inflazione. Per il 2025, invece, il previsto inasprimento delle politiche di bilancio, di entità contenuta, deriva dall’aumento delle imposte e dei contributi previdenziali e assistenziali, non integralmente compensato dalla maggiore crescita della spesa pubblica primaria (incluse voci sovvenzionate dal programma Next Generation EU, NGEU) e da interessi più elevati.

Grafico 1.7

Saldo di bilancio dell’area dell’euro e relative componenti

(in percentuale del PIL)

Fonti: elaborazioni della BCE e Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema, dicembre 2025.
Nota: i dati si riferiscono all’aggregato delle amministrazioni pubbliche dei paesi dell’area dell’euro (esclusa la Bulgaria).

Si stima che nel 2025 il rapporto tra il debito pubblico e il PIL per l’area dell’euro abbia raggiunto l’87,3 per cento del prodotto, aumentando rispetto al livello già elevato osservato nel 2024 (86,6 per cento) e mantenendosi ben al di sopra dell’83,6 per cento registrato nel 2019, prima della pandemia (cfr. il grafico 1.8). L’aumento atteso è ascrivibile al disavanzo primario in termini aggregati e ai raccordi disavanzo‑debito positivi, solo in parte compensati da un differenziale favorevole fra tasso di interesse e tasso di crescita dell’economia, ancorché in riduzione.

Grafico 1.8

Debito delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro

(in percentuale del PIL)

Fonti: elaborazioni della BCE e Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema, dicembre 2025.
Nota: i dati si riferiscono all’aggregato delle amministrazioni pubbliche dei paesi dell’area dell’euro (esclusa la Bulgaria).

Le esigenze di spesa strategica stanno esercitando una pressione al rialzo sul debito pubblico

Le esigenze di spesa strategica, che includono la difesa, le infrastrutture e le transizioni digitale ed ecologica, insieme all’invecchiamento della popolazione, alimentano pressioni al rialzo sul debito pubblico[4]. In particolare, per le spese per la difesa alcuni paesi dell’area dell’euro con livelli di debito più contenuti hanno sfruttato i propri margini di bilancio, raggiungendo livelli più elevati rispetto a quelli del periodo precedente l’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022. Più in generale, il nuovo quadro di governance di bilancio dell’UE, adottato ad aprile 2024, prevede un certo grado di flessibilità per assorbire parte delle pressioni di spesa. Di fatto, molti paesi si sono avvalsi nei propri piani strutturali di bilancio di medio termine della possibilità di estendere il periodo di consolidamento da quattro a sette anni, a fronte dell’attuazione di riforme strutturali e investimenti, riducendo così l’onere annuale in termini di consolidamento. Inoltre, la clausola di salvaguardia nazionale, attivata per 11 paesi dell’area dell’euro, offre la flessibilità di deviare temporaneamente dal percorso di spesa netta per le spese per la difesa, a patto che tale deviazione non pregiudichi la sostenibilità dei conti pubblici nel medio periodo[5]. Poiché la flessibilità di bilancio non sarà sufficiente a coprire interamente la spesa aggiuntiva, sarà necessario integrare con altri strumenti, tra cui l’efficienza della spesa e la ridefinizione delle priorità dei bilanci nazionali.

Il 25 novembre 2025 la Commissione europea ha adottato il pacchetto d’autunno del semestre europeo per il 2026, che definisce le priorità di politica economica[6]. Il pacchetto contiene le valutazioni della Commissione sul rispetto da parte degli Stati membri del quadro di governance di bilancio dell’UE e fornisce orientamenti per le loro politiche di bilancio nel 2026. L’attuazione piena, trasparente e tempestiva del nuovo quadro aiuterà i governi a ridurre stabilmente il disavanzo e l’incidenza del debito sul prodotto. Dei 17 paesi dell’area dell’euro che avevano presentato i rispettivi documenti programmatici di bilancio per il 2026, la Commissione europea ha valutato che 12 fossero conformi al quadro di bilancio dell’UE[7]. Per cinque paesi i documenti sono stati valutati a rischio di non conformità, con due paesi che hanno mostrato rischi di non conformità rilevante. Inoltre, per i sei paesi dell’area dell’euro sottoposti alla procedura per i disavanzi eccessivi, ossia Belgio, Francia, Italia, Malta, Austria e Slovacchia, la Commissione europea valuterà la situazione nella primavera del 2026 sulla base dei dati di consuntivo per il 2025. A novembre, la Commissione europea ha suggerito anche l’apertura di una procedura per i disavanzi eccessivi nei confronti della Finlandia.

1.4 Nel corso dell’anno l’inflazione si è portata su livelli prossimi all’obiettivo del 2 per cento a medio termine

Nel 2025 l’inflazione complessiva è scesa al 2,1 per cento in media, convergendo verso l’obiettivo a medio termine

Nel corso del 2025 l’inflazione complessiva dell’area dell’euro, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), si è portata su livelli più prossimi all’obiettivo del 2 per cento a medio termine (cfr. il grafico 1.9). L’inflazione sui dodici mesi si è collocata in media al 2,1 per cento nel quarto trimestre e nel complesso dell’anno, a fronte del 2,4 per cento nel 2024. Il perdurare della disinflazione è stato sostenuto dall’impatto del passato inasprimento della politica monetaria della BCE, delle minori pressioni salariali, dell’attenuarsi delle pressioni inflazionistiche dell’energia e delle materie prime non energetiche, nonché delle ridotte pressioni dai prezzi all’importazione più in generale, in parte connesse all’apprezzamento dell’euro. L’inflazione misurata sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari (HICPX) ha fornito il contributo maggiore al calo dell’inflazione complessiva, diminuendo gradualmente nel corso del 2025, per poi stabilizzarsi tra il 2,3 e il 2,4 per cento nei mesi successivi. Ciò è da ricondursi per lo più alla diminuzione registrata nella componente dei servizi, che è rimasta comunque elevata, riflettendo in particolare le minori pressioni salariali. L’inflazione dei beni industriali non energetici è invece rimasta per gran parte del 2025 sostanzialmente stabile, intorno alla sua media di più lungo periodo precedente la pandemia, riducendosi in modo più evidente solo negli ultimi mesi dell’anno, a causa delle basse pressioni sui prezzi all’importazione. L’inflazione complessiva è stata frenata anche dall’andamento contenuto della componente energetica, dovuto ai cali dei prezzi delle materie prime energetiche e all’apprezzamento dell’euro. Per contro, l’inflazione dei beni alimentari ha mostrato una tendenza al rialzo nella prima parte del 2025, raggiungendo un massimo a luglio, principalmente a causa degli aumenti dei prezzi dei beni alimentari non trasformati derivanti dalle avverse condizioni meteorologiche e da scarsità dal lato dell’offerta, per poi scendere, a fine anno, al 2,5 per cento. Anche l’inflazione dei beni alimentari trasformati ha spinto al rialzo, riflettendo il prolungarsi del trasferimento dei precedenti aumenti dei prezzi delle materie prime, in particolare di cacao e caffè[8].

Grafico 1.9

Inflazione complessiva e relative componenti

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente; contributi in punti percentuali)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.
Nota: le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2025.

L’inflazione dei beni energetici è stata negativa per gran parte dell’anno, mentre quella dei beni alimentari ha evidenziato un andamento a campana

L’inflazione dei beni energetici è diminuita agli inizi del 2025 ed è stata negativa a partire da marzo, principalmente a causa del calo dei prezzi in dollari statunitensi del petrolio e del gas all’ingrosso, nonché dell’apprezzamento dell’euro. Tuttavia, anche il tasso di variazione sui dodici mesi dei prezzi al consumo dei beni energetici ha mostrato una certa volatilità, principalmente a causa di effetti base, in particolare nella componente dei carburanti per il trasporto. L’inflazione dei beni alimentari ha evidenziato un andamento a campana nel 2025, principalmente per via della dinamica dei prezzi dei prodotti alimentari non trasformati. Nei primi otto mesi dell’anno l’inflazione dei beni alimentari non trasformati ha seguito una tendenza al rialzo, sospinta dagli aumenti dei prezzi degli ortofrutticoli connessi alle avverse condizioni meteorologiche, nonché dal costante aumento dei prezzi della carne in un contesto di scarsità dell’offerta, in parte legata alle malattie degli animali. A partire da settembre ha iniziato a diminuire con il venir meno dell’effetto delle condizioni meteorologiche sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli, per poi segnare una lieve ripresa alla fine dell’anno. L’inflazione degli alimentari trasformati è rimasta relativamente stabile per gran parte del 2025, diminuendo visibilmente solo nell’ultimo trimestre, con l’attenuarsi delle spinte inflazionistiche derivanti dai prezzi delle materie prime alimentari come il caffè e il cacao. Nel complesso, durante l’anno l’inflazione della componente alimentare è rimasta elevata. Ciò ha rispecchiato la prolungata, benché attenuata, dinamica di trasmissione dei precedenti aumenti dei prezzi delle materie prime alimentari, degli squilibri tra offerta e domanda in alcuni segmenti, nonché delle pressioni ancora elevate sui prezzi derivanti da altri fattori quali le retribuzioni.

Le misure dell’inflazione di fondo hanno continuato a diminuire gradualmente o sono rimaste sostanzialmente invariate

Le misure dell’inflazione di fondo, che mirano a rilevare la componente comune o persistente dell’inflazione, hanno favorito la convergenza dell’inflazione complessiva verso tassi prossimi all’obiettivo. Ad esempio, l’inflazione di fondo, misurata sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari (HICPX), ha mostrato una scarsa volatilità ed è scesa dal 2,7 per cento di dicembre 2024 a tassi compresi tra il 2,3 e il 2,4 per cento nella maggior parte dei mesi dell’anno, a partire da marzo. Tale disinflazione è stata determinata principalmente dalle voci relative ai servizi, la cui inflazione è scesa dal 4,0 al 3,4 per cento tra dicembre 2024 e 2025, per via del graduale allentamento dai fattori che la sostenevano, in particolare le pressioni salariali e gli aggiustamenti una tantum nel corso dell’anno[9]. L’inflazione dei servizi ha mostrato una certa volatilità a breve termine ad aprile, quando la concomitanza delle festività pasquali ha determinato un temporaneo rialzo dei prezzi di alcune voci, oscillando tuttavia in un intervallo relativamente ristretto per il resto dell’anno[10]. Per quanto concerne i beni industriali non energetici, l’inflazione è rimasta relativamente invariata per tutto il 2025, rimanendo intorno alla sua media precedente la pandemia, pari allo 0,6 per cento (misurata tra il 1999 e il 2019). Nel terzo trimestre è lievemente aumentata, ma a ottobre si è riposizionata su valori prossimi alle medie pre‑pandemiche. Verso la fine dell’anno è scesa lievemente al di sotto di tale media, a causa delle contenute pressioni sui prezzi all’importazione e dell’apprezzamento dell’euro. Anche altre misure dell’inflazione di fondo hanno mostrato una graduale flessione nel corso del 2025 o sono rimaste sostanzialmente stabili[11].

Le pressioni derivanti dai costi interni si sono ulteriormente attenuate, di riflesso alle minori spinte dal lato del costo del lavoro, in parte compensate dal graduale rafforzamento dei profitti unitari

Nell’area dell’euro le pressioni derivanti dai costi interni, misurate dalla crescita del deflatore del PIL, sono diminuite al 2,4 per cento nel 2025, dal 3,0 del 2024 (cfr. il grafico 1.10). Tale calo è derivato dalla flessione nei contributi forniti dalle imposte per unità di prodotto e dal costo del lavoro per unità di prodotto, quest’ultimo a sua volta connesso al rallentamento della crescita del costo del lavoro per dipendente e al rafforzamento di quella della produttività del lavoro. Queste flessioni sono state in parte compensate da un graduale rafforzamento del contributo dei profitti unitari, in linea con gli andamenti ciclici. Scomponendo la crescita del costo del lavoro per dipendente, che si è mantenuta sostanzialmente stabile nel corso dell’anno, attestandosi a una media del 3,9 per cento, i salari contrattuali e la componente eccedente i minimi si sono mostrati volatili[12]. La crescita dei salari contrattuali si è attenuata notevolmente nel corso dell’anno, collocandosi in media al 2,8 per cento, dopo il 4,5 del 2024. Ciò ha riflesso la normalizzazione delle rivendicazioni salariali dopo un periodo in cui i lavoratori avevano gradualmente recuperato il potere di acquisto perso durante l’impennata dell’inflazione nel 2022[13]. Gli andamenti della componente eccedente i minimi, in parte connessi a effetti statistici derivanti dai pagamenti una tantum elargiti nel 2024, hanno innalzato la crescita salariale complessiva. I profitti unitari hanno recuperato marginalmente nel corso del 2025, riallineandosi più strettamente al ciclo economico, pur continuando ad assorbire la dinamica del costo del lavoro, benché in misura minore rispetto al 2024.

Grafico 1.10

Deflatore del PIL e relative componenti

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente; contributi in punti percentuali)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.
Note: le ultime osservazioni si riferiscono al quarto trimestre del 2025.
Gli andamenti della produttività del lavoro nel grafico sono mostrati con segno invertito: un aumento (una diminuzione) della crescita della produttività del lavoro determina un calo (un aumento) delle pressioni derivanti dai costi interni.

Le aspettative di inflazione a più lungo termine sono rimaste saldamente ancorate attorno all’obiettivo del 2 per cento fissato dalla BCE

Per tutto il 2025 le aspettative di inflazione a più lungo termine sono rimaste sostanzialmente in linea con l’obiettivo del 2 per cento a medio termine perseguito dalla BCE, sostenendo un ritorno duraturo dell’inflazione all’obiettivo. Secondo le indagini condotte dalla BCE presso i previsori professionali (Survey of Professional Forecasters, SPF) e gli analisti monetari (Survey of Monetary Analysts, SMA), nel 2025 le aspettative di inflazione a più lungo termine sono state saldamente ancorate al 2 per cento (cfr. il grafico 1.11). Anche indicatori ricavati da altre indagini, come quella condotta da Consensus Economics, hanno segnalato aspettative di inflazione a più lungo termine stabili, intorno al 2 per cento. Le misure di compensazione dell’inflazione a più lungo termine ricavate dai mercati, come il tasso swap a termine a cinque anni indicizzato all’inflazione (SII) su un orizzonte quinquennale, sono rimaste prossime al 2 per cento, con una variazione limitata nel corso dell’anno. A marzo è stato osservato un lieve incremento del tasso SII, trainato dai piani di espansione fiscale in Europa, sebbene in parte tale aumento sia stato compensato dalle ripercussioni delle tensioni commerciali intervenute subito dopo. Ulteriori aumenti temporanei sono stati osservati a giugno, di riflesso agli andamenti dei prezzi dei beni energetici, ma dopo l’estate il tasso SII si è infine stabilizzato al 2,1 per cento per il resto dell’anno. Tali andamenti hanno rispecchiato principalmente l’aumento dei premi per il rischio, mentre stime basate sui modelli delle aspettative effettive di inflazione a più lungo termine, esclusi i premi per il rischio, si sono confermate stabili tra l’1,9 e il 2 per cento. Dal lato dei consumatori, le aspettative mediane di inflazione su un orizzonte di tre anni hanno oscillato tra il 2,4 e il 2,5 per cento durante tutto l’anno, salendo lievemente al 2,6 per cento a dicembre. Questa persistenza a un livello lievemente più marcato ha riflesso, probabilmente, un’incertezza ancora elevata. I risultati dell’indagine sulle aspettative dei consumatori (Consumer Expectations Survey, CES) condotta dalla BCE evidenziano che i prezzi dei beni alimentari hanno fortemente influenzato le percezioni di inflazione e le relative aspettative a un anno, mentre l’impatto sulle aspettative a più lungo termine è stato più limitato.

Grafico 1.11

Indicatori delle aspettative di inflazione ricavati dalle indagini e dai mercati

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente)

Fonti: LSEG, BCE (Consumer Expectations Survey, CES; Survey of Professional Forecasters, SPF), indagine presso gli analisti monetari (Survey of Monetary Analysts, SMA) ed elaborazioni della BCE.
Note: il tasso swap a termine a cinque anni indicizzato all’inflazione su un orizzonte quinquennale (tasso SII 5a/5a) è riportato a frequenza mensile. La componente relativa alle aspettative del tasso SII 5a/5a è ottenuta come stima media da due modelli affini di struttura per scadenza come in Joslin, Singleton e Zhu (2011)[14] applicati ai tassi SII che non sono corretti per il ritardo di indicizzazione; cfr. Burban V. et al., Scomposizione delle misure di compensazione dell’inflazione ricavate dal mercato in aspettative di inflazione e premi per il rischio, riquadro 4 nel numero 8/2021 del Bollettino economico della BCE. L’indagine SPF relativa al quarto trimestre del 2025 è stata condotta tra il 1° e il 7 ottobre 2025. Nelle edizioni dell’indagine SPF relative al terzo e al quarto trimestre del 2025, le aspettative a più lungo termine sono riferite al 2030, mentre in quelle relative al primo e al secondo trimestre del 2025 sono riferite al 2029. L’ultima osservazione per le indagini CES e SMA si riferisce a dicembre 2025.

1.5 La ripresa del credito è rimasta debole, malgrado l’ulteriore allentamento delle condizioni di finanziamento

L’inclinazione delle curve dei rendimenti dell’area dell’euro si è accentuata, principalmente a causa dell’aumento dei tassi reali a lungo termine

Nel 2025 un calo dei tassi di interesse a breve termine, associato a un significativo aumento dei tassi a lungo termine, ha fatto sì che l’inclinazione della curva dei rendimenti privi di rischio dell’area dell’euro si accentuasse. La flessione dei tassi a breve termine, verificatasi per lo più nella prima metà dell’anno, ha rispecchiato le riduzioni dei tassi di riferimento attuate dalla BCE fino a giugno, dal momento che l’inflazione procedeva a convergere in modo duraturo verso l’obiettivo del 2 per cento a medio termine (cfr. la sezione 2.1). Per le scadenze più lunghe, il tasso sugli overnight index swap (OIS) a dieci anni si è collocato in media al 2,8 per cento a dicembre 2025 (cfr. il grafico 1.12), segnando un aumento di circa 60 punti base rispetto alla media registrata a dicembre 2024. Nei primi quattro mesi dell’anno i tassi a lungo termine hanno registrato alcuni movimenti bruschi e volatili, sulla scia dei piani di spesa per la difesa e le infrastrutture annunciati nei paesi europei, nonché dell’accresciuta incertezza riguardo ai dazi e alle politiche commerciali statunitensi. Dalla fine di aprile il tasso OIS a dieci anni è gradualmente aumentato, salendo di circa 30 punti base nella restante parte dell’anno, principalmente per effetto di un’espansione della componente dei tassi reali grazie alla maggiore tenuta dell’economia. È importante rilevare che la maggiore inclinazione della curva dei tassi privi di rischio dell’area dell’euro riflette una forte componente mondiale, in quanto un’analoga ridefinizione dei prezzi si è verificata nelle altre principali economie avanzate. Rispecchiando gli andamenti del tasso OIS, il rendimento ponderato per il PIL dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro è aumentato nel corso dell’anno. A dicembre ha raggiunto il 3,2 per cento, circa 50 punti base al di sopra del livello segnato un anno prima. Nei paesi dell’area dell’euro i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni hanno concluso il 2025 su livelli più elevati rispetto all’inizio dell’anno, con una riduzione dei differenziali rispetto al tasso OIS. L’annuncio dei piani di spesa per la difesa in alcuni paesi dell’area (cfr. la sezione 1.3) ha rappresentato un momento chiave della rivalutazione dei mercati, innescando un brusco aumento, di circa 40 punti base, del rendimento dei Bund tedeschi a dieci anni ed esercitando analoghe pressioni al rialzo sui rendimenti di altri titoli sovrani dell’area dell’euro. Successivamente i rendimenti dei titoli di Stato dell’area sono in qualche misura diminuiti, sebbene la maggior parte abbia chiuso l’anno su livelli più elevati. Ha fatto eccezione il rendimento dei titoli di Stato decennali italiani, rimasto sostanzialmente invariato rispetto al livello di fine 2024, sostenuto dal consolidamento in atto della posizione di bilancio dell’Italia. Per contro, l’incertezza politica in Francia ha sollevato timori, tra gli operatori di mercato, di possibili ritardi nel risanamento dei conti pubblici, inducendo pressioni al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato francesi. Tali andamenti hanno determinato una convergenza dei rendimenti obbligazionari italiani e francesi su livelli analoghi, mentre la dispersione dei rendimenti nell’area dell’euro ha raggiunto livelli storicamente bassi.

Grafico 1.12

Tassi di interesse a lungo termine e costo dei prestiti alle imprese e alle famiglie per l’acquisto di abitazioni

(valori percentuali in ragione d’anno)

Fonti: Bloomberg, LSEG ed elaborazioni della BCE.
Note: osservazioni mensili. Il rendimento dei titoli di Stato a dieci anni dell’area dell’euro è una media ponderata per il PIL. Gli indicatori del costo dei prestiti sono calcolati aggregando i tassi sui prestiti bancari a breve e a lungo termine mediante una media mobile di 24 mesi dei volumi delle nuove operazioni. Le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2025.

I mercati azionari sono stati principalmente sostenuti dalle forti aspettative sugli utili

Nel 2025 le quotazioni azionarie, misurate dall’indice Euro Stoxx, sono aumentate di circa il 21 per cento. Le forti aspettative sugli utili, i più elevati dividendi e il calo dei premi per il rischio azionario hanno determinato l’incremento dei corsi azionari, nonostante l’effetto frenante esercitato dall’aumento dei tassi a lungo termine privi di rischio. Le quotazioni azionarie sono aumentate sia nel settore non finanziario sia in quello finanziario; nel secondo si sono registrati incrementi più consistenti. All’interno del settore finanziario, tali incrementi sono stati trainati dai titoli bancari, sostenuti dalla maggiore redditività indotta dall’attività di negoziazione degli enti creditizi, dall’offerta di credito e dall’aumento dell’inclinazione della curva dei rendimenti. Alla fine del 2025 gli indici generali delle quotazioni del mercato azionario delle società non finanziarie e delle banche dell’area dell’euro erano superiori, rispettivamente, di circa il 12 e l’80 per cento rispetto ai livelli di fine 2024. I differenziali sulle obbligazioni societarie si sono generalmente ridotti, con la significativa eccezione delle obbligazioni emesse nel segmento ad alto rendimento (high‑yield) del settore finanziario e nonostante l’ondata di vendite sul mercato delle obbligazioni societarie seguita all’annuncio dei dazi statunitensi il 2 aprile. Successivamente, i differenziali su tali obbligazioni sono sensibilmente diminuiti per effetto della rinnovata propensione al rischio e della maggiore tenuta dell’economia.

In generale le condizioni di finanziamento hanno continuato ad allentarsi nella prima parte dell’anno, prima di evidenziare una sostanziale stabilizzazione

Nell’area dell’euro le condizioni di finanziamento per le imprese hanno continuato ad allentarsi nella prima parte dell’anno, prima di evidenziare una sostanziale stabilizzazione, in linea con la dinamica dei costi della provvista bancaria. Il calo del costo composito del finanziamento mediante ricorso al debito da parte delle banche all’inizio dell’anno ha rispecchiato la trasmissione delle riduzioni dei tassi di riferimento, mentre la successiva stabilizzazione è stata determinata dalla dinamica dei tassi di interesse di mercato e dalle ridotte aspettative di ulteriori riduzioni dei tassi. La flessione del costo nominale del credito alle imprese dai valori massimi raggiunti nel 2023 riflette in parte l’atteggiamento prudente delle banche nell’erogazione dei prestiti dall’inizio del ciclo di allentamento della politica monetaria, associato a una riallocazione dei finanziamenti verso debitori meno rischiosi, cui sono applicati tassi più favorevoli. Per le famiglie il calo dei costi di finanziamento nel 2025 è stato più contenuto, in quanto i tassi sui nuovi mutui hanno riflesso in larga parte l’aumento dei tassi di interesse di mercato a lungo termine. A dicembre il tasso composito sui prestiti bancari alle società non finanziarie si è collocato al 3,6 per cento, circa 80 punti base al di sotto del livello di fine 2024, mentre il corrispondente tasso applicato alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è diminuito di circa 10 punti base, portandosi al 3,3 per cento (cfr. il grafico 1.12). Di conseguenza, il differenziale tra i tassi sui prestiti alle imprese e alle famiglie, aumentato durante la fase di inasprimento della politica monetaria, si è ridotto significativamente. Anche la dispersione tra paesi dei tassi sui prestiti alle imprese è diminuita, mentre la dispersione di quelli applicati al credito alle famiglie ha continuato a essere influenzata dalle differenze nella struttura per scadenze dei prestiti nei diversi paesi.

Il credito bancario alle famiglie e alle imprese ha segnato una ripresa più graduale rispetto al passato

In concomitanza con l’allentamento della politica monetaria è proseguita la ripresa del credito bancario, sebbene in modo più graduale di quanto suggerito dagli andamenti storici (cfr. il grafico 1.13). Nella seconda metà del 2025 i prestiti alle imprese si sono stabilizzati, evidenziando il permanere dei tassi di crescita ben al di sotto della relativa media storica, data la debolezza della domanda aggregata e l’avversione al rischio delle banche nonostante le solide posizioni patrimoniali, il limitato deterioramento della qualità degli attivi e la redditività ancora elevata delle stesse. Come indicato dall’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro, i criteri di concessione dei prestiti da parte degli enti creditizi (vale a dire le linee guida interne o i criteri di approvazione dei finanziamenti) alle imprese hanno subito un nuovo irrigidimento nel primo e negli ultimi due trimestri del 2025. Le imprese più piccole e più rischiose hanno registrato un peggioramento particolarmente marcato della disponibilità di prestiti, come rilevato nell’indagine sull’accesso delle imprese al finanziamento. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti bancari alle imprese si è collocato al 3,0 per cento a dicembre, a fronte di una media del 4,3 per cento tra gennaio 1999 e dicembre 2025. La crescita del credito totale, inclusi i finanziamenti erogati dagli intermediari finanziari non bancari, è rimasta contenuta, anche a seguito dell’elevata incertezza sulle politiche economiche, come illustrato in un post del Blog della BCE pubblicato a ottobre[15]. All’aumento netto del finanziamento esterno delle imprese hanno contribuito le più elevate valutazioni delle azioni quotate (cfr. il grafico 1.14). È proseguita la ripresa dei prestiti alle famiglie, con un tasso di crescita sui dodici mesi del 3,0 per cento a dicembre (anch’esso ben al di sotto della sua media di lungo periodo del 4,2 per cento), grazie soprattutto ai mutui ipotecari. Tale andamento è in linea con la vigorosa domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni segnalata nell’indagine sul credito bancario, nonché con le persistenti intenzioni di acquisto di immobili residenziali segnalate nell’indagine sulle aspettative dei consumatori. Allo stesso tempo, nella medesima indagine è aumentata la quota di famiglie che hanno segnalato un deterioramento dell’accesso al credito rispetto a quella di coloro che hanno riferito miglioramenti. Tale quota è stata superiore tra le famiglie a più basso reddito. Secondo l’indagine sul credito bancario, il credito al consumo, cui le famiglie a più basso reddito hanno fatto ampio ricorso nel 2025, è stato soggetto a criteri di concessione più stringenti per tutto l’anno.

La crescita sui dodici mesi dell’aggregato monetario ampio è diminuita nel corso del 2025

Dopo essersi stabilizzata a quasi il 4 per cento nei precedenti mesi dell’anno, verso la fine del 2025 la crescita sui dodici mesi dell’aggregato monetario ampio (M3) è diminuita, sostenuta dalla stabile dinamica di prestiti e depositi di famiglie e imprese (cfr. il grafico 1.13). A dicembre la crescita sui dodici mesi di M3 era pari al 2,8 per cento, a fronte del 3,4 di dicembre 2024. Tale rallentamento ha rispecchiato in larga misura il perdurante drenaggio di liquidità risultante dalla contrazione dei portafogli di attività dell’Eurosistema e una riduzione degli afflussi netti dall’estero, che sembrano aver perso vigore ed essere diventati più volatili rispetto al 2024, mentre gli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche hanno sostenuto la crescita della moneta in un contesto di robusta offerta di tali titoli.

Grafico 1.13

Crescita di M3 e del credito alle imprese e alle famiglie

(variazioni percentuali sui 12 mesi)

Fonte: BCE.
Note: le imprese corrispondono alle società non finanziarie. Le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2025.

Grafico 1.14

Flussi netti di finanziamento esterno alle imprese

(flussi annuali in miliardi di euro)

Fonti: BCE ed Eurostat.
Note: le imprese corrispondono alle società non finanziarie. IFM: istituzioni finanziarie monetarie. Nella voce “Prestiti dalle istituzioni finanziarie non monetarie e dal resto del mondo”, le istituzioni finanziarie non monetarie comprendono gli altri intermediari finanziari, i fondi pensione e le società di assicurazione. I “Prestiti delle IFM” e i “Prestiti dalle istituzioni finanziarie non monetarie e dal resto del mondo” sono corretti per le cessioni e le cartolarizzazioni. La voce “Altro” corrisponde alla differenza tra il totale e gli strumenti elencati nel grafico e include prevalentemente i prestiti intersocietari e i crediti commerciali. Le ultime osservazioni si riferiscono al terzo trimestre del 2025. Il flusso annuale per il 2025 è calcolato come somma dei flussi di quattro trimestri, a partire dal quarto trimestre del 2024 e fino al terzo trimestre del 2025. I conti settoriali trimestrali dell’area dell’euro sono soggetti a revisioni sostanziali ogni cinque anni; l’ultima ha avuto luogo nel 2024, il che spiega perché i dati per alcuni anni differiscano significativamente da quelli utilizzati nel Rapporto annuale 2023 e nei precedenti.

Riquadro 1
La Bulgaria diventa il 21° paese dell’area dell’euro

Il 1° gennaio 2026 la Bulgaria ha adottato la moneta unica divenendo il 21° membro dell’area dell’euro. Le valutazioni positive contenute nel Rapporto sulla convergenza della Commissione europea e nel Rapporto sulla convergenza della BCE hanno aperto la strada all’adozione dell’euro da parte del paese, approvata dal Consiglio dell’Unione europea a luglio 2025. Dopo quello della Croazia nel 2023, l’ingresso della Bulgaria segna un ulteriore allargamento dell’area dell’euro ed evidenzia il fatto che la partecipazione all’area continui a rappresentare un ancoraggio di politica economica attraente e credibile, anche in un contesto di accresciuta incertezza e tensioni geopolitiche[16].

L’adozione dell’euro da parte della Bulgaria rappresenta una tappa fondamentale del suo più ampio processo di integrazione europea. Il percorso del paese verso la partecipazione all’area dell’euro sottolinea il suo impegno ad approfondire i legami economici e istituzionali con gli altri membri dell’Unione europea. Dall’ingresso nell’UE nel 2007, la Bulgaria ha compiuto notevoli progressi nel soddisfacimento dei requisiti per l’adozione della moneta unica, fissati dai criteri di Maastricht. Questo percorso è stato sostenuto da riforme strutturali di ampio respiro e dall’impegno politico ad allineare le politiche nazionali agli standard economici e monetari dell’area dell’euro. Gli squilibri macroeconomici preesistenti alla pandemia di COVID‑19 sono stati gradualmente corretti mediante interventi credibili e politiche di bilancio prudenti. In questo periodo la Bulgaria ha inoltre raggiunto un significativo livello di convergenza reale con l’economia dell’area dell’euro: il suo PIL pro capite è aumentato da circa il 35 per cento della media dell’area nel 2006 a poco più del 60 per cento nel 2025.

Il percorso della Bulgaria verso l’adozione dell’euro è stato sorretto da un insieme di attività preparatorie chiaramente definite e attentamente monitorate (cfr. la figura A). Nel 2018 la Bulgaria ha espresso la ferma intenzione di aderire agli Accordi europei di cambio (AEC II), compiendo un passo fondamentale nel processo verso l’adozione dell’euro[17]. Le autorità bulgare e le parti coinvolte negli AEC II hanno concordato una tabella di marcia, che includeva un insieme articolato di interventi di politica economica da completare prima dell’. Tali impegni preliminari sono stati definiti per affrontare le principali sfide strutturali e sostenere il rispetto dei criteri di convergenza dell’UE. Nel 2020 la Bulgaria ha richiesto formalmente di partecipare agli AEC II. Il lev bulgaro ha aderito agli AEC II a luglio 2020, insieme alla kuna croata, e il governo della Bulgaria si è contemporaneamente impegnato ad attuare un complesso di misure post‑adesione incentrate sul rafforzamento delle regole del paese in materia di antiriciclaggio, sul potenziamento della vigilanza sul settore finanziario non bancario, sul miglioramento della governance delle imprese pubbliche e sulla riforma del quadro normativo in materia di insolvenza. Parallelamente, la Bulgaria ha aderito all’unione bancaria attraverso il regime di cooperazione stretta tra la BCE e la Българска народна банка (Banca nazionale di Bulgaria) avviato a ottobre 2020, allineando così la vigilanza bancaria agli standard dell’area dell’euro e rafforzando la stabilità finanziaria.

La fase finale del processo di adozione dell’euro da parte della Bulgaria si è svolta nel 2025. A febbraio 2025 le autorità bulgare hanno formalmente richiesto una valutazione ad hoc da parte della Commissione europea e della BCE sul livello di convergenza raggiunto. I rapporti sulla convergenza del 2025, pubblicati il 4 giugno dello scorso anno, hanno fornito una valutazione positiva del grado di convergenza raggiunto dal paese. Su tale base, la Commissione europea ha proposto al Consiglio dell’UE di consentire alla Bulgaria l’adozione dell’euro. L’8 luglio il Consiglio ha formalmente approvato l’ingresso della Bulgaria nell’area, fissando il tasso irrevocabile di conversione a 1,95583 lev bulgari per euro. Tale tasso corrispondeva alla parità centrale applicata durante la partecipazione della Bulgaria agli AEC II, nonché al tasso di cambio fisso vigente nell’ambito del duraturo regime di currency board, garantendo continuità e stabilità nella transizione verso la moneta unica.

Figura A

Principali tappe del percorso della Bulgaria verso l’adozione dell’euro

Fonte: BCE.

A seguito della decisione formale del Consiglio dell’UE, sono stati realizzati i preparativi tecnici per la sostituzione del contante, mentre procedeva in parallelo l’integrazione della Banca nazionale di Bulgaria nell’Eurosistema. Questi preparativi, sostenuti dalla BCE, hanno riguardato un’ampia varietà di aspetti operativi, logistici e istituzionali. Essi hanno incluso la pianificazione dettagliata della produzione e della distribuzione delle banconote e monete in euro, numerose campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini e l’integrazione delle istituzioni finanziarie bulgare nei sistemi di pagamento e regolamento dell’area dell’euro. Parallelamente la Banca nazionale di Bulgaria è stata integrata nelle procedure di attuazione della politica monetaria e nelle operazioni in cambi dell’Eurosistema, nonché nei modelli analitici comuni, compresi gli esercizi di proiezione macroeconomica. Nell’insieme, tali iniziative hanno assicurato un’ordinata sostituzione del contante e l’effettiva partecipazione della Bulgaria all’area dell’euro a partire dal primo giorno di adesione.

L’adozione dell’euro dovrebbe apportare benefici economici concreti alla Bulgaria. Tra i probabili vantaggi principali figurano l’aumento dell’interscambio e degli investimenti diretti esteri, sostenuti dall’eliminazione dei costi di conversione valutaria, da una maggiore trasparenza e comparabilità dei prezzi e da una più solida fiducia degli investitori, nonché un migliore accesso ai mercati dei capitali europei. L’economia dovrebbe inoltre beneficiare dei minori costi di indebitamento, di riflesso a un più basso premio per il rischio paese e ad aspettative di inflazione ben ancorate. Al di là di questi effetti, l’appartenenza all’area dell’euro garantisce un significativo vantaggio in termini di sicurezza e stabilità economica. Per un’economia di piccole dimensioni e altamente integrata, la partecipazione all’area dell’euro accresce la credibilità istituzionale, elimina ogni rischio di cambio residuo nei confronti dei principali partner commerciali esterni all’area e migliora la capacità di assorbire le turbolenze esterne mediante una più profonda integrazione finanziaria. Infine, l’adozione dell’euro consente alla Bulgaria di partecipare pienamente al processo decisionale dell’area e di contribuire direttamente alla formulazione delle politiche economiche e monetarie comuni.

I costi e i rischi legati all’adozione dell’euro dovrebbero essere contenuti e, in gran parte, una tantum. I costi principali derivano dai preparativi pratici per la sostituzione del contante e dalla possibilità di aumenti ingiustificati dei prezzi al momento della loro conversione in euro. In Bulgaria il sostegno pubblico alla moneta unica è stato relativamente modesto prima dell’introduzione dell’euro, a causa dei timori di possibili rincari. Si tratta di un fenomeno osservato anche in precedenti passaggi all’euro: il favore dei cittadini è generalmente aumentato dopo l’adozione della nuova valuta[18]. In risposta a tali preoccupazioni, le autorità bulgare hanno attuato un ampio insieme di misure, quali un rafforzamento del monitoraggio dei prezzi e delle ispezioni al fine di scoraggiare pratiche abusive, nonché un lungo periodo (dall’8 agosto 2025 all’8 agosto 2026) di denominazione obbligatoria dei prezzi nelle due valute. Secondo le stime disponibili, l’impatto dell’introduzione dell’euro sul livello complessivo dei prezzi sembra essere stato limitato e una tantum, sostanzialmente in linea con l’esperienza dei precedenti passaggi alla moneta unica[19]. Le condizioni monetarie interne della Bulgaria, inoltre, erano strettamente allineate a quelle dell’area già prima dell’adozione dell’euro, in quanto il paese si avvaleva da tempo di un regime di currency board con un tasso di cambio fisso rispetto all’euro. L’introduzione dell’euro, pertanto, non riduce, ma rafforza l’effettiva sovranità del paese, amplificando la sua voce nel processo decisionale dell’area.

Sebbene l’adozione dell’euro offra importanti opportunità, per trarne pienamente beneficio saranno necessari ulteriori interventi e riforme. Politiche di bilancio prudenti e favorevoli alla crescita, sorrette da un solido quadro di riferimento per le finanze pubbliche, saranno essenziali sia per salvaguardare la stabilità macroeconomica sia per prevenire l’accumulo di squilibri. Inoltre, sarà necessario sostenere la crescita della produttività proseguendo nell’attuazione delle riforme strutturali volte a favorire la convergenza economica reale all’interno dell’area dell’euro. In particolare, la vigorosa dinamica salariale osservata di recente, in un contesto di condizioni tese sul mercato del lavoro, potrebbe compromettere la competitività se non accompagnata da incrementi durevoli della produttività. Infine, il rafforzamento delle istituzioni, la modernizzazione delle infrastrutture e l’ampliamento dell’offerta di manodopera qualificata grazie a un uso efficiente dei fondi dell’UE, insieme a un più articolato sviluppo finanziario e a un potenziamento dell’integrità finanziaria, saranno elementi cruciali per sostenere la crescita nel lungo periodo, incrementare la resilienza ed evitare l’accumulo di squilibri macroeconomici.

2 Un approccio guidato dai dati, riunione per riunione, per la definizione dei tassi di interesse

Il Consiglio direttivo ha ridotto i tre tassi di interesse di riferimento della BCE quattro volte nella prima metà del 2025, portando avanti un processo iniziato nel 2024. Tali riduzioni dei tassi di interesse sono state stabilite alla luce di un quadro coerente con una convergenza duratura dell’inflazione verso l’obiettivo del 2 per cento nel medio termine. I tre tassi di interesse di riferimento della BCE sono stati ridotti, in totale, di 100 punti base, portando il tasso sui depositi presso la banca centrale al 2,00 per cento a giugno. Il Consiglio direttivo ha seguito un approccio guidato dai dati, definito di volta in volta a ogni riunione, senza vincolarsi a uno specifico percorso dei tassi ufficiali. L’orientamento di politica monetaria meno restrittivo, unito al vigore del mercato del lavoro, all’incremento dei redditi reali e alla solidità dei bilanci del settore privato, ha rafforzato la capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro dinanzi alle tensioni commerciali e alle incertezze geopolitiche su scala mondiale.

Nel 2025 il bilancio dell’Eurosistema ha subito una contrazione di 100 miliardi di euro, attestandosi a 6.300 miliardi a fine anno, secondo un processo di normalizzazione avviato nel 2022 (cfr. la sezione 2.2). Tale riduzione è stata determinata dal calo delle consistenze nei portafogli di politica monetaria in seguito all’interruzione dei reinvestimenti, da parte dell’Eurosistema, nell’ambito dei suoi programmi di acquisto di attività. Nonostante la diminuzione della liquidità in eccesso, il ricorso alle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema è rimasto contenuto, di riflesso a condizioni di liquidità ancora abbondanti e al costo relativamente più ridotto delle alternative di finanziamento sul mercato. Il pool di attività stanziabili in garanzia per operazioni di rifinanziamento presso l’Eurosistema è aumentato a 20.300 miliardi di euro.

Nel 2025 l’Eurosistema ha rafforzato il proprio quadro di riferimento per la gestione dei rischi al fine di assicurare un’attuazione efficiente della politica monetaria sotto tale profilo. Le modifiche, che hanno riguardato principalmente le politiche in materia di garanzie, miravano ad assicurare la continuità di un solido approccio alla valutazione della qualità creditizia delle attività costituite in garanzia, affinando il calcolo degli scarti di garanzia per alcune classi di attività e adattando il sistema delle garanzie alle incertezze legate ai cambiamenti climatici. Nel 2025 diverse banche centrali dell’Eurosistema, inclusa la BCE, hanno continuato a conseguire una redditività modesta o negativa. Le perdite subite dalla BCE saranno compensate a fronte degli utili futuri (cfr. la sezione 2.3 e il bilancio della BCE per il 2025).

2.1 Il Consiglio direttivo ha ridotto di 100 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE

Nel 2025 la politica monetaria ha continuato a essere guidata dalla determinazione del Consiglio direttivo ad assicurare che l’inflazione si stabilizzasse durevolmente sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo ha adottato un approccio guidato dai dati, stabilito di volta in volta a ogni riunione, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi di riferimento. Ha inoltre ribadito di essere pronto, ove necessario, ad adeguare tutti gli strumenti di cui dispone per conseguire il proprio mandato e per assicurare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

I tassi di interesse di riferimento della BCE sono stati ridotti, nella prima metà del 2025, in presenza di perduranti segnali di un duraturo avvicinamento dell’inflazione verso l’obiettivo del 2 per cento

Le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse si sono basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, alla luce dei più recenti dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria. In base a tale valutazione approfondita, il Consiglio direttivo si attendeva che l’inflazione continuasse ad avvicinarsi stabilmente all’obiettivo del 2 per cento a medio termine e ha pertanto continuato a ridurre i tassi di interesse, proseguendo un percorso già avviato nel 2024. Tra gennaio e giugno i tre tassi di interesse di riferimento della BCE hanno subito una riduzione a ogni riunione di politica monetaria, per un totale di 100 punti base (cfr. il grafico 2.1). Dopo la riunione del Consiglio direttivo di giugno, i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale sono stati mantenuti invariati, rispettivamente al 2,00, al 2,15 e al 2,40 per cento.

Grafico 2.1

Tassi di interesse di riferimento della BCE

(valori percentuali)

Fonte: BCE.
Nota: l’ultima osservazione si riferisce al 31 dicembre 2025.

A gennaio il Consiglio direttivo ha deciso di ridurre i tassi di riferimento di 25 punti base

In occasione della prima riunione di politica monetaria dell’anno, il Consiglio direttivo ha valutato che il processo di disinflazione fosse ben avviato. L’inflazione si stava evolvendo in linea con le più recenti proiezioni degli esperti ed era atteso che si riportasse all’obiettivo del 2 per cento a medio termine nel corso dell’anno. La maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo indicava che l’inflazione sarebbe tornata stabilmente all’obiettivo, sebbene il dato relativo all’inflazione interna fosse ancora elevato a causa dei ritardi negli adeguamenti dei salari e dei prezzi di alcuni servizi in seguito alla precedente impennata inflazionistica. I segnali di moderazione della crescita salariale e gli effetti dei profitti, che avevano attenuato le pressioni inflazionistiche, avvaloravano ulteriormente la valutazione del Consiglio direttivo secondo cui la disinflazione stesse procedendo come previsto, consentendo un orientamento di politica monetaria meno restrittivo. Si è pertanto deciso di ridurre di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE.

Il Consiglio direttivo ha rilevato che le recenti riduzioni dei tassi di interesse stavano gradualmente rendendo meno onerosi i nuovi prestiti a imprese e famiglie. Tuttavia, le condizioni di finanziamento rimanevano rigide, in linea con l’orientamento ancora restrittivo della politica monetaria. Mentre l’economia dell’area dell’euro continuava a fronteggiare circostanze avverse, era atteso che l’aumento dei redditi reali e il venir meno degli effetti della precedente restrizione monetaria potessero sostenere una graduale ripresa della domanda nel tempo. Ciononostante, i rischi per la crescita rimanevano orientati al ribasso, con le maggiori frizioni nel commercio mondiale e le incertezze in ambito geopolitico ˗ incluse quelle correlate alla guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina e al tragico conflitto in Medio Oriente ˗ potenzialmente in grado di causare interruzioni nelle forniture di energia e di gravare ulteriormente sugli scambi internazionali.

Per sostenere un miglioramento duraturo dei risultati economici, il Consiglio direttivo ha sottolineato il ruolo delle politiche strutturali e di bilancio nel promuovere lo sviluppo di un’economia più produttiva, competitiva e resiliente nell’area dell’euro. Ha accolto con favore l’iniziativa della Commissione europea denominata Bussola per la competitività e ha sottolineato l’esigenza di dare seguito, con ulteriori politiche strutturali concrete e ambiziose, alle proposte di Mario Draghi per una maggiore competitività europea e a quelle di Enrico Letta per il rafforzamento del mercato unico. I governi sono stati esortati a dare piena attuazione agli impegni assunti nell’ambito del quadro di governance economica dell’UE, attribuendo priorità a riforme e investimenti volti a favorire la crescita.

Avendo posto fine ai reinvestimenti nell’ambito del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP) alla fine del 2024 e del programma di acquisto di attività (PAA) già a partire da luglio 2023, il Consiglio direttivo ha preso atto della riduzione misurata e prevedibile dei portafogli del PAA e del PEPP (cfr. la sezione 2.2 sull’evoluzione dei portafogli). Inoltre, con il rimborso dei restanti importi ricevuti dalle banche nell’ambito delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT) a dicembre 2024, si era conclusa questa fase del processo di normalizzazione del bilancio.

Il Consiglio direttivo ha ridotto i tassi di interesse di ulteriori 25 punti base a marzo...

Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a marzo dagli esperti della BCE hanno comportato una lieve revisione al rialzo dell’inflazione complessiva, che secondo le nuove previsioni si sarebbe collocata, in media, nel 2025, al 2,3 per cento, principalmente in ragione di una più vigorosa dinamica dei prezzi dell’energia rispetto alle precedenti previsioni. Nonostante tale revisione, la maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo continuava a indicare una stabilizzazione durevole dell’inflazione sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine. Come previsto, proseguivano i segnali di una persistente moderazione della crescita salariale, mentre i profitti seguitavano ad attenuare le pressioni inflazionistiche. In considerazione di questi andamenti, il Consiglio direttivo ha deciso di ridurre i tre tassi di interesse di riferimento della BCE di ulteriori 25 punti base a marzo.

Il Consiglio direttivo ha osservato che, con una politica monetaria che stava divenendo sensibilmente meno restrittiva, le riduzioni dei tassi di interesse abbassavano i costi di indebitamento per famiglie e imprese, sostenendo una ripresa del credito. Tuttavia, i prestiti rimanevano nel complesso modesti. Gli esperti hanno rivisto al ribasso la proiezione della crescita per il 2025 allo 0,9 per cento, a causa di una più marcata debolezza delle esportazioni e dei modesti volumi di investimenti, in un contesto di accresciuta incertezza delle politiche e degli scambi commerciali. L’aumento dei redditi reali e il calo dei costi di indebitamento rimanevano i principali fattori a sostegno di un’attesa, graduale ripresa della domanda nel tempo, unitamente all’attenuazione del freno esercitato dal precedente inasprimento della politica monetaria.

…pur ribadendo il proprio impegno ad adottare un approccio guidato dai dati, determinato di volta in volta in ciascuna riunione, in un contesto di elevata incertezza

Sullo sfondo della crescente incertezza, il Consiglio direttivo ha ribadito il proprio impegno a definire l’orientamento di politica monetaria adeguato seguendo un approccio guidato dai dati, stabilito di volta in volta a ogni riunione, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi. Si è inoltre dichiarato pronto, ove necessario, ad adeguare tutti gli strumenti di cui dispone per conseguire il proprio mandato di preservare la stabilità dei prezzi.

I tassi di interesse sono stati nuovamente ridotti ad aprile, con il rafforzamento della fiducia in un ritorno durevole dell’inflazione all’obiettivo definito

Con il rafforzamento della fiducia in un ritorno durevole dell’inflazione all’obiettivo definito, ad aprile il Consiglio direttivo ha deciso di ridurre nuovamente i tre tassi di interesse di riferimento della BCE di 25 punti base. Il processo di disinflazione si confermava ben avviato, con i livelli dell’inflazione complessiva e di fondo in discesa a marzo. L’inflazione relativa ai servizi si era attenuata in misura significativa e la maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo suggeriva un ritorno durevole dell’inflazione all’obiettivo della BCE del 2 per cento a medio termine. La dinamica delle retribuzioni continuava a mostrare segnali di moderazione, mentre i profitti proseguivano ad assorbire, in parte, l’impatto dell’elevata crescita salariale sull’inflazione, contribuendo ad allentare le pressioni interne sui prezzi.

L’economia dell’area dell’euro ha evidenziato una buona capacità di tenuta agli shock mondiali

Il Consiglio direttivo ha osservato che le prospettive di crescita per l’area dell’euro si erano deteriorate in risposta all’aumento delle tensioni commerciali. Queste tensioni accrescevano l’incertezza, costituendo un rischio per la fiducia di famiglie e imprese. Inoltre, la risposta avversa e volatile dei mercati alle tensioni commerciali avrebbe probabilmente prodotto un impatto restrittivo sulle condizioni di finanziamento, offuscando ulteriormente le prospettive di crescita all’interno dell’area. Al tempo stesso, l’economia dell’area dell’euro aveva acquisito una certa capacità di tenuta a fronte degli shock mondiali. Ci si attendeva che un mercato del lavoro solido, la crescita dei redditi reali e l’allentamento della politica monetaria sospingessero la spesa, mentre le iniziative a livello nazionale e di UE di spesa per la difesa e di investimenti in infrastrutture erano destinate a sostenere l’attività manifatturiera. In un contesto di elevato rischio geopolitico, il Consiglio direttivo ha ribadito l’importanza delle politiche strutturali e di bilancio per il rafforzamento della produttività e della competitività nell’area dell’euro, sollecitando la rapida adozione di proposte volte a semplificare il quadro regolamentare e a completare l’Unione del risparmio e degli investimenti. Sullo sfondo di tale eccezionale incertezza, il Consiglio direttivo ha inoltre riaffermato la propria intenzione di adottare un approccio guidato dai dati, deciso di volta in volta a ogni riunione, nella definizione dei tassi di interesse.

Considerate le oscillazioni dell’inflazione attorno all’obiettivo del 2 per cento a medio termine fissato dalla BCE, a giugno i tassi di interesse sono stati ridotti di ulteriori 25 punti base

Con l’avanzare dell’anno, il Consiglio direttivo ha acquisito fiducia nel progressivo allineamento della dinamica dell’inflazione all’obiettivo, mentre l’economia dava segnali di un graduale recupero. Nel mese di giugno, ha pertanto deciso di ridurre ancora i tre tassi di interesse di riferimento della BCE di 25 punti base. L’inflazione oscillava, a quel punto, intorno all’obiettivo. Le più recenti proiezioni degli esperti dell’Eurosistema avevano rivisto al ribasso la stima dell’inflazione complessiva sia per il 2025 sia per il 2026, principalmente a causa dei più bassi prezzi dell’energia e del rafforzamento dell’euro. Le proiezioni per l’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari rimanevano sostanzialmente invariate, in un contesto di visibile moderazione della dinamica salariale che contribuiva a un ritorno durevole dell’inflazione all’obiettivo. Nel primo trimestre dell’anno, la crescita economica era stata rafforzata dall’anticipazione delle esportazioni da parte delle imprese, in vista dell’aumento dei dazi, ma anche dal vigore della domanda interna.

Il Consiglio direttivo ha preso atto del ridimensionamento delle preoccupazioni legate a un possibile impatto restrittivo della volatilità dei mercati finanziari, osservata ad aprile in risposta alle tensioni commerciali. A tale stabilizzazione avevano contribuito notizie più positive riguardo alle politiche commerciali e una maggiore propensione al rischio a livello mondiale. Le condizioni di indebitamento delle imprese continuavano a migliorare, grazie al calo dei tassi sui prestiti e alla riduzione dei differenziali sulle obbligazioni societarie, mentre i corsi azionari erano aumentati. Si era inoltre rinvigorita la dinamica dei prestiti bancari sia per le imprese sia per le famiglie.

Nonostante tali andamenti favorevoli, il Consiglio direttivo ha valutato che i rischi per la crescita rimanessero orientati al ribasso, a causa delle tensioni commerciali a livello mondiale e delle incertezze geopolitiche. Ha tuttavia sottolineato l’attesa che le condizioni di finanziamento favorevoli e l’aumento degli investimenti pubblici sostenessero la capacità di tenuta nel medio periodo. Le prospettive di inflazione erano più incerte del solito, in considerazione della volatilità del commercio mondiale, che creava profili di rischio simmetrici. In particolare, il Consiglio direttivo ha messo in guardia sull’eventualità che l’inflazione risultasse inferiore nel caso in cui dazi più elevati avessero indotto una minore domanda di esportazioni dell’area dell’euro e un reindirizzamento verso l’area delle esportazioni provenienti da paesi con eccesso di capacità produttiva. È stato valutato che le tensioni commerciali avrebbero potuto determinare maggiore volatilità e avversione al rischio nei mercati finanziari, gravando sulla domanda interna e riducendo, quindi, l’inflazione. Per contro, l’inflazione avrebbe potuto risultare superiore se la frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali avesse spinto al rialzo i prezzi all’importazione e accresciuto i vincoli di capacità nell’economia interna.

A luglio, Il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse

Al principio della seconda metà dell’anno, il Consiglio direttivo ha deciso, nella riunione di luglio, di mantenere invariati i tassi di interesse. L’inflazione si attestava sull’obiettivo di medio termine della BCE del 2 per cento e i dati più recenti evidenziavano un andamento sostanzialmente coerente con la precedente valutazione del Consiglio direttivo sulle prospettive di inflazione. Le pressioni interne sui prezzi continuavano ad attenuarsi, a fronte di una dinamica salariale moderata. Nonostante le difficoltà a livello mondiale, l’economia dell’area dell’euro continuava a evidenziare una buona tenuta complessiva, grazie alla solidità del mercato del lavoro, alla crescita dei salari reali e alle condizioni di finanziamento favorevoli. La decisione di mantenere invariati i tassi ha rispecchiato la crescente convinzione, da parte del Consiglio direttivo, che essi avessero raggiunto un livello adeguato ad assicurare una convergenza duratura dell’inflazione verso l’obiettivo.

Il Consiglio direttivo ha mantenuto invariati i tassi di interesse anche a settembre...

In condizioni simili a quelle individuate a luglio, il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere ancora invariati i tassi a settembre. Le ultime proiezioni degli esperti della BCE indicavano che l’inflazione complessiva si sarebbe collocata, in media, al 2,1 per cento nel 2025, ossia a un valore leggermente più elevato rispetto a quanto stimato negli esercizi precedenti, per poi scendere all’1,7 per cento nel 2026 e risalire lievemente all’1,9 nel 2027. La proiezione di crescita per il 2025 era stata rivista al rialzo, all’1,2 per cento, a fronte di una domanda interna superiore alle attese, mentre per il 2026 la stima era stata corretta leggermente al ribasso, a causa delle incertezze nel panorama mondiale che ci si attendeva gravassero sull’attività economica. La decisione di settembre ha messo in evidenza l’approccio del Consiglio direttivo, guidato dai dati e definito riunione per riunione, per la definizione dei tassi di interesse, in un contesto caratterizzato da perduranti incertezze a livello mondiale.

…dato che l’economia ha dato prova di maggiore solidità, rispetto alle previsioni, nella prima metà del 2025

Nella prima metà del 2025 l’attività economica era cresciuta dello 0,7 per cento in termini cumulati, sostenuta dal vigore della spesa per consumi e degli investimenti. Era atteso che l’aumento dei dazi, il rafforzamento dell’euro e la maggiore concorrenza sul piano internazionale frenassero la crescita per la restante parte dell’anno. Tuttavia, tali effetti avrebbero dovuto esaurirsi nel 2026, con la ripresa della spesa per consumi e degli investimenti da parte delle imprese, grazie a condizioni di finanziamento più agevoli e al persistere della solidità del mercato del lavoro. L’inflazione si manteneva stabile e a un livello prossimo all’obiettivo della BCE. Le pressioni interne sui prezzi seguitavano ad attenuarsi, sostenute dalla moderazione della dinamica salariale e da aumenti della produttività, che contribuivano a rallentare la crescita dei costi di manodopera.

Il Consiglio direttivo ha valutato che i rischi per la crescita fossero più bilanciati rispetto a inizio anno. Con il persistere delle tensioni commerciali e delle incertezze in ambito geopolitico, i recenti accordi sugli scambi commerciali avevano ridotto alcuni dei rischi che gravavano sulla domanda e sul clima di fiducia a livello mondiale. La spesa per difesa e infrastrutture più elevata del previsto e le riforme volte a sostenere la produttività avrebbero sospinto ulteriormente la crescita nel medio termine. Nel contempo, il Consiglio direttivo ha continuato a ritenere le prospettive di inflazione più incerte del solito, per le stesse ragioni individuate in occasione delle precedenti riunioni.

A ottobre il Consiglio direttivo ha mantenuto invariati i tassi di interesse

A ottobre, la consueta riunione annuale del Consiglio direttivo esterna alla sede di Francoforte è stata ospitata dalla Banca d’Italia a Firenze. In tale riunione si è deciso di lasciare ancora invariati i tassi di interesse, dato che l’inflazione si manteneva prossima all’obiettivo del 2 per cento nel medio termine e la valutazione delle prospettive di inflazione rimaneva sostanzialmente invariata.

Nel terzo trimestre l’attività economica aveva registrato una crescita modesta, trainata dal vigore del settore dei servizi, in particolare del turismo e dei servizi digitali, che aveva compensato la debolezza del settore manifatturiero, penalizzato dall’aumento dei dazi e dalla concorrenza internazionale. Era attesa una buona tenuta della domanda interna, con una spesa per consumi sostenuta dalla crescita dei redditi reali, dagli investimenti pubblici in infrastrutture e difesa e dalle condizioni di finanziamento favorevoli. La domanda estera, tuttavia, si trovava a dover far fronte a delle difficoltà, con il calo delle esportazioni di beni e le perduranti incertezze commerciali. A settembre l’inflazione sui dodici mesi era lievemente aumentata, al 2,2 per cento, sospinta in larga misura dalla volatilità dei prezzi dell’energia. Al tempo stesso, ci si attendeva che la moderazione salariale e gli aumenti di produttività continuassero ad attenuare le pressioni interne sui prezzi e che le aspettative di inflazione a più lungo termine rimanessero saldamente ancorate.

Il Consiglio direttivo ha stabilito di passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale

Il Consiglio direttivo ha ribadito il proprio impegno ad assicurare che la moneta di banca centrale al dettaglio e all’ingrosso risponda alle esigenze dell’era digitale. In tale ottica, ha deciso di passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale, in modo da garantire la preparazione tecnica in vista di una sua eventuale emissione, una volta adottata la normativa, e sostenere la sovranità digitale dell’Europa (cfr. il riquadro 4).

Anche in occasione dell’ultima riunione del 2025 il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse

Il Consiglio direttivo ha concluso l’anno rinnovando la decisione di mantenere invariati i tassi di interesse. Secondo le proiezioni elaborate a dicembre dagli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione complessiva si sarebbe attestata, in media, al 2,1 per cento nel 2025, all’1,9 nel 2026, all’1,8 nel 2027 e al 2,0 nel 2028. La revisione al rialzo dell’inflazione per il 2026 rifletteva principalmente le aspettative degli esperti di un calo più graduale della componente dei servizi rispetto alle precedenti proiezioni. Il profilo moderatamente più elevato delle aspettative di inflazione rispetto alle proiezioni di settembre e il previsto ritorno all’obiettivo entro il 2028 hanno ulteriormente rafforzato la decisione di mantenere invariati i tassi di riferimento. Inoltre, l’economia dell’area dell’euro continuava a evidenziare una buona tenuta, sostenuta da mercati del lavoro solidi e da redditi reali e spesa pubblica più elevati, nonostante le sfide poste dalle tensioni commerciali e geopolitiche a livello mondiale.

Le condizioni creditizie all’interno dell’economia rimanevano sostanzialmente stabili: le banche dell’area dell’euro continuavano infatti a mostrare una buona tenuta, sorrette da elevati coefficienti patrimoniali e di liquidità, da una solida qualità degli attivi e da una redditività robusta. Le incertezze in ambito geopolitico e la possibilità di un’improvvisa ridefinizione dei prezzi nei mercati finanziari mondiali erano percepiti come rischi per la stabilità finanziaria dell’area dell’euro. Il Consiglio direttivo ha ribadito che la politica macroprudenziale resta la prima linea di difesa contro l’accumularsi di vulnerabilità finanziarie, giacché consente di rafforzare la capacità di tenuta e preservare lo spazio macroprudenziale.

Il Consiglio direttivo ha ancora una volta ribadito il proprio impegno ad adottare un approccio guidato dai dati, deciso di volta in volta a ogni riunione, nel definire l’orientamento appropriato per la politica monetaria.

2.2 La normalizzazione del bilancio dell’Eurosistema è ulteriormente progredita

Il bilancio dell’Eurosistema si è gradualmente ridotto con il calo delle consistenze dei portafogli di politica monetaria

Nel 2025 la graduale normalizzazione del bilancio dell’Eurosistema, avviata nel 2022, è proseguita a un ritmo costante. A fine anno il bilancio era sceso a 6.300 miliardi di euro, dai 6.400 della fine del 2024. Tale contrazione è stata determinata principalmente dal continuo calo delle consistenze di titoli detenute nei portafogli del PAA e del PEPP.

Alla fine del 2025 i titoli detenuti per finalità di politica monetaria ammontavano a 3.700 miliardi di euro, 500 miliardi in meno rispetto alla fine del 2024, e rappresentavano il 60 per cento del totale degli attivi, in calo rispetto al 67 per cento dell’anno precedente. I prestiti a enti creditizi dell’area dell’euro nell’ambito delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema si confermavano contenuti, collocandosi a circa 37 miliardi di euro, dopo i 34 miliardi registrati alla fine del 2024. Nel contempo, le altre attività finanziarie in bilancio (attività in valuta estera, oro e portafogli denominati in euro detenuti per finalità diverse dalla politica monetaria) sono aumentate di 400 miliardi di euro, principalmente per via dell’aumento delle quotazioni dell’oro.

Dal lato delle passività, l’importo complessivo delle riserve detenute dagli enti creditizi (compreso il relativo ricorso ai depositi presso la banca centrale) era sceso a 2.600 miliardi di euro alla fine del 2025, dai 3.000 miliardi di fine 2024. Queste rappresentavano il 41 per cento delle passività totali, a fronte del 47 per cento dell’anno precedente. Le banconote in circolazione rimanevano sostanzialmente invariate a 1.600 miliardi di euro, pari al 26 per cento delle passività totali, in rialzo dal 25 per cento dell’anno precedente. Le altre passività, tra cui i depositi delle amministrazioni pubbliche, gli altri depositi non connessi alla politica monetaria, i conti di rivalutazione, nonché il capitale e le riserve, sono aumentate di 200 miliardi di euro.

Grafico 2.2

Evoluzione del bilancio consolidato dell’Eurosistema

(miliardi di euro)

Fonte: BCE.

Note: i valori positivi si riferiscono alle attività, quelli negativi alle passività. La linea della liquidità in eccesso è rappresentata da valori positivi, sebbene si riferisca alla somma delle seguenti voci passive: le disponibilità in eccesso rispetto alla riserva obbligatoria e il ricorso ai depositi presso la banca centrale.

Andamenti dei portafogli del PAA e del PEPP

La riduzione passiva delle consistenze ha assicurato un calo regolare e prevedibile delle riserve in eccesso senza effetti negativi sul funzionamento del mercato

In linea con le decisioni del Consiglio direttivo, nel 2025 i portafogli di politica monetaria dell’Eurosistema hanno continuato a ridursi. Dopo la fine dei reinvestimenti nell’ambito del PAA a partire da luglio 2023 e del PEPP dalla fine del 2024, il 2025 è stato il primo anno, dall’avvio dei relativi programmi, in cui l’Eurosistema non ha condotto acquisti di attività per finalità di politica monetaria.

I rimborsi nell’ambito del PAA sono stati pari a 351,4 miliardi di euro e hanno ridotto le consistenze di portafoglio a 2.300 miliardi di euro (al costo ammortizzato) a fine anno. Il programma di acquisto di attività del settore pubblico (Public Sector Purchase Programme, PSPP) ha coperto la quota più ampia di titoli in scadenza, che hanno determinato una riduzione delle consistenze di titoli detenuti nell’ambito di tale programma a 1.900 miliardi di euro, pari all’80 per cento del portafoglio del PAA. Alla fine del 2025 la scadenza media ponderata delle disponibilità del PSPP rimaneva sostanzialmente invariata, a 6,8 anni. I titoli garantiti da attività rappresentavano meno dell’1 per cento (pari a 3 miliardi di euro) del portafoglio del PAA, mentre le obbligazioni bancarie garantite e i titoli del settore societario ammontavano, rispettivamente, al 9 per cento (210 miliardi di euro) e all’11 per cento (249 miliardi di euro).

Nell’ambito del PEPP, il capitale rimborsato nel 2025 ha raggiunto i 185,9 miliardi di euro, determinando la riduzione delle consistenze di tale portafoglio a 1400 miliardi di euro (al costo ammortizzato) a fine anno. Sempre a fine anno, i titoli del settore pubblico coprivano il 97 per cento del portafoglio del PEPP (per un totale di 1.400 miliardi di euro), con una scadenza media ponderata di 7,0 anni. Le consistenze delle obbligazioni societarie rappresentavano il 3 per cento (pari a 41 miliardi di euro), mentre le obbligazioni bancarie garantite coprivano meno dell’1 per cento (5 miliardi di euro). Il calendario di pubblicazione trasparente introdotto a gennaio 2025 per i rimborsi del PEPP ha sostenuto l’ordinata riduzione delle consistenze. La pubblicazione dei dati del PEPP, inclusi i profili di rimborso storici e prospettici, è stata allineata a quella dei dati del PAA, assicurando prevedibilità e coerenza tra i due portafogli.

Nel 2025 le consistenze aggregate dei titoli nell’ambito del PAA e del PEPP sono diminuite di 537,3 miliardi di euro, portando il portafoglio complessivo di titoli detenuti per finalità di politica monetaria a 3.700 miliardi di euro a fine anno. La completa transizione verso una riduzione passiva del bilancio dell’Eurosistema è proseguita regolarmente nel corso dell’intero anno, senza segnali di effetti avversi sul funzionamento del mercato. Le condizioni di liquidità sono rimaste ordinate, con i mercati dei pronti contro termine che hanno operato in modo efficiente e gli investitori del settore privato che hanno continuato a mostrare una domanda costante di titoli di debito dell’area dell’euro.

Nel complesso, gli andamenti del 2025 confermano che la riduzione dei portafogli di attività detenute per finalità di politica monetaria procede come previsto. Il regime di riduzione passiva ha fornito una base stabile al proseguimento della normalizzazione del bilancio dell’Eurosistema. Tale approccio ha favorito una transizione graduale e trasparente verso un livello inferiore di riserve in eccesso, preservando nel contempo condizioni di mercato stabili.

Andamenti delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema

Il tasso di partecipazione alle operazioni di rifinanziamento si è mantenuto su livelli storicamente bassi

Alla fine del 2025 l’ammontare in essere delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema era pari a 36,7 miliardi di euro, segnando un marginale aumento di 2,5 miliardi di euro rispetto alla fine del 2024. Il ricorso a questi strumenti è rimasto contenuto, per effetto della significativa liquidità in eccesso e dei maggiori costi di provvista presso l’Eurosistema rispetto alle alternative di mercato. A fine anno le consistenze delle operazioni di rifinanziamento principali e delle operazioni di rifinanziamento a più lungo termine a tre mesi erano rispettivamente pari a 25,0 e 11,7 miliardi di euro. A dicembre la BCE ha invitato le banche a verificare il loro accesso alle operazioni di rifinanziamento principali e/o alle operazioni di rifinanziamento a più lungo termine a tre mesi almeno una volta l’anno, per un importo richiesto a loro discrezione e a fronte di garanzie conformi al quadro generale delle garanzie dell’Eurosistema[20].

Andamenti delle attività negoziabili idonee e delle garanzie mobilizzate

Le garanzie idonee e mobilizzate hanno continuato ad aumentare, grazie al contributo principale dei titoli delle amministrazioni pubbliche centrali

Nel 2025 il valore nominale delle attività negoziabili idonee come garanzia nelle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema è aumentato di 939 miliardi di euro, raggiungendo un livello di 20.300 miliardi di euro a fine anno (cfr. il grafico 2.3). L’aumento delle garanzie idonee è stato trainato principalmente dalle maggiori emissioni di titoli di Stato. La classe di attività più ampia è rimasta quella dei titoli emessi da amministrazioni pubbliche centrali (10.900 miliardi di euro). Altre classi di attività significative hanno incluso le obbligazioni bancarie non garantite (pari 2.300 miliardi di euro), le obbligazioni societarie (pari a 2.100 miliardi) e le obbligazioni bancarie garantite (pari a 2.000 miliardi). Al contempo, classi di attività quali i titoli emessi dalle amministrazioni pubbliche regionali (688 miliardi di euro), i titoli garantiti da attività (669 miliardi di euro) e le altre attività negoziabili (1.700 miliardi di euro) hanno rappresentato quote più esigue dell’universo delle attività idonee.

Grafico 2.3

Andamenti delle attività negoziabili idonee

(migliaia di miliardi di euro)

Fonte: BCE.
Note: i dati relativi alle attività sono espressi come importi nominali. Il grafico mostra le medie dei dati di fine mese per ciascun trimestre.

Nel 2025 le garanzie mobilizzate sono aumentate di 53 miliardi di euro, attestandosi a 1.600 miliardi a fine anno (cfr. il grafico 2.4). Al tempo stesso, il volume delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema è rimasto basso per tutto l’anno, determinando un rapporto tra i crediti in essere dell’Eurosistema e il totale delle garanzie mobilizzate ai minimi storici, ad appena lo 1,4 per cento, a fine anno. Le obbligazioni bancarie garantite, i crediti e i titoli garantiti da attività hanno continuato a essere le classi di attività maggiormente mobilizzate. I titoli garantiti da attività hanno registrato un lieve aumento della mobilizzazione nel corso del 2025, mentre il calo più consistente è stato osservato per i crediti. Nel 2025 il quadro di riferimento per l’attuazione della politica monetaria dell’Eurosistema ha subito una serie di modifiche relative alla valutazione del credito e al controllo del rischio per le attività idonee alla mobilizzazione come garanzie (cfr. la sezione 2.3).

Grafico 2.4

Andamenti delle garanzie mobilizzate

(miliardi di euro)

Fonte: BCE.
Note: per le garanzie sono riportate le medie dei dati di fine mese per ciascun trimestre e i valori sono da intendersi dopo la valutazione e l’applicazione degli scarti di garanzia. Per i crediti in essere sono utilizzati i dati giornalieri.

2.3 L’Eurosistema ha continuato a rafforzare il proprio quadro di riferimento per la gestione del rischio finanziario

L’Eurosistema presidia in via continuativa i rischi finanziari connessi all’esecuzione delle operazioni di politica monetaria. La sua funzione di gestione dei rischi è impegnata nel perseguire l’efficienza, limitando l’assunzione dei rischi al livello necessario per conseguire gli obiettivi di politica monetaria.

Le principali modifiche apportate al quadro di riferimento per la gestione dei rischi dell’Eurosistema nel 2025 hanno riguardato le politiche in materia di garanzie e consistono in: 1) modifiche delle regole di utilizzo dei rating esterni per la valutazione della qualità creditizia di alcune attività conferite in garanzia, 2) introduzione di miglioramenti mirati al sistema di controllo dei rischi per specifiche attività conferite in garanzia, 3) introduzione di un “coefficiente climatico” nella valutazione di talune attività conferite in garanzia per tenere conto delle incertezze legate ai cambiamenti climatici, 4) inclusione dei rischi collegati ai cambiamenti climatici nei rating elaborati dai sistemi interni di valutazione della qualità dei crediti (in‑house credit assessment systems, ICAS) delle banche centrali nazionali. I rischi relativi ai portafogli del PAA e del PEPP hanno continuato a essere gestiti secondo i sistemi di controllo dei rischi già definiti.

Diverse banche centrali dell’Eurosistema hanno continuato a registrare perdite nonostante i minori costi per interessi

Nel 2025 diverse banche centrali dell’Eurosistema, tra cui la BCE, hanno continuato a registrare un reddito netto modesto o negativo. Sebbene i tassi di interesse di riferimento della BCE siano stati ridotti, il costo delle passività nei bilanci di gran parte delle banche centrali dell’Eurosistema ha superato il reddito generato dai portafogli titoli del PAA e del PEPP, determinando un margine di interesse negativo. Inoltre, il deprezzamento delle valute estere nei confronti dell’euro ha inciso negativamente sui portafogli di riserve ufficiali di alcune banche centrali. Tali perdite non incidono sulla capacità dell’Eurosistema di perseguire il proprio obiettivo di stabilità dei prezzi e di operare in modo efficace. Quando una banca centrale realizza un reddito negativo, può utilizzare le riserve finanziarie costituite negli anni precedenti per compensarlo o può registrarlo nel proprio bilancio in modo da essere compensato dai profitti futuri. Inoltre, l’aumento dei conti di rivalutazione, in particolare di quelli connessi alle consistenze in oro, ha determinato un significativo incremento dei fondi patrimoniali dell’Eurosistema, offrendo un contributo sostanziale alla sua resilienza finanziaria.

Modifiche al quadro di riferimento per la gestione del rischio finanziario dell’Eurosistema

In base alla nuova normativa, sarà il secondo migliore rating a determinare l’idoneità e gli scarti di garanzia per le attività del settore privato e per quelle del settore pubblico non appartenenti all’area dell’euro conferite in garanzia

Il quadro di riferimento per la gestione del rischio finanziario dell’Eurosistema ha subito numerose modifiche nel 2025.

In primo luogo, a febbraio 2025 il Consiglio direttivo ha deciso di modificare le regole sull’utilizzo di rating esterni per le attività del settore privato, prevedendo l’attuazione delle nuove norme non prima di 18 mesi dalla data dell’annuncio. La variazione riguarda i rating assegnati dalle agenzie esterne di valutazione del merito di credito (external credit assessment institutions, ECAI) alle attività del settore privato, quali le obbligazioni bancarie non garantite, le obbligazioni bancarie garantite e le attività emesse da società non finanziarie, nonché alle attività del settore pubblico non appartenenti all’area dell’euro idonee a essere conferite in garanzia delle operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema. Una volta introdotta la modifica, il secondo miglior rating tra quelli emessi dalle ECAI accettate sarà utilizzato per determinare l’idoneità e gli scarti di garanzia applicabili a tali attività. Le norme modificate consentono un migliore utilizzo delle informazioni disponibili sul rating creditizio esterno. Alle attività che dispongono di un solo rating creditizio da parte delle ECAI accettate sarà applicato un declassamento di un grado al rating disponibile per determinare quello rilevante ai fini del conferimento in garanzia. Le attività emesse o garantite dal settore pubblico dell’area dell’euro (amministrazioni centrali, regionali e locali dell’area; emittenti internazionali e sovranazionali situati nell’area i cui azionisti hanno sede nell’UE; agenzie riconosciute dalla BCE) continueranno a essere valutate sulla base dell’attuale regola del miglior rating disponibile. Per queste attività l’Eurosistema utilizza regolarmente tutte le informazioni disponibili sulla qualità creditizia e applica processi di due diligence rafforzati. Per i titoli garantiti da attività rimane invariata la regola già in uso del secondo miglior rating emesso.

A seguito del riesame del quadro di riferimento per il controllo dei rischi, sono stati apportati miglioramenti alla metodologia di calcolo degli scarti di garanzia

In secondo luogo, nel 2025 l’Eurosistema ha condotto un riesame del quadro di riferimento per il controllo dei rischi relativi alle operazioni di credito garantite. L’Eurosistema applica tali misure di controllo alle attività sottostanti le proprie operazioni di credito, al fine di tutelarsi contro il rischio di perdite finanziarie nel caso in cui le attività debbano essere vendute in seguito a insolvenza di una controparte. L’obiettivo del riesame era assicurare che il quadro di riferimento continuasse a garantire protezione, coerenza ed equivalenza in termini di rischio tra le diverse classi di attività. Una delle misure di controllo dei rischi è costituita dagli scarti di garanzia, che riducono l’ammontare massimo del finanziamento erogabile nell’ambito di operazioni di politica monetaria per un dato valore delle attività conferite in garanzia. A seguito del riesame, l’Eurosistema ha deciso di apportare miglioramenti mirati alla metodologia di calcolo degli scarti di garanzia, con particolare attenzione alle obbligazioni garantite conferite in uso proprio, ai titoli garantiti da attività conferiti dalla banca originator e ai prestiti conferiti individualmente. L’entrata in vigore di tali modifiche è prevista non prima di novembre 2026.

L’applicazione di un “coefficiente climatico” alla valutazione delle garanzie contribuirà a contrastare le incertezze legate al cambiamento climatico

In terzo luogo, nell’ambito delle iniziative volte a contrastare i rischi collegati al cambiamento climatico, a luglio il Consiglio direttivo ha deciso di introdurre un “coefficiente climatico” nel quadro di riferimento delle garanzie. L’integrazione del coefficiente climatico, prevista a partire dal 15 giugno 2026, potrebbe ridurre il valore assegnato ad alcune attività negoziabili conferite in garanzia commisuratamente alla loro esposizione alle incertezze legate ai cambiamenti climatici. La misura è concepita come una protezione contro il potenziale impatto finanziario di shock derivanti dalla transizione climatica e andrà a integrare l’attuale quadro di riferimento dell’Eurosistema per la gestione dei rischi, incorporando analisi prospettiche degli scenari climatici e incrementando, in tal modo, la resilienza del meccanismo di attuazione della politica monetaria dell’Eurosistema. Il coefficiente climatico sarà applicato alle attività negoziabili emesse dalle società non finanziarie e dalle loro affiliate e sarà calibrato anche in modo da preservare la sufficiente disponibilità di garanzie. Il coefficiente climatico, inclusi l’ambito e la calibrazione a esso relativi, verrà sottoposto a regolare revisione da parte del Consiglio direttivo. Contrastando le incertezze legate a eventi avversi associati alla transizione ecologica, l’Eurosistema rafforzerà la propria capacità di mitigare i rischi finanziari legati al cambiamento climatico.

Le valutazioni della qualità creditizia prodotte dagli ICAS hanno incorporato i rischi collegati al cambiamento climatico

Nel 2025 tutte le valutazioni della qualità creditizia prodotte dagli ICAS hanno incorporato i rischi collegati al cambiamento climatico, in linea con gli standard comuni dell’Eurosistema in vigore dalla fine del 2024. Dopo che la BCE ha annunciato il proprio piano di azione sul clima, a luglio 2021, nel 2022 l’Eurosistema ha concordato una serie di standard minimi comuni per l’integrazione dei rischi legati al cambiamento climatico nei sistemi interni di valutazione della qualità dei crediti (ICAS). Gli ICAS rappresentano un’importante fonte di valutazione dei crediti. Gli standard comuni impongono ai processi di rating ICAS la distinzione tra rischi fisici e di transizione, nonché la valutazione dei diversi canali di trasmissione del rischio climatico. La valutazione dei rischi climatici è condotta dagli ICAS a livello di impresa ogniqualvolta siano disponibili dati affidabili e sufficienti a determinare se, e in quale misura, il rischio connesso ai cambiamenti climatici incida sul merito di credito delle società non finanziarie oggetto di valutazione.

Gestione dei rischi relativi alle attività detenute nei portafogli del PAA e del PEPP

I rischi derivanti dal PAA e dal PEPP sono gestiti in base ai quadri di riferimento precedentemente stabiliti

Con l’interruzione dei reinvestimenti dell’Eurosistema nell’ambito del PAA e del PEPP, nel 2025 i portafogli di tali programmi si sono ridotti a un ritmo graduale e prevedibile. I rischi finanziari relativi a questi programmi continuano a essere gestiti in base ai quadri di riferimento per il controllo dei rischi definiti in precedenza. Entrambi i programmi incorporano diverse classi di attività: titoli di debito del settore pubblico e del settore societario, titoli garantiti da attività e obbligazioni garantite. I quadri di riferimento per la gestione dei rischi tengono conto degli obiettivi strategici di ciascun programma e dei profili di rischio delle diverse classi di attività in esso contenute; comprendono criteri di idoneità, procedure di valutazione del rischio di credito e di due diligence, regole sulla determinazione dei prezzi, sui parametri di riferimento e sui limiti.

Riquadro 2
La valutazione della strategia di politica monetaria del 2025

Il 30 giugno 2025 il Consiglio direttivo ha reso noto l’esito della valutazione della strategia di politica monetaria della BCE, condotta al fine di verificarne l’adeguatezza rispetto al contesto attuale. La valutazione ha fatto seguito al riesame della strategia concluso nel 2021, in linea con l’impegno della BCE a effettuare periodicamente tali revisioni. La valutazione condotta nel 2025 è stata di portata più limitata rispetto al precedente riesame, che aveva invece comportato una completa rivalutazione dell’assetto di politica monetaria della BCE. In particolare, la valutazione mirava a incorporare gli insegnamenti tratti dai principali cambiamenti intervenuti nel frattempo nel contesto di inflazione e dalle misure di politica monetaria adottate nel periodo in esame.

La valutazione della strategia è stata frutto di una cooperazione tra la BCE e le banche centrali nazionali dell’Eurosistema. Il processo è stato organizzato in due diversi filoni di lavoro, ciascuno incentrato su aspetti specifici della strategia e sostenuto da un significativo dispiego di risorse tecniche e analitiche fornite da personale proveniente da diversi paesi dell’Eurosistema. I risultati dei due filoni di lavoro sono stati pubblicati nella collana Occasional Paper Series della BCE.

Principali risultati

La valutazione del 2025 ha posto nuovamente al centro della strategia di politica monetaria della BCE l’obiettivo di inflazione simmetrico del 2 per cento a medio termine. Il Consiglio direttivo ha riconosciuto che, per mantenere la simmetria, è importante adottare misure di politica monetaria adeguatamente incisive o persistenti in risposta a scostamenti ampi e duraturi dell’inflazione dall’obiettivo in entrambe le direzioni. Tale approccio si rende necessario al fine di evitare che eventuali deviazioni si radichino attraverso il disancoraggio delle aspettative di inflazione.

La valutazione ha inoltre evidenziato la necessità di tenere conto dei cambiamenti strutturali in atto, quali la frammentazione geopolitica ed economica, i cambiamenti demografici, la digitalizzazione e il crescente ricorso all’intelligenza artificiale, le minacce alla sostenibilità ambientale e i cambiamenti nel sistema finanziario internazionale. Tali andamenti suggeriscono che il contesto di inflazione rimarrà incerto e potenzialmente più volatile, ponendo delle sfide per la politica monetaria. In quest’ottica, il Consiglio direttivo ha sottolineato l’importanza di tenere conto, nelle decisioni di politica monetaria, non soltanto del profilo più probabile per l’inflazione e l’economia, ma anche dei rischi e dell’incertezza del contesto, valutati anche attraverso l’impiego appropriato di analisi di scenario e di sensibilità. In linea con il riesame del 2021, il Consiglio direttivo ha riaffermato il proprio impegno a tenere conto delle implicazioni per la stabilità finanziaria delle decisioni di politica monetaria assunte. Ha inoltre ribadito il proprio impegno, nell’ambito del proprio mandato, a garantire che l’Eurosistema tenga pienamente conto delle implicazioni dei cambiamenti climatici per la politica monetaria, estendendo il campo anche al degrado dell’ambiente naturale. Il Consiglio direttivo ha ribadito l’importanza di una comunicazione chiara e trasparente delle decisioni di politica monetaria per sostenerne la comprensione da parte del pubblico e rafforzare la fiducia nell’operato della BCE.

La valutazione ha confermato che il principale strumento della politica monetaria è l’insieme dei tassi di riferimento della BCE. Rimangono parte dello strumentario di politica monetaria della BCE anche una serie di altri strumenti, come le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, gli acquisti di attività, i tassi di interesse negativi e le indicazioni prospettiche. Tali strumenti possono essere impiegati, ove opportuno, per calibrare l’orientamento della politica monetaria quando i tassi di riferimento si approssimano al limite inferiore effettivo o per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione. La scelta, la progettazione e l’implementazione dei diversi strumenti consentiranno una risposta tempestiva ai nuovi shock e saranno soggetti a una valutazione di proporzionalità approfondita. Il Consiglio direttivo continuerà a rispondere in maniera flessibile alle nuove sfide che via via si presenteranno, e a valutare, al bisogno, l’introduzione di nuovi strumenti di politica monetaria per perseguire il proprio obiettivo di stabilità dei prezzi.

Il Consiglio direttivo ha determinato che la nuova strategia di politica monetaria della BCE è ben equipaggiata nel garantire la stabilità dei prezzi in un contesto di sfide in continua evoluzione. L’orientamento a medio termine della strategia fornisce la flessibilità necessaria per rispondere a eventuali deviazioni dall’obiettivo di inflazione in modo specifico, a seconda dell’origine, dell’entità e della persistenza della deviazione, mantenendo ancorate le aspettative di inflazione. Tale flessibilità è particolarmente funzionale nell’attuale contesto di accresciuta incertezza, caratterizzato da tensioni geopolitiche, frammentazione commerciale e volatilità dei prezzi dell’energia.

Il Consiglio direttivo intende condurre valutazioni periodiche della strategia e ha già definito la data della prossima rivalutazione, nel 2030. Questo approccio farà sì che l’Eurosistema resti agile e reattivo ai cambiamenti strutturali, consentendogli di adempiere efficacemente al proprio mandato di stabilità dei prezzi.

3 Il settore finanziario europeo: gestire gli accresciuti rischi geopolitici e di mercato in presenza di sfide strutturali

Nel 2025 i rischi per la stabilità finanziaria sono rimasti elevati nell’area dell’euro, in un contesto di accresciute tensioni geopolitiche, frammentazione commerciale e maggiore incertezza politica a livello mondiale. Gli shock legati ai dazi e l’indebolimento della domanda esterna hanno gravato sulla redditività delle imprese e accresciuto il rischio di credito. Le vulnerabilità del debito sovrano sono state determinate dagli elevati livelli di debito, dalla prospettiva di maggiori spese per la difesa e dal fabbisogno di investimenti, nonché dagli effetti di propagazione dovuti ai timori per la sostenibilità dei conti pubblici a livello mondiale. Le elevate capitalizzazione e redditività delle banche hanno continuato a sostenerne la capacità di tenuta, nonostante l’aumento dei rischi di credito e di mercato e le persistenti vulnerabilità nel settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria dovute a leva finanziaria, disallineamenti di liquidità e interconnessioni. Malgrado tali vulnerabilità di fondo, tuttavia, anche il settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria ha mostrato una sostanziale capacità di tenuta. La politica macroprudenziale si è focalizzata sulla tutela della capacità di tenuta, mantenendo e, in alcuni casi, aumentando le riserve di capitale e le misure mirate ai debitori. Per quanto riguarda la vigilanza microprudenziale, sono stati compiuti progressi in termini di semplificazione, resilienza operativa digitale e integrazione dei rischi climatici e naturali nell’agenda di vigilanza, mentre le prove di stress hanno confermato la robustezza delle banche. Nel corso dell’anno la BCE ha inoltre lavorato allo sviluppo di proposte per la semplificazione del quadro europeo di regolamentazione, vigilanza e segnalazione. Sono proseguite importanti attività normative, tra cui l’attuazione del pacchetto definitivo di riforme di Basilea III, la riforma del quadro dell’UE per la gestione delle crisi e l’assicurazione dei depositi, nonché avanzamenti verso l’Unione del risparmio e degli investimenti.

3.1 La stabilità finanziaria nel 2025

Incertezza e tensioni commerciali elevate hanno gravato sulla stabilità finanziaria dell’area dell’euro

Nel 2025 le vulnerabilità della stabilità finanziaria nell’area dell’euro sono rimaste elevate, in un contesto caratterizzato da accresciute tensioni geopolitiche e crescenti timori di frammentazione geoeconomica. L’incertezza relativa alle politiche economiche mondiali è aumentata, principalmente a causa dei cambiamenti nel panorama commerciale statunitense e nelle politiche di regolamentazione e di bilancio, nonché per via dei timori di un calo generale del multilateralismo. L’annuncio di dazi superiori alle attese sulle importazioni statunitensi agli inizi di aprile 2025 ha innescato un pronunciato aumento della volatilità del mercato per le varie categorie di attività finanziarie e un’ondata di vendite di quelle più rischiose, a seguito della rivalutazione delle prospettive di crescita a livello mondiale da parte degli investitori e del rischio di una più marcata frammentazione geoeconomica. Nel corso dell’anno gli accordi commerciali tra gli Stati Uniti e alcuni dei principali partner commerciali, tra cui l’UE, hanno attenuato l’incertezza sulle politiche commerciali e stabilizzato i mercati. Tuttavia, data l’elevata apertura dell’economia e la profonda integrazione nelle catene globali del valore, l’area dell’euro è rimasta particolarmente esposta ai rischi di frammentazione geoeconomica.

Le vulnerabilità del debito sovrano sono rimaste nel complesso contenute, ma in alcuni paesi hanno pesato l’aumento delle esigenze di emissione e il rischio di bilancio

Le vulnerabilità associate al debito sovrano nell’area dell’euro sono state determinate dai livelli di debito ancora elevati in alcuni paesi, dall’aumento delle esigenze di emissione e dalla variabilità della domanda degli investitori. La ridotta presenza dell’Eurosistema nei mercati obbligazionari, unitamente alle aspettative di un aumento del fabbisogno di finanziamenti pubblici, ha determinato un irrigidimento delle curve dei rendimenti dell’area dell’euro nel corso dell’anno, riflettendo anche i timori a livello mondiale circa la sostenibilità del debito a lungo termine statunitense e il finanziamento esterno necessario per coprire il deficit doppio statunitense. Nonostante solidi fondamentali del credito e rating migliorati in diversi paesi dell’area dell’euro abbiano contribuito a comprimere i differenziali di rendimento sui titoli di Stato, questi si sono ampliati nei paesi che hanno dovuto affrontare sfide relative ai bilanci pubblici e declassamenti del rating. Al tempo stesso, le fragilità dei conti pubblici nelle principali economie avanzate, tra cui l’episodio di stallo sul bilancio degli Stati Uniti e lo shutdown temporaneo del governo federale statunitense, hanno accresciuto i timori relativi alla sostenibilità del debito sovrano a livello mondiale e il rischio di una più ampia rivalutazione del rischio sovrano nell’area dell’euro. Inoltre, la necessità di rispondere alle forti tensioni geopolitiche e alle minacce ibride evidenzia l’urgenza per i paesi NATO appartenenti all’area dell’euro di incrementare la spesa per la difesa per raggiungere il nuovo obiettivo NATO del 5 per cento del PIL entro il 2035. Tuttavia, l’aumento della spesa per la difesa, unitamente ai piani di investimenti su larga scala in relazione a infrastrutture e clima, implica un notevole aumento del fabbisogno di finanziamento nel medio periodo. Ciò potrebbe destare preoccupazioni riguardo la sostenibilità del debito sovrano in alcuni paesi dell’area dell’euro; il conseguente aumento dei rendimenti dei titoli di Stato potrebbe trasmettersi alle condizioni di finanziamento delle imprese e del settore finanziario attraverso premi per il rischio più elevati e potenziali declassamenti del rating.

Le vulnerabilità delle imprese sono rimaste elevate, con il rischio di ripercussioni sui bilanci delle famiglie

Nel 2025 si sono confermate le forti vulnerabilità nel settore delle imprese dell’area dell’euro, con l’impatto dei dazi più elevati e delle persistenti tensioni commerciali che si è trasmesso in misura maggiore. Mentre negli anni precedenti i bilanci si erano rafforzati e il livello aggregato di indebitamento era sceso al di sotto di quelli osservati prima della crisi finanziaria mondiale, la redditività ha subito le pressioni della modesta domanda estera, degli elevati costi del servizio del debito e dell’aumento del costo del lavoro. L’apprezzamento dell’euro e i dazi più elevati sulle esportazioni dell’area dell’euro hanno eroso la competitività di prezzo delle imprese dell’area sui mercati mondiali. Ciò ha determinato una perdita di quota di mercato, compressa ulteriormente dalla forte concorrenza degli esportatori cinesi, parzialmente attribuibile alla debole domanda interna in Cina. Le insolvenze sono aumentate in numerosi settori e paesi, riflettendo un contesto operativo ancora debole e incerto e accrescendo il rischio di più ampie ripercussioni macrofinanziarie, in particolare nei comparti sensibili ai dazi e orientati alle esportazioni.

Nel corso dell’anno i bilanci delle famiglie si sono rafforzati, sostenuti dalla vivacità dei mercati del lavoro, dall’aumento dei salari reali e dalla perdurante riduzione del rapporto debito/PIL, fattori che hanno migliorato la capacità di servizio del debito e fornito margini per contrastare gli shock avversi. Tale resilienza è stata altresì favorita dalle ampie consistenze di risparmio accumulate nei precedenti periodi di incertezza e sostenuta dal livello persistentemente elevato dei tassi di risparmio. Tuttavia, questo quadro favorevole potrebbe invertirsi, qualora le vulnerabilità commerciali delle imprese si manifestassero con maggiore intensità. Un aumento dei fallimenti e dei licenziamenti nei settori sensibili ai dazi potrebbe indebolire le condizioni del mercato del lavoro, gravare sulla dinamica salariale e intaccare la fiducia dei consumatori, con effetti negativi sui consumi delle famiglie e sulla capacità di tenuta dei debitori.

La redditività e le riserve di capitale delle banche sono rimaste solide, ma sono aumentati i rischi di credito derivanti dalle tensioni commerciali

Nel 2025 la resilienza del settore bancario dell’area dell’euro ha continuato a rappresentare un fattore di stabilizzazione fondamentale per il sistema finanziario. I coefficienti patrimoniali e di liquidità delle banche si sono mantenuti ben al di sopra dei requisiti regolamentari. L’ampio margine di interesse, insieme ai solidi ricavi netti da commissioni e provvigioni, ha sostenuto la redditività del capitale mantenendola al di sopra del 9 per cento nel 2025. Inoltre, il miglioramento del clima di fiducia dei mercati nei confronti del settore bancario, unitamente alle aspettative di utili elevati e di distribuzioni record sotto forma di dividendi e riacquisti di azioni proprie, ha sostenuto le quotazioni azionarie bancarie e innalzato i rapporti tra il valore di mercato e quello contabile ai nuovi massimi osservati dopo la crisi finanziaria globale, riducendo gradualmente il divario con quelli degli intermediari statunitensi.

Nel 2025 l’incidenza aggregata dei crediti deteriorati degli enti significativi si è mantenuta su livelli prossimi ai minimi storici. Al contempo, i rischi di credito nei portafogli di prestiti delle banche sono lievemente aumentati per i finanziamenti alle piccole e medie imprese e per quelli al consumo. Inoltre, la combinazione di condizioni macrofinanziarie deboli, impatto ritardato dei passati aumenti dei tassi di interesse e acuirsi delle tensioni commerciali hanno orientato al ribasso le prospettive per il rischio di credito sia delle esposizioni verso le imprese sia per quelle verso le famiglie. Qualora la frammentazione commerciale dovesse intensificarsi, o le condizioni economiche indebolirsi ulteriormente, le banche con esposizioni concentrate verso settori dipendenti dall’interscambio extra UE o verso aree più colpite dalle frizioni commerciali potrebbero risentire di maggiori pressioni sulla qualità degli attivi. In tale scenario, maggiori esigenze di accantonamento potrebbero gravare sulla redditività delle banche, sebbene le loro riserve di capitale garantiscano una considerevole capacità di assorbimento delle perdite.

I mercati finanziari sono stati ancora esposti a improvvise correzioni dei prezzi, in un contesto caratterizzato da valutazioni tese e da rischi di propagazione provenienti dagli Stati Uniti

Nell’area dell’euro e a livello mondiale i mercati finanziari hanno registrato episodi di accresciuta volatilità nel 2025, in particolare dopo gli annunci sui dazi statunitensi agli inizi di aprile, che hanno determinato una brusca ridefinizione dei prezzi e ondate di vendite di attività più rischiose. Sebbene il funzionamento del mercato nell’area dell’euro sia rimasto nel complesso ordinato e la volatilità si sia attenuata a seguito dell’annuncio di una temporanea sospensione dei dazi e dei successivi accordi commerciali, le valutazioni in alcune classi di attività sono rimaste elevate. Ciò ha reso i mercati vulnerabili a nuovi aggiustamenti, bruschi e repentini, in caso di peggioramento delle condizioni di liquidità. Al tempo stesso, i timori relativi ai fondamentali di bilancio e alla credibilità istituzionale degli Stati Uniti hanno indebolito lo status di bene rifugio dei titoli del Tesoro statunitense e del dollaro, accrescendo il rischio che improvvisi mutamenti dei flussi di capitale a livello globale e fluttuazioni disordinate dei tassi di cambio si potessero trasmettere alle condizioni finanziarie dell’area dell’euro.

Il settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria ha continuato a espandersi nel 2025, pur rimanendo esposto ad alcune vulnerabilità

Nel 2025 il ruolo dell’intermediazione finanziaria non bancaria nel mercato dell’area dell’euro ha continuato a crescere, favorendo mercati dei capitali più profondi e diversificati a sostegno del finanziamento dell’economia reale. Nonostante l’aumentata incertezza sul piano delle politiche e i ricorrenti episodi di volatilità dei mercati, il settore nel complesso ha continuato a mostrare una buona capacità di tenuta. Allo stesso tempo, diversi comparti del settore finanziario non bancario hanno continuato a presentare disallineamenti di liquidità, acuiti da un accumulo di leva finanziaria, soprattutto in alcune componenti del segmento dei fondi di investimento. Tali fragilità strutturali hanno mantenuto il settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria esposto a movimenti avversi dei prezzi, a improvvisi deflussi di fondi e a picchi nelle richieste di margini e garanzie, con il rischio di innescare vendite procicliche di attività e amplificare le tensioni sui mercati. Le interconnessioni con le banche dell’area dell’euro hanno continuato a esporre sia il settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria sia quello bancario a rischi di propagazione attraverso i canali del credito e della provvista.

Nonostante il sistema finanziario dell’area dell’euro abbia dimostrato una buona tenuta, le vulnerabilità strutturali potrebbero amplificare i rischi ciclici

Nel complesso, mentre il sistema finanziario dell’area dell’euro ha mostrato una buona tenuta nel 2025, i rischi per la stabilità finanziaria sono rimasti elevati. Oltre alle pressioni cicliche derivanti dall’indebolimento della crescita e dalle tensioni commerciali, diversi fattori strutturali hanno continuato a gravare sull’evoluzione attesa dei rischi. Le vulnerabilità della cybersicurezza e le minacce ibride hanno assunto un ruolo di maggiore rilevanza in un contesto geopolitico sempre più complesso. La rapida adozione dell’intelligenza artificiale ha consentito guadagni di efficienza, ma ha anche creato nuovi canali per il rischio operativo e per turbative di mercato.

A livello mondiale, è probabile che la crescente frammentazione normativa e i rinnovati appelli alla deregolamentazione incoraggino l’arbitraggio transfrontaliero e l’accumulo di vulnerabilità al di fuori del perimetro regolamentare.

In prospettiva, le tendenze demografiche legate all’invecchiamento della popolazione, unitamente alla transizione in atto verso un’economia a basse emissioni di carbonio, dovrebbero incidere sulle prospettive di crescita. Sebbene comporti dei costi, la transizione crea anche opportunità economiche ed entrambi i fattori potrebbero interagire con le vulnerabilità cicliche e strutturali esistenti, con modalità tali da mettere in discussione la stabilità finanziaria. Se alcuni di questi rischi dovessero concretizzarsi contemporaneamente, potrebbero rafforzarsi a vicenda e aumentare significativamente le tensioni nel sistema finanziario.

3.2 La politica macroprudenziale: preservare la capacità di tenuta in un contesto incerto

Nel 2025 la BCE non ha ravvisato la necessità di applicare misure patrimoniali più stringenti

Alla BCE è affidato il compito di valutare i provvedimenti macroprudenziali che le autorità nazionali dei paesi partecipanti al Meccanismo di vigilanza unico (MVU) prevedono in materia di adeguatezza patrimoniale delle banche. È importante rilevare che essa ha altresì il potere di applicare misure patrimoniali più stringenti, ove necessario; tuttavia, basandosi su un attento monitoraggio degli orientamenti nazionali in ambito di politica macroprudenziale, nel 2025 non ne ha ravvisato la necessità. Molti paesi, infatti, avevano già adottato misure macroprudenziali al fine di rafforzare la resilienza dei sistemi bancari a fronte di vulnerabilità accumulate e rischi al ribasso.

Preservare la capacità di tenuta del sistema finanziario rimane la principale priorità

Il Consiglio direttivo ha invitato le autorità nazionali a mantenere le attuali riserve di capitale e le misure mirate ai debitori

A luglio 2025 il Consiglio direttivo ha rilasciato una dichiarazione in cui invitava le autorità macroprudenziali nazionali a mantenere gli attuali requisiti di riserva di capitale, al fine di preservare la capacità di tenuta del settore bancario e assicurare la disponibilità di riserve in caso di un deterioramento del settore o delle condizioni macrofinanziarie. Nella dichiarazione si fa riferimento agli accresciuti rischi per la stabilità finanziaria derivanti dal forte aumento dell’incertezza geopolitica mondiale. In tale contesto, il Consiglio direttivo ha espresso pieno sostegno alle autorità nazionali che intendevano aumentare i requisiti in materia di riserve di capitale per far fronte alle vulnerabilità, mentre le condizioni prevalenti del settore bancario stavano limitando il rischio di prociclicità. Ha inoltre invitato le autorità nazionali a mantenere le misure mirate ai debitori attualmente in vigore, per preservare criteri di concessione dei prestiti solidi e sostenibili. La dichiarazione indica che è possibile considerare una ricalibrazione mirata o una semplificazione delle misure macroprudenziali nei casi in cui le fonti di rischio sistemico siano cambiate in modo persistente e tali azioni non comportino una riduzione della capacità di tenuta complessiva del settore bancario. Infine, il Consiglio direttivo ha rilevato che, in considerazione dell’elevato livello di incertezza, la politica macroprudenziale debba rimanere agile e adattarsi alle condizioni mutevoli.

Alla fine del 2025 tutti i paesi partecipanti avevano in vigore una qualche forma di riserva di capitale rilasciabile

In tale contesto, nel 2025 alcune autorità nazionali hanno continuato a inasprire la politica macroprudenziale per rafforzare la capacità di tenuta delle banche. In particolare, due paesi partecipanti hanno annunciato un aumento del coefficiente della riserva di capitale anticiclica, mentre altri hanno annunciato l’introduzione di un requisito di riserva di capitale a fronte del rischio sistemico[21]. Alla fine dell’anno tutti i paesi partecipanti avevano in vigore una riserva di capitale rilasciabile. Alcuni paesi hanno tuttavia deciso di disattivare o ridurre le riserve di capitale a fronte del rischio sistemico, a causa di una diminuzione di tale rischio nei settori che in passato avevano registrato un accumulo di vulnerabilità[22]. Alcuni paesi hanno inoltre adeguato, per le singole istituzioni, i livelli del coefficiente di capitale per gli enti a rilevanza sistemica a livello globale (Global Systemically Important Institutions, G‑SII) e per gli altri enti a rilevanza sistemica (Other Systemically Important Institutions, O‑SII). Per questi ultimi era prevista l’introduzione graduale della nuova metodologia per la valutazione sulle riserve per gli O‑SII a partire da gennaio 2025[23]. Infine, oltre alle misure basate sul capitale, un paese ha attuato misure mirate ai debitori, portando a 18 il numero di paesi in cui tali strumenti sono in vigore[24].

La BCE ha sostenuto la revisione dell’assetto macroprudenziale dell’UE, sottolineando come la stabilità finanziaria debba costituire una priorità delle politiche

Nel 2025 la BCE ha comunicato i propri punti di vista in materia di politica macroprudenziale. Nel numero di maggio della Financial Stability Review ha espresso il proprio sostegno a una revisione dell’assetto macroprudenziale dell’UE, volta a migliorarne l’efficacia, semplificare i processi e garantire coerenza tra le varie giurisdizioni[25]. A tale riguardo, la BCE ha evidenziato come sia stato fondamentale assicurare che le riserve macroprudenziali fossero utilizzabili e rilasciabili, data la complessa interazione tra il quadro prudenziale e quello di risoluzione. Nel numero di novembre della Financial Stability Review la BCE ha sottolineato che la politica macroprudenziale dovrebbe rimanere fermamente incentrata sul preservare la stabilità finanziaria, a beneficio dell’economia, ma senza compromettere la competitività del settore bancario, come rilevato dall’efficienza della redditività. La BCE ha indicato che le recenti evidenze empiriche non supportano l’ipotesi che requisiti patrimoniali più elevati limitino l’offerta di credito indebolendo la competitività delle banche[26].

La cooperazione con il Comitato europeo per il rischio sistemico

La BCE supporta il CERS nell’individuazione delle vulnerabilità nel sistema finanziario, anche attraverso prove di stress

La BCE svolge le funzioni di segretariato per il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), fornendo in tal modo assistenza analitica, statistica, logistica e amministrativa[27]. Il Presidente della BCE presiede il Consiglio generale del CERS, che si riunisce ogni trimestre per discutere le attuali minacce alla stabilità finanziaria e le possibili risposte. Il personale della BCE è fortemente coinvolto nella preparazione di tali dibattiti, condividendo la presidenza di vari gruppi di lavoro, nonché svolgendo attività di ricerca e analisi. In particolare, la BCE fornisce un sostegno fondamentale alle attività di analisi dei dati del CERS, consentendo al comitato di utilizzare numerose raccolte di dati, soprattutto sulle singole transazioni di derivati. Un ulteriore ambito di cooperazione stretta riguarda l’elaborazione degli scenari avversi adottati dal CERS per le prove di stress, che devono essere sia severi sia plausibili. Per tali elaborazioni è necessario il contributo della BCE basato su modelli. Nel 2025, in stretta cooperazione con le autorità europee di vigilanza competenti, il CERS ha concordato scenari avversi per le prove di stress a livello di UE per il settore bancario, per i fondi pensione e per i fondi comuni monetari.

I rapporti del CERS hanno esaminato gli strumenti di gestione dei rischi per le banche e i legami tra le banche e gli intermediari finanziari non bancari

Il personale della BCE ha inoltre fornito un importante contributo analitico a diversi rapporti del CERS, due dei quali particolarmente rilevanti per la gestione dei rischi da parte delle banche: a) un rapporto pubblicato a maggio che esamina le implicazioni per la stabilità finanziaria dell’estensione, nel 2021, dei criteri semplici, trasparenti e standardizzati alle cartolarizzazioni in bilancio ai sensi del modificato regolamento UE sulle cartolarizzazioni[28]; b) un rapporto pubblicato a novembre sui credit default swap. Quest’ultimo evidenzia alcune imperfezioni del mercato che potrebbero ostacolare l’efficace processo di determinazione dei prezzi dei differenziali sui credit default swap, ampiamente utilizzati come misura del rischio di credito. I membri del personale della BCE e del CERS hanno inoltre lavorato congiuntamente a due rapporti di attualità su: a) rischi geoeconomici e stabilità finanziaria e b) collegamenti tra banche e intermediari finanziari non bancari nell’UE. Il secondo evidenzia sia l’importante ruolo delle banche nella gestione della liquidità e nella fornitura di leva finanziaria agli intermediari finanziari non bancari, sia i rischi per la stabilità finanziaria che possono derivare da tali interconnessioni.

Il CERS e la BCE hanno espresso preoccupazioni in merito alle stablecoin e hanno proposto strategie per affrontarle

Nell’aprile 2025 la BCE ha presentato al Consiglio dell’Unione europea un documento informale sulle emissioni di stablecoin con più emittenti situati nell’UE e in paesi terzi, evidenziando i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’autorizzazione all’emissione congiunta di una stablecoin da parte di un ente autorizzato ai sensi del regolamento relativo ai mercati delle cripto‑attività (Markets in Crypto‑Assets Regulation, MiCAR)[29] e di un altro ente soggetto a giurisdizione di un paese terzo. In caso di crisi le riserve detenute dall’emittente dell’UE potrebbero esaurirsi rapidamente, se i detentori di tale stablecoin fossero meno tutelati dalla normativa del paese terzo. Il CERS ha dedicato parte del suo rapporto sui rischi sistemici delle cripto‑attività a un’analisi approfondita dei rischi delle emissioni con più emittenti. Ha inoltre emanato una raccomandazione sui sistemi di stablecoin con più emittenti di paesi terzi[30], invitando la Commissione europea a chiarire che l’emissione con più emittenti di paesi terzi non è consentita ai sensi del MiCAR e a sviluppare adeguati presidi per evitare che tale condotta provochi un rischio sistemico.

3.3 Le attività microprudenziali per la solidità delle singole banche

Le banche hanno mostrato una forte capacità di tenuta in un contesto difficile

Nel 2025 le banche sottoposte alla vigilanza della BCE hanno mostrato una forte capacità di tenuta in un contesto economico e geopolitico difficile. Nel complesso, il settore bancario dell’area dell’euro ha continuato a presentare un buon grado di capitalizzazione. Nel terzo trimestre del 2025 il coefficiente aggregato di capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1, CET1) era pari al 16,1 per cento, mentre l’incidenza aggregata dei crediti deteriorati degli enti significativi è rimasta sostanzialmente stabile all’1,9 per cento, nettamente inferiore rispetto all’ultimo decennio[31].

Sono state promosse molteplici iniziative di semplificazione, pur mantenendo la capacità di tenuta delle banche

Nel 2025 la BCE, insieme alle autorità nazionali competenti partecipanti all’MVU, ha promosso molteplici iniziative volte a rafforzare l’efficienza, l’efficacia e l’attenzione ai rischi della vigilanza bancaria[32]. Tra queste si annoverano gli ulteriori progressi compiuti nell’ambito della riforma del processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP), in particolare la più ampia adozione e l’uso esteso di un approccio pluriennale e di un nuovo quadro di riferimento per la tolleranza al rischio, che si è tradotta in decisioni di vigilanza più puntuali e tempestive. Parallelamente, la BCE ha avviato il progetto next‑level supervision, che prevede una serie di iniziative volte alla semplificazione e alla razionalizzazione della vigilanza bancaria europea, alla riduzione di eccessive complessità e a garantire che le autorità di vigilanza mantengano la capacità di affrontare rischi nuovi ed emergenti. Le aree di intervento comprendono il processo decisionale, la vigilanza sui modelli interni, le prove di stress, le decisioni in materia di capitale, le segnalazioni e le ispezioni in loco. Inoltre, la BCE ha presentato un’iniziativa volta a promuovere una cultura di vigilanza condivisa, in linea con gli obiettivi strategici, e a sostenere l’attuazione coerente ed efficace delle riforme in tutto l’MVU. Ha inoltre sviluppato un quadro per valutare l’efficacia delle sue attività di vigilanza. In prospettiva, nel 2026 la BCE avvierà una revisione delle proprie guide di vigilanza e di altre comunicazioni, al fine di migliorare la trasparenza circa aspettative e approcci di vigilanza. La BCE riesaminerà inoltre l’applicazione del principio di proporzionalità nella vigilanza degli enti meno significativi. Tali iniziative integrano le raccomandazioni rivolte dal Consiglio direttivo alla Commissione europea sulla base delle proposte della task force ad alto livello della BCE sulla semplificazione.

La resilienza operativa digitale è rimasta una priorità fondamentale

Nel corso dell’anno la BCE ha rafforzato la propria attenzione alla resilienza operativa digitale, definendo le aspettative di vigilanza per l’attuazione dei requisiti stabiliti dal regolamento relativo alla resilienza operativa digitale (Digital Operational Resilience Act, DORA)[33] nella sua Guida sull’esternalizzazione di servizi via cloud a fornitori di servizi cloud, che presenta anche una serie di buone prassi osservate per la gestione dei rischi connessi all’esternalizzazione via cloud. Inoltre, la BCE ha fornito chiarimenti sull’utilizzo delle tecniche di apprendimento automatico (machine learning) nella versione aggiornata della sua guida sui modelli interni.

I risultati della prova di stress del 2025 hanno rivelato che il settore bancario dell’area dell’euro è in grado di far fronte a una grave ma plausibile recessione economica

Nel 2025 la BCE ha condotto una prova di stress a livello di sistema, che ha confermato la capacità del settore bancario dell’area dell’euro di fare fronte a una recessione economica grave, ma plausibile[34]. Nonostante le perdite significative indicate dalle proiezioni, l’erosione di capitale è stata inferiore agli esercizi precedenti, grazie alla forte redditività e alla qualità del credito stabile. Nello scenario avverso il coefficiente di CET 1 si collocherebbe al 12,0 per cento, a conferma del fatto che le attuali riserve di capitale sono in grado di sostenere la capacità delle banche di fare fronte a shock avversi.

L’agenda di vigilanza continua a considerare prioritari il rischio geopolitico e i rischi climatici e naturali

Le priorità di vigilanza della BCE hanno confermato forte attenzione al rischio geopolitico, in considerazione dell’intensificarsi delle incertezze a livello mondiale e dell’interconnessione intrinseca dei rischi associati. Di conseguenza, la BCE ha continuato a sottolineare l’importanza del fatto che le banche integrino il rischio geopolitico nei propri sistemi generali di gestione dei rischi e mantengano una capacità di tenuta generalizzata. Anche la supervisione della capacità delle banche di gestire adeguatamente i rischi climatici e naturali è rimasta al centro dell’agenda di vigilanza. Inoltre, la BCE ha completato un programma pluriennale volto a migliorare le capacità di gestione dei rischi da parte delle banche e ha compiuto ulteriori progressi nel passaggio a un approccio standardizzato attraverso l’integrazione della supervisione sui rischi climatici e naturali nelle sue valutazioni e procedure di vigilanza periodiche.

Sono proseguiti gli sforzi della BCE per promuovere la trasparenza: in questo ambito, nel 2025, a seguito di una consultazione pubblica, è stato pubblicato un indirizzo sull’approccio di vigilanza delle autorità nazionali competenti alla copertura delle esposizioni deteriorate detenute da soggetti vigilati meno significativi[35]. A seguito di un’altra consultazione pubblica, la BCE ha inoltre eseguito la revisione delle proprie politiche sulle opzioni e sulle discrezionalità disponibili secondo quanto previsto dal diritto dell’UE, al fine di garantire che vengano applicate in modo coerente dalla Banca centrale europea e dalle autorità nazionali competenti. Ciò favorirà la trasparenza e l’efficacia, oltre a promuovere condizioni di parità concorrenziale per le banche sottoposte alla vigilanza bancaria europea.

La BCE e l’Autorità per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo hanno firmato un protocollo d’intesa che definisce il quadro della loro cooperazione.

Informazioni più dettagliate sono disponibili sul sito Internet della vigilanza bancaria della BCE e nel Rapporto annuale della BCE sulle attività di vigilanza 2025.

3.4 Il contributo della BCE alle iniziative regolamentari europee per il settore finanziario

Nel 2025 sono stati compiuti progressi su importanti iniziative regolamentari volte a rafforzare la capacità di tenuta e la competitività del settore finanziario europeo

Nel 2025 si sono registrati significativi progressi nel rafforzamento del quadro di regolamentazione e vigilanza del settore finanziario dell’UE. È entrata in vigore la maggior parte delle riforme di Basilea III e le restanti previsioni procedono verso l’attuazione. La BCE ha sostenuto importanti iniziative legislative, incluse le modifiche mirate ai requisiti prudenziali, e ha concorso allo sviluppo del quadro regolamentare per le cripto‑attività. Ha inoltre fornito un contributo tecnico ai colegislatori nel dibattito sulle iniziative di revisione del quadro normativo per la gestione delle crisi e l’assicurazione dei depositi. L’accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea su tale revisione ha segnato una tappa significativa del percorso verso il completamento dell’unione bancaria e il rafforzamento del sistema dell’UE per la risoluzione delle crisi bancarie. La BCE ha continuato a contribuire ai dibattiti, che proseguiranno nel 2026, sulle politiche in materia di intermediazione finanziaria non bancaria e di Unione del risparmio e degli investimenti, con particolare riferimento alle iniziative legislative volte a ridurre la frammentazione nei mercati finanziari dell’UE. A dicembre 2025 il Consiglio direttivo ha formulato raccomandazioni all’indirizzo della Commissione europea e dei colegislatori per semplificare il quadro europeo di regolamentazione, vigilanza e segnalazioni prudenziali per le banche (cfr. il riquadro 3).

Sviluppi nel quadro regolamentare per il settore bancario

Gli elementi principali delle riforme di Basilea III sono entrati in vigore, con l’assistenza della BCE nella loro attuazione tecnica

Il nuovo regolamento sui requisiti patrimoniali (Capital Requirements Regulation, CRR)[36] e la nuova direttiva sui requisiti patrimoniali (Capital Requirements Directive, CRD)[37] sono entrati in vigore nel 2025, dando così attuazione nell’UE al pacchetto definitivo di riforme di Basilea III, con l’obiettivo di incrementare la resilienza del sistema bancario europeo a fronte di vari rischi. Nel corso dell’anno la BCE ha sostenuto, e continua inoltre a sostenere, l’Autorità bancaria europea con numerose norme tecniche di regolamentazione o di attuazione relative al CRR e alla CRD. L’attuazione nell’UE del pacchetto di norme di Basilea sul rischio di mercato, noto come revisione del portafoglio di negoziazione (Fundamental Review of the Trading Book, FRTB), è stata rinviata a causa di timori circa la parità di condizioni causati da ritardi nell’attuazione di Basilea III da parte di alcune importanti giurisdizioni a livello mondiale. A novembre 2025 la Commissione europea ha avviato una consultazione mirata sull’FRTB, focalizzata sulle opzioni regolamentari da adottare mediante un atto delegato che offra modifiche specifiche volte ad attenuare gli effetti sui patrimoni delle banche dell’UE[38]. Il 15 gennaio 2026 la BCE ha pubblicato la propria risposta a tale consultazione mirata[39].

Il 31 marzo 2025 la Commissione europea ha proposto di rendere permanente il trattamento prudenziale transitorio delle operazioni di finanziamento a breve termine tramite titoli e delle operazioni non garantite effettuate con la clientela finanziaria nell’ambito dell’indicatore strutturale (net stable funding ratio, NSFR). Al termine del periodo transitorio, previsto per la fine di giugno 2025, in assenza di modifiche legislative, tale trattamento sarebbe stato allineato a quello sancito dal principio di Basilea in materia di NSFR[40]. Il 2 maggio la BCE ha espresso il proprio parere sulla proposta della Commissione e a giugno tale proposta è stata adottata dai colegislatori[41],[42].

Rafforzare il quadro regolamentare del settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria

Nel 2025 sono proseguiti i lavori volti a rafforzare il quadro regolamentare del settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria in una prospettiva macroprudenziale

Nel corso del 2025 la BCE ha ribadito l’importanza di affrontare le vulnerabilità strutturali nell’intermediazione finanziaria non bancaria e di rafforzare il relativo quadro regolamentare in una prospettiva macroprudenziale. Ha contribuito al dibattito sul potenziamento degli strumenti macroprudenziali per il settore del risparmio gestito e sul miglioramento del coordinamento delle politiche tra gli Stati membri dell’UE, sottolineando al tempo stesso l’importanza della piena e rapida attuazione delle raccomandazioni internazionali volte a fronteggiare il rischio di liquidità nei fondi comuni aperti e monetari[43].

In parallelo, la BCE ha sottolineato la necessità di affrontare il rischio derivante dalla leva finanziaria nel settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria e di accrescere la condivisione delle informazioni a livello transfrontaliero, contribuendo alla formulazione di raccomandazioni regolamentari internazionali volte ad attenuare i relativi rischi sistemici[44],[45]. Nei consessi internazionali, inoltre, ha concorso attivamente a promuovere e monitorare l’attuazione della risposta sul piano regolamentare alle operazioni in cripto‑attività, anche mediante il suo coinvolgimento nell’indagine tematica sul quadro normativo mondiale per le operazioni in cripto‑attività (Thematic Review of the Global Regulatory Framework for Crypto‑asset Activities) condotta dal Consiglio per la stabilità finanziaria[46].

Sostenere i progressi verso l’Unione del risparmio e degli investimenti

La BCE ha attivamente sostenuto i progressi verso l’Unione del risparmio e degli investimenti fornendo consulenza su importanti iniziative legislative

L’accelerazione dei progressi verso l’Unione del risparmio e degli investimenti ha continuato a rappresentare una priorità fondamentale per la BCE nel 2025. Si tratta di un passo essenziale nel rafforzamento della competitività, dell’autonomia strategica e della stabilità finanziaria dell’Europa, che sosterrebbe, nel contempo, il finanziamento efficiente dell’economia reale[47].

Nello specifico, la BCE ha contribuito a far progredire l’Unione del risparmio e degli investimenti nell’ambito delle infrastrutture dei mercati finanziari (cfr. la sezione 4.2). Inoltre, ha partecipato attivamente alle discussioni e fornito consulenza tecnica su importanti iniziative regolamentari, come il pacchetto legislativo proposto dalla Commissione europea sull’integrazione e sulla vigilanza dei mercati[48]. Il pacchetto ha avanzato proposte concrete per rimuovere gli ostacoli che frammentano il mercato unico nelle attività di trading, post‑trading e gestione del risparmio, promuovendo nel contempo l’innovazione e rafforzando la vigilanza. A giugno 2025 la BCE ha contribuito alla consultazione mirata[49] che ha portato a tali proposte, a seguito della cui pubblicazione, e come richiesto dai colegislatori, il Consiglio direttivo ha adottato un parere sul pacchetto il 9 aprile 2026[50].

La BCE ha anche espresso il proprio parere sulle proposte della Commissione europea riguardanti la revisione del quadro dell’UE sulle cartolarizzazioni, che è stata la prima iniziativa legislativa formulata dalla Commissione nell’ambito dell’agenda sull’Unione del risparmio e degli investimenti[51].

Riquadro 3
La semplificazione del quadro normativo prudenziale europeo

Nel contesto del dibattito mondiale sulla complessità della normativa e della regolamentazione finanziaria, il Consiglio direttivo ha istituito la task force ad alto livello sulla semplificazione al fine di elaborare proposte per snellire il quadro europeo di regolamentazione, vigilanza e segnalazione[52]. Le raccomandazioni della task force sono state approvate dal Consiglio direttivo ed esposte in un rapporto pubblicato l’11 dicembre 2025[53]. Il documento ha fornito un contributo alla Commissione europea per il suo rapporto, atteso per il 2026, sulla situazione complessiva del sistema bancario e sulla connessa azione legislativa.

Le raccomandazioni seguono i seguenti principi:

  • semplificare il quadro di riferimento, mantenendo al tempo stesso la capacità di tenuta del sistema bancario europeo e assicurando che le autorità microprudenziali, macroprudenziali e di risoluzione continuino a conseguire i propri obiettivi con efficacia;
  • promuovere l’armonizzazione e l’integrazione finanziaria in Europa;
  • sostenere la cooperazione internazionale;
  • assicurare la piena, tempestiva e fedele attuazione di Basilea III.

Per quanto riguarda l’ambito, le raccomandazioni si concentrano su tre aspetti principali: il quadro di regolamentazione, il quadro di vigilanza e il quadro per le segnalazioni.

Una delle raccomandazioni ha invitato a semplificare la definizione dei requisiti e delle riserve patrimoniali delle banche, noti anche come struttura progressiva del capitale, apportando due modifiche. In primo luogo, gli attuali livelli delle riserve di capitale verrebbero accorpati in due categorie: una riserva non rilasciabile e una riserva rilasciabile che le autorità possono abbassare nei periodi di congiuntura avversa. Nel ridurre il numero delle riserve sarà importante preservare gli attuali poteri e competenze delle autorità. In secondo luogo, il quadro relativo al coefficiente di leva finanziaria passerebbe a essere costituito da quattro a due elementi, vale a dire un requisito minimo del 3 per cento e una riserva unica, che potrebbe essere pari a zero per le banche più piccole.

Per migliorare la qualità della dotazione patrimoniale delle banche, il Consiglio direttivo ha proposto di accrescere la capacità del capitale aggiuntivo di classe 1 di assorbire le perdite in condizioni di normale operatività; tale iniziativa sarebbe conforme a Basilea e manterrebbe la capacità di tenuta. In alternativa, gli elementi non rappresentativi del capitale di rischio potrebbero essere esclusi dalla struttura progressiva del capitale in condizioni di continuità aziendale, fatte salve la conformità a Basilea e la neutralità patrimoniale.

Il Consiglio direttivo ha inoltre proposto un aumento significativo della proporzionalità ai sensi della normativa bancaria dell’UE, estendendo il regime applicato agli enti piccoli e non complessi a un maggior numero di banche e semplificando le norme applicabili in modo prudente e armonizzato. A tal fine sarebbe possibile trarre spunto dai regimi per le banche di piccole dimensioni vigenti nel Regno Unito, in Svizzera e negli Stati Uniti.

Per snellire il quadro di riferimento macroprudenziale, il Consiglio direttivo ha raccomandato il riconoscimento automatico delle misure macroprudenziali entro una determinata soglia, subordinandolo a un’applicazione più standardizzata degli strumenti macroprudenziali nei vari Stati membri. Ciò assicurerebbe che tutte le banche attive in uno Stato membro in cui si applica una misura macroprudenziale siano soggette a tale misura.

Riguardo al quadro di risoluzione, il Consiglio direttivo ha raccomandato un maggiore allineamento tra il requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili e il requisito di capacità complessiva di assorbimento delle perdite cui sono soggette le banche di rilevanza sistemica a livello globale. L’attuazione di tale raccomandazione non dovrebbe comportare la riduzione delle risorse in caso di liquidazione, allineando così l’UE agli standard internazionali e rendendo le regole più trasparenti e prevedibili. È altresì necessario garantire l’accesso a fondi aggiuntivi.

Ai fini di una maggiore armonizzazione, il Consiglio direttivo ha raccomandato che per l’emanazione della normativa bancaria dell’UE si passi dalle direttive a regolamenti direttamente applicabili.

Per quanto riguarda la vigilanza, il Consiglio direttivo ha raccomandato di completare il corpus unico di norme e armonizzare la normativa in materia di autorizzazioni bancarie, governance e operazioni con parti correlate, come azionisti e membri degli organi di amministrazione, ottenendo in tal modo una riduzione della complessità nell’esercizio della vigilanza. A tal fine, all’autorità di vigilanza andrebbe concessa maggiore flessibilità, ad esempio nel determinare la frequenza con cui esaminare i modelli interni delle banche.

Inoltre, il Consiglio direttivo ha proposto di semplificare la prova di stress a livello di UE razionalizzandone metodologia e portata e rendendone i risultati più utili in un’ottica di sistema bancario e di singole banche. Gli esiti della prova di stress così aggiornata contribuirebbero ad accrescere il coordinamento tra le riserve macroprudenziali e microprudenziali.

Il Consiglio direttivo ha inoltre proposto di essere reso responsabile di adottare una visione integrata, al momento assente, del livello complessivo di capitale richiesto nell’unione bancaria e delle eterogeneità tra paesi. A tal fine, un ampliamento del ruolo del Forum macroprudenziale, che già riunisce il Consiglio direttivo e il Consiglio di vigilanza, potrebbe migliorare il coordinamento e la coerenza tra Stati membri nella definizione degli strumenti microprudenziali e macroprudenziali.

Il Consiglio direttivo ha auspicato vivamente il completamento dell’unione bancaria e dell’Unione del risparmio e degli investimenti al fine di ridurre la frammentazione nazionale e conseguire maggiore efficienza nei mercati dei capitali.

Per quanto riguarda le segnalazioni, il Consiglio direttivo ha proposto una più ampia condivisione dei dati da parte delle autorità europee; ciò consentirebbe alle banche di effettuare le segnalazioni una sola volta, creando in tal modo un sistema di segnalazioni a fini statistici, prudenziali e di risoluzione pienamente integrato a livello europeo. Tale obiettivo potrebbe essere idealmente raggiunto mediante il ricorso al Comitato congiunto per le segnalazioni bancarie[54]. Tutti gli obblighi di segnalazione potrebbero essere rivisti ogni tre‑cinque anni per assicurare che siano ancora necessari. Le banche e le autorità di vigilanza si concentrerebbero sui dati importanti; non si terrebbe conto di errori di segnalazione di lieve entità in quanto si applicherebbe una soglia di rilevanza per le richieste di ritrasmissione dei dati. Il consolidamento dei dati di vigilanza e dei dati relativi alle informative ridurrebbe ulteriormente gli oneri segnaletici, e l’informativa al pubblico (segnalazioni di terzo pilastro) sarebbe ricavata dalle segnalazioni di vigilanza.

4 Il regolare funzionamento delle infrastrutture di mercato e dei pagamenti

L’Eurosistema svolge un ruolo centrale nello sviluppo, nella gestione operativa e nella supervisione delle infrastrutture di mercato e dei pagamenti. Gestisce i servizi Target, tutti caratterizzati da un aumento del traffico nel 2025, le cui funzionalità, compresi i servizi di regolamento multivalutari, sono state ulteriormente sviluppate. Il 16 giugno è stato avviato un nuovo servizio Target: il sistema di gestione delle garanzie dell’Eurosistema (Eurosystem Collateral Management System, ECMS), un sistema unificato per la gestione armonizzata delle attività stanziate in garanzia nelle operazioni di credito dell’Eurosistema in tutti i paesi appartenenti all’area dell’euro. L’Eurosistema ha continuato a promuovere la sicurezza e l’efficienza delle infrastrutture di mercato e dei pagamenti in Europa, perseguendo i tre imperativi di innovazione, integrazione e indipendenza. Ha inoltre completato la fase preparatoria del progetto sull’euro digitale, ulteriore traguardo in vista della sua eventuale emissione. Nel 2025 l’Eurosistema ha proseguito i lavori per lo sviluppo di un ecosistema europeo di attività digitali innovativo, integrato e sicuro per le operazioni all’ingrosso effettuate utilizzando la tecnologia a registro distribuito, con l’avvio delle iniziative Pontes e Appia. In materia di sorveglianza, la rifusione del regolamento della BCE sui requisiti di sorveglianza per i sistemi di pagamento di importanza sistemica ha aggiornato la definizione di gestore di sistema di pagamento di importanza sistemica e le disposizioni in materia di governance, rischio cibernetico ed esternalizzazione.

4.1 Servizi Target

I servizi Target comprendono tre servizi di regolamento e un servizio di gestione delle garanzie: T2, un sistema di regolamento lordo in tempo reale per le operazioni di pagamento a supporto delle operazioni di politica monetaria, dei pagamenti interbancari e dei pagamenti commerciali; Target2‑Securities (T2S), una piattaforma unica per il regolamento delle transazioni in titoli a livello europeo; il servizio di regolamento dei pagamenti istantanei in Target (TARGET Instant Payment Settlement, TIPS), che regola i pagamenti istantanei in moneta di banca centrale su base continuativa (24 ore su 24, 7 giorni su 7); infine, il sistema unificato di gestione delle garanzie dell’Eurosistema (Eurosystem Collateral Management System, ECMS), avviato con successo il 16 giugno 2025, per la gestione armonizzata delle attività stanziate in garanzia nelle operazioni di credito dell’Eurosistema in tutti i paesi appartenenti all’area dell’euro.

La funzionalità multivalutaria dei servizi Target è stata ulteriormente ampliata

La funzionalità multivalutaria dei servizi Target consente di fornire servizi di regolamento in valute diverse dall’euro. È stata utilizzata dall’ottobre 2018 in T2S per il regolamento di operazioni in titoli in corone danesi e dal febbraio 2024 in TIPS per il regolamento di pagamenti istantanei in corone svedesi. Nell’aprile 2025 è stato reso disponibile il regolamento in corone danesi anche in T2 e TIPS. In futuro, TIPS consentirà il regolamento in corone norvegesi, mentre è attualmente allo studio la possibile aggiunta di ulteriori valute sia in TIPS sia in T2. Nel contesto dell’adesione della Bulgaria all’area dell’euro il 1° gennaio 2026, la Banca nazionale di Bulgaria e la comunità finanziaria del paese hanno aderito a tutti i servizi Target, compreso ECMS.

È aumentato il traffico di tutti i servizi Target

Nel 2025 il traffico dei pagamenti è aumentato in tutti i servizi Target. T2 ha regolato in media 431.067 pagamenti giornalieri, che rappresentano un aumento del 2,2 per cento rispetto all’anno precedente, dovuto soprattutto a pagamenti inviati dalle banche per conto dei clienti. T2S ha regolato un volume medio giornaliero di 922.533 operazioni, con un aumento del 16,6 per cento che si è ampiamente diffuso nei diversi mercati. Il regolamento dell’UE sui bonifici istantanei[55], che ha imposto ai prestatori di servizi di pagamento dell’area dell’euro di poter ricevere e inviare pagamenti istantanei rispettivamente entro il 9 gennaio e il 9 ottobre 2025, ha determinato un aumento sostanziale, nel 2025, dell’attività di TIPS denominata in euro[56]. La media giornaliera del numero delle operazioni è passata da 1.657.421 pagamenti a dicembre 2024 a 1.883.368 a gennaio 2025 e a 3.845.376 a dicembre 2025, più che raddoppiando nel corso dell’anno.

Il quarto servizio Target è entrato in funzione a giugno 2025

ECMS è stato avviato con successo il 16 giugno 2025 e ha iniziato a operare regolarmente, a seguito di una migrazione coordinata che ha coinvolto 20 banche centrali nazionali e le loro comunità[57]. È diventato il quarto servizio Target ed è pienamente integrato con altri servizi, in particolare con T2S e T2. ECMS ha trattato in media oltre 5.000 istruzioni al giorno, connesse principalmente alle movimentazioni dei crediti in garanzia.

L’evoluzione dei servizi Target ha apportato significativi incrementi di efficienza

Nel 2025 sono stati compiuti progressi significativi nello sviluppo di tutti i servizi Target. Sono stati apportati diversi miglioramenti operativi e funzionali per accrescere l’efficienza di T2 per i partecipanti e le banche centrali. Inoltre, nel corso del 2025 l’Eurosistema ha concesso ai prestatori di servizi di pagamento non bancari l’accesso ai sistemi di pagamento gestiti dalle banche centrali, compreso Target. A giugno l’Eurosistema ha avviato una consultazione pubblica sulla possibile estensione degli orari di operatività di T2. Una volta esaminate tutte le risposte, sarà pubblicato un rapporto nella prima metà del 2026. Infine, sono proseguiti i lavori preparatori relativi agli adattamenti di T2 necessari per il progetto sull’euro digitale.

In T2S sono state introdotte nuove importanti funzionalità volte a potenziare il regolamento transfrontaliero, a migliorare ulteriormente l’efficienza del regolamento, in particolare mediante l’ottimizzazione del regolamento parziale, e a rafforzare i servizi di gestione automatica della liquidità per gli intermediari. Inoltre, sono proseguiti i lavori per migliorare la resilienza complessiva di T2S e, in stretta collaborazione con il settore finanziario, gli organi di governance hanno promosso iniziative strategiche di rilievo. Sono state avviate l’identificazione e la valutazione delle modifiche di sistema necessarie a sostenere il passaggio a un ciclo di regolamento delle transazioni in titoli nell’UE più breve (T+1) e ne è stata pianificata l’attuazione prima dell’introduzione di T+1 a ottobre 2027.

Misure di follow‑up successive all’incidente relativo ai servizi Target del 27 febbraio 2025

Il 27 febbraio 2025 i servizi Target hanno subito un grave incidente che ha reso T2 e T2S indisponibili, rispettivamente, per circa dieci e otto ore. Di conseguenza, è stata sospesa l’elaborazione di istruzioni di regolamento titoli, di pagamenti, di regolamenti dei sistemi ancillari e di trasferimenti di liquidità tra i servizi Target. A seguito dell’incidente, gli organi di governance dei servizi Target hanno individuato 20 misure volte a migliorare i piani di emergenza in futuro[58]. Tali misure includono: a) la sostituzione di un componente fisico difettoso, b) il riesame della gestione della continuità operativa e dei servizi informatici e c) la raccolta di feedback dettagliati dal mercato sull’efficacia dell’estensione degli orari di chiusura in caso di un’interruzione prolungata. Sono stati compiuti progressi significativi riguardo alle misure individuate, la maggior parte delle quali è stata attuata entro il quarto trimestre del 2025[59]. Altri incidenti, che hanno anch’essi influito sulla disponibilità dei servizi Target sebbene in misura minore (in particolare a marzo, maggio e novembre 2025), sono stati attentamente gestiti dall’Eurosistema e hanno fornito ulteriori insegnamenti.

4.2 Plasmare i pagamenti e l’infrastruttura di mercato europei del futuro

Le azioni dell’Eurosistema volte a plasmare il futuro dei pagamenti e delle infrastrutture di mercato in Europa sono guidate da tre imperativi: innovazione, integrazione e indipendenza. L’Eurosistema utilizza tecnologie innovative per digitalizzare ulteriormente i pagamenti al dettaglio e all’ingrosso e i mercati dei titoli, nonché per promuovere una maggiore integrazione e concorrenza attraverso l’armonizzazione e la standardizzazione, ad esempio nel settore del post‑trading. Insieme alla diffusione di soluzioni paneuropee, questi sforzi saranno fondamentali per migliorare l’efficienza delle transazioni e favorire l’autonomia strategica e la resilienza dell’Europa. Essi rafforzeranno la sovranità monetaria europea e consolideranno il ruolo internazionale dell’euro, contribuendo nel contempo a preservare la stabilità finanziaria.

Preservare la sovranità monetaria dell’Europa con l’euro digitale

Nel 2025 l’Eurosistema ha compiuto importanti progressi nei lavori relativi all’euro digitale, al fine di assicurare ai cittadini l’accesso alla moneta pubblica nell’era digitale. Tale valuta rappresenterebbe una forma digitale di contante che andrebbe ad affiancarsi alle banconote e alle monete, nonché ad altri mezzi di pagamento digitali. Offrirebbe un metodo di pagamento semplice e universalmente accettato in tutta l’area dell’euro, gratuito per un utilizzo di base e con elevati standard di privacy, sicurezza e accessibilità. A ottobre 2025 il Consiglio direttivo ha deciso di passare alla fase successiva del progetto. Per informazioni più dettagliate, cfr. il riquadro 4.

Promuovere un ecosistema europeo di attività digitali sicuro e integrato

Forte del successo del lavoro esplorativo dell’Eurosistema con la tecnologia a registro distribuito (distributed ledger technology, DLT), nel 2025 il Consiglio direttivo ha approvato un piano strategico per favorire lo sviluppo di un ecosistema europeo di attività digitali, sfruttando il potenziale della DLT. Per informazioni dettagliate, cfr. il riquadro 5.

Migliorare i pagamenti transfrontalieri mediante l’interconnessione di sistemi di fast payment

Per quanto riguarda i pagamenti internazionali, un obiettivo fondamentale della strategia dell’Eurosistema per i pagamenti al dettaglio consiste nell’agevolare le operazioni transfrontaliere per le imprese e i consumatori in Europa e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. L’Eurosistema sta valutando come TIPS possa contribuire agli obiettivi del piano d’azione transfrontaliero del G20.

Nel giugno 2025 è stato introdotto in TIPS un servizio di regolamento multivalutario basato sullo schema di One‑Leg Out (OLO) Instant Credit Transfer (OCT Inst) del Consiglio europeo per i pagamenti, che consente l’avvio di transazioni tra qualsiasi coppia di valute purché almeno una delle due componenti sia denominata in una delle valute trattate in TIPS.

A livello globale, l’Eurosistema sta esplorando ipotesi di collegamento di TIPS con altri sistemi di fast payment quale strumento per migliorare ulteriormente l’interoperabilità, ridurre i costi e aumentare la velocità e la trasparenza dei pagamenti transfrontalieri. Nel settembre 2025 il Consiglio direttivo ha deciso di valutare la possibilità di un eventuale collegamento tra TIPS e il sistema svizzero per la compensazione interbancaria dei pagamenti istantanei (Swiss Interbank Clearing Instant Payments, SIC IP). Nel novembre 2025 il Consiglio direttivo ha stabilito di proseguire i lavori per collegare TIPS all’Interfaccia unificata dei pagamenti dell’India e a Nexus Global Payments.

Integrazione delle infrastrutture di mercato europee per titoli e garanzie

L’utilizzo di uno standard di messaggistica comune per le garanzie è previsto dai requisiti del regolamento unico per la gestione delle garanzie per l’Europa (Single Collateral Management Rulebook for Europe, SCoRE), ed è fondamentale per migliorare l’automazione dei processi relativi agli eventi societari e ai servizi triparty di gestione delle garanzie. Nel dicembre 2025 il gruppo consultivo dell’Eurosistema per le infrastrutture di mercato per la gestione dei titoli e delle garanzie (Advisory Group on Market Infrastructures for Securities and Collateral, AMI‑SeCo) ha definito una tabella di marcia nell’ambito della sua strategia di migrazione a ISO 20022 per una transizione generalizzata a livello di mercato. L’AMI‑SeCo ha inoltre pubblicato un esaustivo rapporto sulle rimanenti barriere all’integrazione del post‑trading in Europa. Sia la relazione sulla conformità agli eventi societari del 2025, sia il rapporto SCoREBOARD sulla conformità e i progressi per la seconda metà del 2025 evidenziano sviluppi limitati e ritardi nella conformità agli standard AMI‑SeCo. L’Eurosistema sta pertanto cercando riscontro presso i soggetti interessati sulle misure concrete e sulle tempistiche da loro previste per raggiungere la piena conformità agli standard ScoRE. In alcuni ambiti della gestione degli eventi societari, l’AMI˗SeCo sostiene la prevista transizione dell’UE a un ciclo di regolamento più breve (T+1).

Più in generale, la BCE, insieme all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (European Securities and Markets Authority, ESMA) e alla Commissione europea, sta sostenendo il passaggio dell’UE a T+1 (cfr. anche la sezione 4.1) attraverso la sua partecipazione all’apposita struttura di governance dell’UE.

Riquadro 4
Euro digitale

La digitalizzazione sta cambiando le modalità di pagamento degli utenti. Un numero sempre maggiore di pagamenti nei negozi è effettuato in forma digitale, il contante è utilizzato in misura minore e gli acquisti online sono in aumento. Un euro digitale garantirebbe la possibilità di pagare in moneta pubblica, integrando il contante con il suo equivalente per i pagamenti digitali. Sarebbe accessibile a tutti, gratuito per le funzioni di base e accettato per qualsiasi pagamento digitale in tutta l’area dell’euro. L’euro digitale sarebbe efficiente sotto il profilo dei costi e conforme ai più elevati standard di privacy. Accrescerebbe la convenienza per i consumatori e ridurrebbe le commissioni per gli esercenti. Gli standard aperti dell’euro digitale consentirebbero inoltre alle soluzioni di pagamento private europee di espandersi più facilmente, unificando in tal modo il frammentato mercato dei pagamenti al dettaglio dell’area dell’euro e promuovendo l’innovazione in Europa. Grazie alla sua architettura tecnica e alle sue funzionalità offline, aumenterebbe la resilienza dei pagamenti al dettaglio nell’area dell’euro e garantirebbe la possibilità di effettuare pagamenti tra due dispositivi vicini, anche in assenza di connessione Internet, con un livello di privacy analogo a quello del contante[60].

A ottobre 2025 si è conclusa la fase preparatoria

Il completamento della fase preparatoria segna un passaggio importante nello sviluppo del progetto su un euro digitale. Sulla base delle conoscenze acquisite durante la fase istruttoria, condotta dal 2021 al 2023, si è proceduto alla messa a punto degli aspetti pratici. Tra i principali risultati figurano: a) lo sviluppo della bozza del manuale di norme relativo allo schema per l’euro digitale, b) la selezione dei fornitori di componenti dell’euro digitale e dei servizi connessi, c) il buon funzionamento della piattaforma per l’innovazione per la sperimentazione con gli operatori di mercato, nonché d) lo studio, condotto da un gruppo di lavoro tecnico, che illustra come l’euro digitale si inserisca nell’ecosistema dei pagamenti. Per assicurare che l’euro digitale sia progettato per soddisfare le esigenze dei cittadini e dei commercianti europei, l’Eurosistema ha inoltre commissionato approfondite ricerche presso consumatori vulnerabili e piccoli commercianti. La BCE ha dimostrato che i costi dell’euro digitale per le banche sarebbero contenuti, data la possibilità di sfruttare sinergie e prassi di mutualizzazione degli oneri delle stesse. Ha inoltre approfondito il proprio lavoro tecnico relativamente alla sicurezza, alla resilienza e all’impatto dell’euro digitale sulla stabilità finanziaria, fornendo su richiesta un contributo tecnico ai legislatori dell’UE.

Da novembre 2025: garantire la preparazione tecnica

Alla fine di ottobre il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale. Partendo dall’ipotesi di lavoro che il relativo regolamento sia adottato nel 2026, la BCE mira a essere pronta a una possibile prima emissione dell’euro digitale nel 2029. Nel marzo 2026 i prestatori di servizi di pagamento sono stati invitati a partecipare a un esercizio pilota che si svolgerà nella seconda metà del 2027. L’attuale fase del progetto si concentra su tre aree di intervento principali: garantire la preparazione tecnica, intensificare il coinvolgimento del mercato e supportare il processo legislativo. Il lavoro segue un approccio modulare e flessibile, che consente di dimensionare gradualmente e contenere i costi fino all’adozione di una decisione finale sull’emissione. L’Eurosistema è impegnato a mettere a punto la progettazione dell’euro digitale tenendo conto dei risultati legislativi e del feedback da parte dei soggetti interessati, al fine di soddisfare le esigenze dei cittadini dell’area dell’euro.

Riquadro 5
Promuovere lo sviluppo di un ecosistema europeo di attività digitali

Sebbene la digitalizzazione della finanza sia in atto da decenni, la tecnologia a registro distribuito (DLT) ha il potenziale per spingere significativamente più avanti la frontiera tecnologica. La DLT consente la tokenizzazione della finanza, un processo in cui le attività sono emesse o rappresentate come token digitali su un registro distribuito. La tokenizzazione può aumentare l’efficienza, la trasparenza e l’automazione delle transazioni, con effetti potenzialmente significativi sulle infrastrutture di mercato e sui ruoli degli operatori di mercato. L’Eurosistema sta cogliendo questa opportunità per assicurare, in linea con il proprio mandato, che l’Europa rimanga competitiva, integrata e strategicamente autonoma nel definire il proprio futuro digitale. Al tempo stesso, esso intende tutelare l’efficacia della politica monetaria e la stabilità finanziaria, mantenendo la moneta di banca centrale al centro del sistema monetario.

Nel 2025 il Consiglio direttivo ha approvato una strategia a sostegno dello sviluppo sicuro e integrato di un ecosistema europeo di attività digitali per i mercati all’ingrosso[61]. Il programma di lavoro unico dell’Eurosistema si compone di due elementi principali:

  • Pontes: fungendo da ponte tra presente e futuro, Pontes collegherà le piattaforme DLT del mercato direttamente ai servizi Target dell’Eurosistema. Ciò consentirà agli operatori di mercato di regolare transazioni tokenizzate in moneta di banca centrale, dando loro la sicurezza e la certezza di cui oggi hanno bisogno e l’opportunità di acquisire esperienza operativa per il futuro. Il primo traguardo sarà il lancio iniziale di Pontes nel terzo trimestre del 2026, che fornirà un primo set di funzionalità in grado di soddisfare le esigenze immediate del mercato. Sarà tuttavia una soluzione in evoluzione, con ulteriori caratteristiche e funzionalità che verranno gradualmente aggiunte a partire dalla metà del 2027. La BCE ha istituito una struttura di governance per interagire sistematicamente con le parti interessate.
  • Appia: la strada verso un ecosistema finanziario digitale integrato in Europa. In collaborazione con soggetti interessati del settore pubblico e privato, l’iniziativa Appia analizzerà le modalità per definire l’architettura complessiva di un ecosistema finanziario europeo innovativo e integrato basato sulla tokenizzazione: dall’infrastruttura di regolamento agli standard, alle normative e ai quadri di governance. A seguito della pubblicazione della tabella di marcia per Appia, l’11 marzo 2026, l’Eurosistema avvierà un ampio confronto con gli operatori di mercato, i legislatori e le autorità di regolamentazione al fine di elaborare un progetto per tale ecosistema nel 2028, fornendo un elenco completo di risultati, raccomandazioni e principi. Appia contribuirà inoltre a orientare la progettazione e le priorità dei miglioramenti da apportare a Pontes.

La strategia dell’Eurosistema riguardo alla DLT racchiude in sé i tre imperativi di innovazione, integrazione e indipendenza.

Innovazione: l’Eurosistema promuove l’innovazione senza compromettere la sicurezza. Le iniziative offriranno ai mercati finanziari un ambiente di regolamento in moneta di banca centrale privo dei rischi di credito e di liquidità delle attività di regolamento private. La moneta di banca centrale è la solida base che rende l’innovazione sostenibile e affidabile.

Integrazione: Il panorama del post‑trading in Europa rimane frammentato[62]. Ciò fa aumentare i costi, riduce la liquidità e complica l’attività transfrontaliera per effetto di regole, commissioni e procedure diverse. Il pacchetto sull’integrazione dei mercati proposto dalla Commissione europea riconosce questa sfida e mira a promuovere una maggiore integrazione dei mercati dei capitali. La DLT può contribuire al raggiungimento di tale obiettivo grazie a infrastrutture di mercato condivise e transfrontaliere, per le quali fin dall’inizio devono essere prese in considerazione armonizzazione e interoperabilità.

Indipendenza: L’Europa necessita di autonomia strategica in un contesto globale in continua evoluzione. Pontes e Appia sosterranno tale obiettivo costruendo un ecosistema incentrato sulla moneta di banca centrale quale strumento di regolamento pubblico affidabile che consenta lo sviluppo sicuro di attività di regolamento private regolamentate denominate in euro.

4.3 Sorveglianza e ruolo di banca centrale di emissione

Il funzionamento sicuro ed efficiente delle infrastrutture dei mercati finanziari e dei pagamenti nell’area dell’euro rimane una priorità per l’Eurosistema, nella sua funzione di sorveglianza. Inoltre, in quanto banca centrale di emissione dell’euro, l’Eurosistema partecipa ad accordi di cooperazione con altre autorità di sorveglianza o con le autorità competenti per le infrastrutture dei mercati finanziari con volumi significativi di attività denominate in euro.

L’Eurosistema ha condotto molteplici valutazioni sui sistemi di pagamento di importanza sistemica e sugli schemi e i meccanismi di pagamento paneuropei e nazionali

La valutazione complessiva dei servizi Target, ultimata nel 2025, ha concluso che tali servizi sono ampiamente conformi ai requisiti di sorveglianza applicabili. Sono state formulate raccomandazioni riguardanti, in particolare, la governance della gestione dei rischi e l’integrazione dei processi informatici nella gestione dei rischi operativi. Dai risultati non sono emersi rischi gravi. I malfunzionamenti che hanno interessato i servizi Target nel 2025 sono stati riesaminati, soprattutto il grave incidente verificatosi a febbraio, così come ulteriori episodi occorsi a marzo, maggio e novembre. Dalla valutazione sono scaturite raccomandazioni relative ai processi di gestione degli incidenti gravi e della continuità operativa.

È stato pubblicato il regolamento aggiornato della BCE sui requisiti di sorveglianza dei sistemi di pagamento di importanza sistemica

L’Eurosistema ha inoltre condotto una serie di esercizi di valutazione di altri sistemi di pagamento di importanza sistemica, ossia EURO1 e STEP2‑T di EBA CLEARING e Mastercard Clearing Management System, con particolare attenzione alla resilienza operativa e alle modifiche di rilievo. Nel 2025 sono state apportate modifiche allo status di alcuni sistemi di pagamento, a seguito dell’esercizio annuale di classificazione di tali sistemi a fini di sorveglianza[63]. L’Eurosistema ha ultimato anche la riformulazione del regolamento della BCE sui requisiti di sorveglianza per i sistemi di pagamento di importanza sistemica (regolamento sui SIPS della BCE)[64], che ha comportato la revisione di vari elementi, tra cui la definizione di gestore di SIPS per includervi anche le filiali stabilite nell’area dell’euro di soggetti giuridici situati al di fuori di tale area. Inoltre, la rifusione del regolamento include disposizioni in materia di rischio cibernetico ed esternalizzazione, anche tenendo conto degli sviluppi tecnologici e normativi nell’Unione europea, incluso il regolamento relativo alla resilienza operativa digitale (Digital Operational Resilience Act, DORA)[65].

Nell’ambito del suo quadro di riferimento per la sorveglianza sugli strumenti, sugli schemi e sui meccanismi di pagamento elettronico (quadro di riferimento PISA), l’Eurosistema ha concluso valutazioni complessive di alcuni schemi di pagamento. Ha inoltre reso operative le sue nuove responsabilità nell’ambito del regolamento relativo ai mercati delle cripto‑attività (Markets in Crypto‑Assets Regulation, MiCAR)[66] e, in collaborazione con l’Autorità bancaria europea, ha finalizzato il rapporto congiunto del 2025 sulle frodi nei pagamenti.

Riguardo alla resilienza cibernetica, l’Eurosistema ha condotto la sua indagine periodica per valutarne lo stato di adeguatezza nei soggetti sottoposti a sorveglianza[67]. Ha inoltre coordinato le attività del Comitato europeo per la resilienza cibernetica rivolto alle infrastrutture finanziarie paneuropee (Euro Cyber Resilience Board for pan‑European Financial Infrastructures, ECRB), che nel 2025 si sono concentrate in particolare sul coordinamento in caso di crisi e sulla gestione del rischio derivante da terze parti.

L’Eurosistema ha rivisto la linea di credito delle CCP all’interno di Target per assicurarne la rapida operatività

In quanto banca centrale di emissione dell’euro, l’Eurosistema ha contribuito ai lavori dei collegi di vigilanza e di risoluzione per le controparti centrali (CCP) dell’UE ed è stato coinvolto nelle attività della vigilanza delle CCP di paesi terzi di importanza sistemica. Ha inoltre completato la revisione delle linee di credito a disposizione delle CCP dell’area dell’euro idonee ai sensi delle linee guida Target (Target guideline)[68]. Nel 2025 la BCE ha monitorato gli sviluppi nel panorama della compensazione nell’UE e ha condotto analisi approfondite della struttura e del funzionamento dei pool di liquidità per i derivati su tassi di interesse denominati in euro. La BCE ha inoltre contribuito ai lavori del meccanismo di monitoraggio congiunto recentemente istituito.

In quanto banca centrale di emissione per l’euro, l’Eurosistema ha contribuito alle procedure di vigilanza per le infrastrutture del mercato del post‑trading

Nell’ambito del regolamento delle transazioni in titoli, l’Eurosistema ha continuato a svolgere il ruolo di autorità competente ai sensi del regolamento sui CSD (CSDR)[69], formulando pareri motivati sul riesame e sulla valutazione periodici, nonché sull’estensione dell’autorizzazione, di determinati depositari centrali di titoli. Inoltre, l’Eurosistema ha emesso pareri non vincolanti su una serie di richieste presentate ai sensi del regolamento sul regime pilota per le infrastrutture di mercato basate sulla DLT[70].

Infine, la BCE ha contribuito a molteplici attività di policy e regolamentazione nell’UE e a livello internazionale, tra cui lo sviluppo di norme tecniche di regolamentazione collegate a normative dell’UE recentemente adottate o aggiornate applicabili alle infrastrutture dei mercati finanziari.

5 Le operazioni di mercato e i servizi finanziari forniti ad altre istituzioni

Le linee di swap e pronti contro termine dell’Eurosistema con banche centrali non appartenenti all’area dell’euro sono strumenti di politica monetaria utilizzati a fini di stabilizzazione nei periodi di tensione sui mercati finanziari mondiali. Nel 2025 le linee di liquidità in euro hanno nuovamente fornito un sostegno (backstop) al finanziamento sul mercato. La BCE ha inoltre continuato a offrire operazioni in dollari statunitensi alle controparti idonee dell’area dell’euro su base regolare, garantite dalla rete attualmente in essere di linee di liquidità in swap tra le principali banche centrali, tra cui il Federal Reserve System, la Bank of Canada, la Bank of England, la Banca del Giappone e la Banca nazionale svizzera. Nel 2025 la BCE non ha effettuato alcun intervento sul mercato dei cambi ed è rimasta responsabile della gestione di varie operazioni finanziarie per conto dell’UE, continuando a svolgere un ruolo di coordinamento nell’ambito del quadro dei servizi di gestione delle riserve offerti dall’Eurosistema (Eurosystem Reserve Management Services, ERMS).

5.1 Gli andamenti delle operazioni di mercato

Linee di liquidità in euro e in valuta estera

Le linee di swap e pronti contro termine dell’Eurosistema sono rimaste operative nel 2025

Le linee di swap e pronti contro termine dell’Eurosistema sono strumenti di politica monetaria; esse contribuiscono a evitare che eventuali tensioni sui mercati internazionali compromettano l’efficacia della trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro. La tavola 5.1 riporta le linee di liquidità in essere al 31 dicembre 2025. Nel 2025 i prelievi dalle linee di liquidità in euro sono rimasti molto limitati.

In merito alle linee di liquidità in valuta estera, nel 2025 la BCE ha continuato a fornire liquidità in dollari statunitensi su base settimanale con scadenza a sette giorni, in coordinamento con il Federal Reserve System, la Bank of Canada, la Bank of England, la Banca del Giappone e la Banca nazionale svizzera (le banche che costituiscono la rete di linee di liquidità in swap). La partecipazione a queste operazioni da parte delle controparti appartenenti all’area dell’euro è rimasta molto contenuta durante tutto l’anno.

Tavola 5.1

Panoramica delle linee di liquidità dell’Eurosistema operative al 31 dicembre 2025

Banca centrale esterna all’area dell’euro

Tipo di accordo

Reciprocità

Importo massimo previsto per il prestito
(milioni di euro)

Danmarks Nationalbank

Linea di swap

No

24.000

Sveriges Riksbank

Linea di swap

No

10.000

Bank of Canada

Linea di swap

Illimitato

Banca centrale della Repubblica popolare cinese

Linea di swap

45.000

Banca del Giappone

Linea di swap

Illimitato

Banca nazionale svizzera

Linea di swap

Illimitato

Bank of England

Linea di swap

Illimitato

Federal Reserve System

Linea di swap

Illimitato

Banca Naţională a României

Linea di pronti contro termine

No

4.500

Magyar Nemzeti Bank

Linea di pronti contro termine

No

4.000

Banca centrale d’Albania

Linea di pronti contro termine

No

400

Autorità finanziaria del Principato di Andorra

Linea di pronti contro termine

No

35

Banca nazionale della Repubblica di Macedonia del Nord

Linea di pronti contro termine

No

400

Banca centrale della Repubblica di San Marino

Linea di pronti contro termine

No

100

Banca centrale del Montenegro

Linea di pronti contro termine

No

250

Banca centrale della Repubblica del Kosovo

Linea di pronti contro termine

No

100

Fonte: BCE.

Le segnalazioni di interventi sui mercati valutari

Dal 2011 la BCE non effettua interventi sul mercato dei cambi

Nel 2025 la BCE non è intervenuta sul mercato dei cambi. Dall’introduzione dell’euro la BCE ha effettuato interventi in cambi in due occasioni, nel 2000 e nel 2011. I dati su tali interventi sono pubblicati trimestralmente, con un ritardo di un trimestre, sul sito Internet della BCE e nel Portale dati della BCE; tali informazioni sono altresì riportate nella tavola 5.2. Se nel trimestre considerato non vi sono stati interventi sul mercato dei cambi, di ciò è fatta espressa menzione.

Tavola 5.2

Interventi della BCE sui mercati valutari

Periodo

Data

Tipo di intervento

Coppia valutaria

Valuta acquistata

Importo lordo (milioni di euro)

Importo netto (milioni di euro)

3° trim. 2000

22/09/2000

Coordinato

EUR/USD

EUR

1.640

1.640

22/09/2000

Coordinato

EUR/JPY

EUR

1.500

1.500

4° trim. 2000

03/11/2000

Unilaterale

EUR/USD

EUR

2.890

2.890

03/11/2000

Unilaterale

EUR/JPY

EUR

680

680

06/11/2000

Unilaterale

EUR/USD

EUR

1.000

1.000

09/11/2000

Unilaterale

EUR/USD

EUR

1.700

1.700

09/11/2000

Unilaterale

EUR/JPY

EUR

800

800

1° trim. 2011

18/03/2011

Coordinato

EUR/JPY

EUR

700

700

2012‑2024

-

-

-

-

-

-

Dal 1° al 4° trim. 2025

-

-

-

-

-

-

Fonte: BCE.

Il quadro di riferimento per le segnalazioni contempla gli interventi sui mercati valutari effettuati dalla BCE sia unilateralmente sia in coordinamento con altre autorità internazionali, nonché gli interventi “ai margini” nell’ambito degli Accordi europei di cambio (AEC II).

5.2 La gestione delle operazioni di assunzione e concessione di prestiti nell’UE

La BCE ha gestito le operazioni di pagamento nell’ambito di vari programmi di prestito dell’UE

La BCE opera come agente finanziario per la Commissione europea per la gestione delle operazioni di assunzione e concessione di prestiti dell’UE. Nel 2025 è stata responsabile della gestione dei conti e del trattamento dei pagamenti relativi ai seguenti programmi dell’UE:

  • il meccanismo di sostegno finanziario a medio termine (medium‑term financial assistance, MTFA);
  • il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF);
  • lo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione nello stato di emergenza (SURE);
  • il programma Next Generation EU (NGEU);
  • il meccanismo di cooperazione per i prestiti all’Ucraina (Ukraine loan cooperation mechanism, ULCM);
  • lo strumento per l’Ucraina;
  • l’assistenza macrofinanziaria (AMF);
  • lo strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali.

La BCE funge anche da agente di pagamento per la Commissione europea in relazione al suo servizio di emissione dell’UE.

Nel 2025 la BCE ha gestito varie erogazioni e pagamenti nell’ambito dei suddetti programmi.

A essa compete anche il trattamento di tutti i pagamenti relativi all’accordo sul programma di prestiti per la Grecia.

Al 31 dicembre gli importi nominali totali in essere ammontavano a 37,1 miliardi di euro nell’ambito del MESF, a 90,4 miliardi per il SURE e a 26,3 miliardi nell’ambito dell’accordo sul programma di prestiti per la Grecia. Alla stessa data non vi erano importi in essere nell’ambito dell’MTFA.

5.3 I servizi di gestione delle riserve offerti dall’Eurosistema

Diverse banche centrali nazionali dell’Eurosistema hanno fornito servizi nell’ambito dell’ERMS

Nel 2025 l’Eurosistema ha continuato a offrire un’ampia gamma di servizi finanziari nell’ambito del suo quadro di riferimento per i servizi di gestione delle riserve (Eurosystem reserve management services, ERMS), istituito nel 2005 per la gestione delle attività di riserva denominate in euro. Diverse banche centrali nazionali dell’Eurosistema hanno fornito tali servizi, sulla base di condizioni armonizzate e in linea con gli standard generali di mercato, a banche centrali, autorità monetarie, enti governativi collocati al di fuori dell’area dell’euro e organizzazioni internazionali. La BCE ha mantenuto un ruolo di coordinamento, ha monitorato l’ordinato funzionamento dei servizi, ha favorito miglioramenti del quadro e ha riferito agli organi decisionali della BCE tramite rapporti dedicati.

Il numero di conti di clienti ERMS segnalati alla fine del 2025 era pari a 285, a fronte di 287 rilevati alla fine del 2024. Nel quarto trimestre del 2025 le consistenze totali aggregate (incluse le attività liquide e i titoli) gestite nell’ambito dell’ERMS sono aumentate di circa l’8 per cento rispetto al quarto trimestre del 2024.

6 Rendere il contante in euro pronto per il futuro

Nel 2025 le banconote in euro in circolazione sono nuovamente aumentate. In linea con l’impegno dell’Eurosistema volto a garantire che il contante rimanga disponibile, accessibile e accettato come mezzo di pagamento, nonché il più possibile sostenibile e rispettoso dell’ambiente, sono proseguite le attività volte alla progettazione delle nuove banconote in euro, in modo da accrescerne la sicurezza e far sì che tutti i cittadini europei vi si possano identificare più facilmente.

6.1 Andamento della circolazione e gestione del contante

È proseguita la crescita della circolazione delle banconote e delle monete in euro

Nel 2025 il numero di banconote in circolazione ha continuato ad aumentare, raggiungendo, a fine anno, un nuovo massimo di 31,3 miliardi di pezzi, per un valore nominale complessivo di 1.619,5 miliardi di euro. La circolazione, dopo essersi stabilizzata durante il periodo caratterizzato dal rialzo dei tassi di interesse, ha registrato una lieve ripresa, crescendo del 2,5 per cento in termini di pezzi e del 2,0 in valore su base annua.

Grafico 6.1

Numero e valore delle banconote in euro in circolazione

(scala di sinistra: miliardi di euro; scala di destra: miliardi di pezzi)

Fonte: BCE.

Il valore del contante in circolazione negli ultimi dieci anni è stato superiore al 10 per cento del PIL dell’area dell’euro, a evidenza della sua importanza

Nel periodo 2015‑2025 il valore del contante in circolazione ha costantemente superato il 10 per cento del PIL dell’area dell’euro, evidenziando la rilevanza del contante sia come mezzo di pagamento sia come attività liquida detenuta a fini transattivi e precauzionali. La crescita delle banconote in circolazione è stata trainata anche dall’uso dell’euro a livello internazionale.

Nel 2025 gli enti creditizi hanno versato alle banche centrali nazionali (BCN) dell’area dell’euro un totale di 24,5 miliardi di banconote, con una lieve diminuzione, di 0,9 miliardi, rispetto al 2024. In termini di valore, nel 2025 le banconote depositate presso le BCN ammontavano a un totale di 833 miliardi di euro, dato in calo rispetto agli 856 miliardi del 2024. Tale riduzione è stata determinata in parte dai volumi più elevati di banconote che gli enti creditizi hanno rimesso in circolazione tra la clientela anziché versarle alle BCN.

Nel 2025 l’aumento su base annua della circolazione delle monete in euro emesse dagli Stati membri dell’area dell’euro è stato pari all’1,8 per cento in termini di pezzi e al 2,6 per cento in valore, portando la circolazione a 2,7 miliardi di monete, per un valore nominale di 890 milioni di euro.

6.2 Rafforzamento del quadro normativo in materia di contante

Il contante svolge un ruolo importante in caso di crisi, rafforzando la resilienza del sistema dei pagamenti

L’aumento delle banconote in euro in circolazione dimostra la perdurante necessità di politiche che salvaguardino in prospettiva l’accettazione del contante, garantiscano un livello adeguato di accesso ai servizi di cassa, e assicurino la sicurezza e la sostenibilità delle banconote. I crescenti timori nell’area dell’euro in merito all’accettazione del contante e all’accesso ai servizi di cassa mettono in luce l’urgenza di un quadro di riferimento complessivo a livello dell’UE, fondato su norme chiare e vincolanti in materia di corso legale delle banconote e delle monete in euro. Tale quadro rafforzerà la fiducia del pubblico nel contante e chiarirà le responsabilità degli Stati membri nel garantire un accesso effettivo ai servizi di cassa e una maggiore resilienza degli stessi. La BCE ha accolto con favore i significativi progressi compiuti dai legislatori dell’UE con l’accordo raggiunto dal Consiglio dell’Unione europea nel dicembre 2025 sull’approccio generale, ed è pronta a fornire sostegno tecnico per il perfezionamento del regolamento relativo al corso legale delle banconote e delle monete in euro[71] nell’ambito del pacchetto per la moneta unica (Single Currency Package). Nonostante l’aumento generalizzato dei pagamenti al dettaglio digitali nell’area dell’euro, l’esperienza dei black‑out elettrici dimostra che il contante rimane una riserva affidabile in caso di interruzioni del sistema dei pagamenti, che possono verificarsi inaspettatamente e incidere su vasta scala sulle transazioni[72]. Il contante rafforza la resilienza del sistema, sia, in aggiunta al suo diffuso utilizzo quotidiano, come “ruota di scorta” per il sistema dei pagamenti in caso di interruzioni nel suo funzionamento, sia favorendo la concorrenza nei mercati dei pagamenti. Il contante riveste inoltre un ruolo importante per l’inclusione finanziaria, poiché molti cittadini, fra cui in particolare i gruppi vulnerabili, fanno affidamento su di esso per effettuare i pagamenti quotidiani.

6.3 Contraffazione e sviluppo delle banconote in euro

Il numero di biglietti falsi ritirati dalla circolazione è diminuito del 20 per cento

Nel 2025 sono state ritirate dalla circolazione circa 444.000 banconote in euro contraffatte, il 20 per cento in meno rispetto all’anno precedente. I tagli da 20 e 50 euro hanno continuato a essere i più contraffatti, rappresentando nel complesso circa l’80 per cento del totale.

Il livello di banconote contraffatte in proporzione al totale dei biglietti in circolazione è stato uno dei più bassi dall’introduzione dell’euro

Nel 2025 sono stati rilevati 14 biglietti falsi per milione di banconote autentiche in circolazione, uno dei livelli più bassi osservati dall’introduzione dell’euro (cfr. il grafico 6.2). La probabilità di ricevere una banconota contraffatta è pertanto molto bassa.

La maggior parte delle banconote contraffatte è di scarsa qualità e presenta imitazioni delle caratteristiche di sicurezza molto scadenti o del tutto assenti. Le banconote possono essere controllate utilizzando il semplice metodo “tocca, guarda, muovi”, illustrato nella pagina web Caratteristiche di sicurezza delle banconote e sui siti Internet delle banche centrali nazionali dei paesi dell’area dell’euro.

Grafico 6.2

Numero di banconote contraffatte individuate annualmente su un milione di banconote autentiche in circolazione

Fonte: BCE.

Progressi nel processo di progettazione delle nuove banconote in euro

Nel corso del 2025 la BCE ha proseguito i lavori di progettazione delle future banconote in euro. L’obiettivo del processo è che le banconote riflettano meglio l’unità, l’identità e i valori dell’Europa e siano più sicure, rispettose dell’ambiente e riconoscibili da tutti i cittadini europei. Avviato a dicembre 2021, il progetto evidenzia l’impegno della BCE per far sì che il contante resti un metodo di pagamento sicuro e inclusivo.

Il pubblico viene consultato durante l’intero processo di progettazione della nuova veste grafica, e una decisione sui disegni finali è attesa verso la fine del 2026

Il coinvolgimento del pubblico è stato fondamentale nel processo di progettazione della nuova veste grafica. Attraverso consultazioni e indagini, la BCE ha raccolto idee e opinioni dai cittadini dell’Unione europea. Nel 2023, sulla base del contributo del pubblico e delle raccomandazioni degli esperti, il Consiglio direttivo ha selezionato due temi per le nuove banconote: “Cultura europea”, che celebra luoghi di cultura e condivisione e personalità europee emblematiche, e “Fiumi e uccelli”, che mette in risalto la ricca diversità naturale dell’Europa. All’inizio del 2025 ha selezionato i motivi per illustrare ciascun tema.

Nel prosieguo dell’anno, il 15 luglio, la BCE ha indetto un concorso grafico per le nuove banconote, invitando designer e artisti residenti nell’Unione europea a presentare le proprie candidature per la partecipazione alla fase di definizione della veste grafica. I partecipanti sono stati selezionati in base all’esperienza e ai riconoscimenti conseguiti, e attualmente sono impegnati nella preparazione delle proposte grafiche. La giuria del concorso grafico, composta da esperti indipendenti di ciascun paese dell’area dell’euro, selezionerà una rosa di proposte, fino a un massimo di cinque per ciascun tema. Il pubblico avrà l’opportunità di esprimere la propria opinione prima che il Consiglio direttivo scelga i disegni finali, presumibilmente verso la fine del 2026. Le nuove banconote entreranno in circolazione alcuni anni dopo tale decisione e al termine del processo di produzione.

7 Statistiche

La BCE, in collaborazione con le banche centrali nazionali (BCN), sviluppa, raccoglie, compila e pubblica un ampio insieme di statistiche e dati a supporto dei compiti svolti dal Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e dal Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS). Tali statistiche sono utilizzate anche da autorità pubbliche, organizzazioni internazionali, operatori dei mercati finanziari, mezzi di informazione e altri fruitori, e contribuiscono a incrementare la trasparenza dell’operato della BCE.

Nel 2025 la BCE ha perfezionato le statistiche relative all’area dell’euro per meglio sostenere la politica monetaria, la stabilità finanziaria e le priorità dell’UE in senso più ampio. Le principali serie di dati su mercati monetari, banche e finanza pubblica sono state affinate, migliorandone copertura, coerenza e trasparenza e semplificando, allo stesso tempo, le segnalazioni delle BCN. Gli indicatori legati al clima sono stati ulteriormente sviluppati per fornire maggiori informazioni sulla finanza sostenibile e sui rischi climatici, favorendo pertanto l’integrazione delle considerazioni climatiche nell’analisi delle politiche. A livello legislativo, la BCE ha raccomandato modifiche mirate al Regolamento (CE) n. 2533/98 del Consiglio al fine di modernizzare il quadro di raccolta delle statistiche, migliorare la qualità e l’efficienza dei dati, tutelandone la riservatezza e mantenendo al tempo stesso gli oneri di segnalazione a un livello minimo. Parallelamente, il Comitato congiunto per le segnalazioni bancarie (Joint Bank Reporting Committee, JBRC) ha compiuto progressi fondamentali nel rendere più efficiente la segnalazione dei dati da parte delle banche con la pubblicazione del suo primo parere, che riguardava l’attuazione della revisione della classificazione statistica delle attività economiche.

7.1 Adeguare le statistiche dell’area dell’euro per rispondere all’evoluzione delle esigenze sul piano delle politiche

La trasparenza del mercato STEP è stata rafforzata grazie al miglioramento di copertura e precisione

A gennaio 2025 la BCE ha rafforzato significativamente le statistiche sugli strumenti di debito a breve termine europei (Short‑Term European Paper, STEP), che forniscono informazioni sui volumi, sulle operazioni e sui rendimenti nel mercato primario per i titoli di debito a breve termine emessi nell’ambito di programmi cui è stato attribuito il marchio STEP. Le nuove statistiche STEP si basano non solo sui dati messi a disposizione dai fornitori idonei di dati STEP, ma anche su altri dati di elevata qualità disponibili nell’archivio centralizzato sui titoli (Centralised Securities Database, CSDB) della BCE, al fine di migliorarne la qualità e la copertura. Le statistiche vengono pubblicate in rapporti interattivi e aggiornate con dati settimanali, in modo da facilitare il monitoraggio delle attività del mercato monetario da parte dell’Eurosistema (per le sue operazioni di politica monetaria), degli emittenti di titoli e degli investitori.

Il Consiglio direttivo ha adottato un nuovo indirizzo sulle statistiche relative alla ricchezza, ai redditi e ai consumi delle famiglie

Nel corso dello stesso mese, il Consiglio direttivo ha adottato un nuovo indirizzo che aggiorna e armonizza ulteriormente l’attuale quadro di riferimento per le statistiche dell’area dell’euro su ricchezza, reddito e consumi delle famiglie[73]. Il quadro di riferimento consente una migliore comprensione delle condizioni di diversi gruppi di famiglie e del modo in cui esse sono influenzate dagli andamenti economici e dalla politica monetaria.

La revisione dell’indirizzo sulle statistiche di finanza pubblica modernizza i dati sul disavanzo e sul debito e semplifica le segnalazioni delle BCN

Il Consiglio direttivo ha adottato una revisione dell’indirizzo sulle statistiche di finanza pubblica, che disciplina le modalità di compilazione e segnalazione dei dati dell’area dell’euro relativi a entrate, spese, disavanzi/avanzi e debito pubblici[74]. La revisione dell’indirizzo introduce modelli più chiari per i dati settoriali (amministrazioni centrali, statali e locali ed enti di previdenza e assistenza sociale), aggiunge informazioni armonizzate sui collegamenti finanziari con il bilancio dell’UE e definisce le circostanze in cui le BCN possono affidarsi alle statistiche già trasmesse da Eurostat, migliorando la coerenza ed evitando inutili segnalazioni doppie.

L’inclusione di nuovi operatori soggetti agli obblighi di segnalazione nel calcolo dell’€STR dimostra l’impegno della BCE a realizzare parametri di riferimento affidabili e trasparenti per il mercato monetario dell’euro

Per rafforzare la robustezza e la rappresentatività delle statistiche sul mercato monetario dell’euro, dal 2 luglio 2025 sono stati incorporati nel calcolo giornaliero del tasso di riferimento delle operazioni a breve termine in euro (euro short‑term rate, €STR) i dati provenienti dal campione ampliato degli enti che inviano le omonime segnalazioni statistiche (Money Market Statistical Reporting, MMSR). Ciò ha fatto seguito all’aggiunta di 24 nuove banche al campione MMSR, il 1° luglio 2024, che ne ha ampliato le dimensioni per diversi paesi dell’area dell’euro e ha esteso la copertura per la prima volta a Lussemburgo e Portogallo. Il parametro di riferimento (tasso €STR) si basa ora su volumi di transazioni più elevati e su una migliore copertura.

Le nuove disaggregazioni delle statistiche sui debiti di portafoglio forniscono un quadro più chiaro e dettagliato delle esposizioni nel tempo

A luglio 2025 la BCE ha iniziato a pubblicare statistiche più dettagliate sulle posizioni transfrontaliere dell’area dell’euro sugli investimenti di portafoglio in titoli di debito[75]. Tali nuove disaggregazioni mostrano un maggior numero di valute e paesi emittenti, un insieme più ampio di settori di investitori ed emittenti, diverse fasce di scadenza e se un’obbligazione sia verde o sostenibile. Esse raggruppano inoltre attività e passività per classi di rischio semplici basate sui rating creditizi e forniscono alcuni indicatori sia al valore nominale sia a quello di mercato, presentando un quadro più chiaro delle esposizioni nel tempo.

I dati bancari consolidati aggiornati ora comprendono anche le imprese di investimento di classe 1 e consentono l’aggregazione centralizzata da parte della BCE

A ottobre 2025 il Consiglio direttivo ha adottato un indirizzo che modifica quello relativo ai dati bancari consolidati[76]. Ciò ha esteso la copertura statistica alle imprese di investimento di classe 1, in modo che gli aggregati riflettano meglio l’intero settore bancario dell’UE[77]. La modifica consente alla BCE di aggregare i dati di vigilanza a livello centrale per conto delle BCN, utilizzando i propri sistemi informatici per migliorare la coerenza tra paesi e l’efficienza complessiva. Inoltre, gli schemi di segnalazione sono stati rivisti per prevedere informazioni più granulari sulle statistiche bancarie.

Il potenziamento degli indicatori climatici offre nuove disaggregazioni e misure più dettagliate dei rischi climatici fisici e di transizione

A novembre 2025 la BCE ha ulteriormente migliorato i propri indicatori statistici legati al clima. Gli indicatori sui titoli di debito sostenibili sono stati ampliati con nuove disaggregazioni per valuta, scadenza e tipologia di tasso di interesse. Gli indicatori del rischio di transizione forniscono ora una visione più dettagliata sulla profilazione per settore e per livello di emissioni dei portafogli di prestiti e titoli delle banche, facilitando la valutazione delle esposizioni verso settori ad alte emissioni e il monitoraggio dei cambiamenti nel tempo. Gli indicatori di rischio fisico sono stati affinati per coprire una serie più ampia di fattori di rischio, tra cui quelli legati alle temperature e alle precipitazioni e lo stress idrico, e per collegarli alla posizione geografica delle esposizioni sottostanti.

7.2 Revisione del Regolamento (CE) n. 2533/98 del Consiglio: raccolta di informazioni statistiche da parte della BCE

La normativa statistica è stata aggiornata per migliorare la qualità e l’efficienza dei dati e ridurre gli oneri di segnalazione

Il Regolamento (CE) n. 2533/98[78] del Consiglio fornisce il quadro giuridico per la raccolta delle informazioni statistiche da banche e altri enti segnalanti, necessarie al SEBC per lo svolgimento dei propri compiti. Il regolamento è stato adottato nel 1998 e modificato nel 2009 e nel 2015. Con la continua evoluzione dell’economia, del sistema finanziario e del panorama dei dati, nel 2025 la BCE ha formulato una nuova raccomandazione per modificare il regolamento[79]. Un regolamento che modifica il precedente è stato successivamente adottato dal Consiglio dell’Unione europea il 16 dicembre 2025[80].

Nonostante le esigenze di dati più dettagliati, è necessario ridurre al minimo le richieste segnaletiche

La trasformazione digitale sta creando nuove esigenze e opportunità non solo per le imprese ma anche per la fornitura di servizi pubblici. Ha reso possibile un ambiente senza precedenti, con nuove esigenze statistiche per svolgere i compiti del SEBC e nuove possibilità per l’efficiente raccolta di dati granulari. Inoltre, i recenti andamenti economici e finanziari hanno amplificato la necessità di raccogliere statistiche più tempestive, più frequenti e più dettagliate, mantenendo al minimo gli oneri di segnalazione.

Per ridurre gli oneri di segnalazione, i dati dovrebbero essere raccolti una sola volta e condivisi con le parti interessate

Per tali ragioni era importante adeguare il quadro giuridico, in modo tale che le segnalazioni statistiche e regolamentari potessero seguire il principio del segnalare una sola volta (“report once”), ove possibile. Per evitare che più Stati membri e più autorità e organismi dell’UE raccolgano gli stessi dati, è necessario che le informazioni statistiche siano condivise all’interno del SEBC e dal SEBC con i membri del Sistema statistico europeo e altre parti interessate in circostanze ben definite, indipendentemente dal paese SEBC che ha inizialmente raccolto i dati.

7.3 Rendere più efficienti le segnalazioni bancarie

Il JBRC ha continuato a lavorare per semplificare e armonizzare

I principali progressi nel rendere più efficienti le segnalazioni dei dati da parte delle banche sono stati guidati dal Comitato congiunto per le segnalazioni bancarie (Joint Bank Reporting Committee, JBRC), che riunisce le autorità europee e nazionali e il settore bancario. A giugno 2025 il JBRC ha raggiunto un traguardo importante con la pubblicazione del suo primo parere, che riguardava l’attuazione della revisione della classificazione statistica delle attività economiche (NACE Rev. 2.1). La BCE e l’Autorità bancaria europea garantiranno che le banche possano applicare la classificazione rivista simultaneamente per le segnalazioni statistiche, di vigilanza e di risoluzione.

L’Eurosistema ha deciso di verificare l’ipotesi che l’IReF possa costituire un passo verso una maggiore sovranità tecnologica dell’Europa

Nel 2025 l’Eurosistema ha continuato a lavorare per ridurre gli oneri di segnalazione delle banche, consolidando gli obblighi di segnalazione statistica nell’Integrated Reporting Framework (IReF). A causa degli andamenti geopolitici e considerando la natura a lungo termine del progetto IReF, l’Eurosistema ha deciso di verificare se tale primo passo verso un sistema di segnalazione pienamente integrato possa costituire anche un avanzamento verso una maggiore sovranità tecnologica dell’Europa. A tal fine, l’Eurosistema ha appurato che occorrerà più tempo del previsto per valutare più soluzioni sovrane, tra cui quelle di hosting su cloud, per l’attuazione dell’IReF.

L’ambito di applicazione del BIRD si è ampliato nel 2025, evidenziando che una maggiore integrazione delle segnalazioni statistiche e di vigilanza a livello granulare migliora qualità e coerenza dei dati

Infine, nel 2025, il dizionario integrato per le segnalazioni delle banche (Banks’ Integrated Reporting Dictionary, BIRD), che costituisce un ponte tra i requisiti informativi delle autorità e il linguaggio e le definizioni utilizzati dalle banche, ha continuato ad ampliare il proprio ruolo di supporto a una produzione più efficiente delle segnalazioni, inglobando anche FINREP, le segnalazioni delle attività vincolate e AnaCredit. Sono stati avviati nuovi gruppi di lavoro per integrare ulteriori segnalazioni di vigilanza e altri requisiti informativi, ampliando la copertura del BIRD al di là dei dati statistici. Tale lavoro è particolarmente importante, poiché conferma la fattibilità di una maggiore integrazione delle segnalazioni statistiche e di vigilanza a livello granulare, migliorando così la qualità dei dati segnalati dalle banche e promuovendo una maggiore coerenza tra i vari ambiti di segnalazione.

Riquadro 6
Avanzamento degli standard internazionali nelle statistiche macroeconomiche

Il 2025 ha segnato la fine di un lungo processo di revisione dei principali standard statistici coordinato a livello internazionale. Il riesame mirava a standardizzare e rendere più esaustive le modalità di misurazione dell’attività economica e finanziaria, per rispondere alle nuove esigenze di ricerca e alle preoccupazioni sul piano delle politiche. Indicatori quali il prodotto interno lordo (PIL), il saldo estero e la posizione patrimoniale sull’estero, fondamentali per l’analisi economica della BCE, sono stati aggiornati con definizioni riviste per meglio cogliere la realtà economica sottostante.

Il riesame

Il riesame ha riguardato il Sistema dei conti nazionali (System of National Accounts, SNA) e il manuale della bilancia dei pagamenti e della posizione patrimoniale sull’estero (Balance of Payments and international investment position Manual, BPM), le cui edizioni riviste sono rispettivamente indicate come SNA 2025 e BPM7 2025. Questi due manuali costituiscono il fulcro degli standard statistici macroeconomici internazionali: l’insieme concordato di concetti, classificazioni e convenzioni contabili utilizzato nella compilazione delle statistiche macroeconomiche. Il processo di revisione, iniziato nel 2020, è ancora in corso per diversi altri manuali statistici correlati, tra cui quelli riguardanti le statistiche sulla finanza pubblica, le statistiche monetarie e finanziarie e la contabilità ambientale. I paesi di tutto il mondo sono incoraggiati ad adottare i nuovi standard entro il 2030.

L’aggiornamento degli standard è finalizzato a riflettere i notevoli cambiamenti intervenuti nel panorama economico dopo il precedente riesame (completato nel 2008), tra cui la globalizzazione e la digitalizzazione crescenti nelle interazioni economiche e i cambiamenti del sistema finanziario. Inoltre, nei manuali sono stati integrati parametri che riflettono meglio le priorità analitiche emergenti, come il benessere, l’ambiente e la sostenibilità.

Il migliore trattamento delle attività

I cambiamenti di più ampia portata riguardano il trattamento delle attività. La trasformazione digitale ha dato origine a nuove tipologie di attività, che devono essere rilevate dalle statistiche macroeconomiche. Tra queste, le cripto‑attività e i dati elettronici che fungono da attività di sostegno all’attività economica. Questi ultimi saranno classificati come attività prodotte e andranno pertanto a incrementare le misure degli investimenti e del PIL.

Inoltre, le risorse naturali assumeranno un ruolo più centrale. Nella classificazione delle attività è stata introdotta una nuova categoria, che include tutte le risorse naturali (distinte dalle altre attività prodotte e non prodotte); sono altresì esplicitamente riconosciute le risorse di energia rinnovabile. Allo stesso tempo, lo sfruttamento di risorse naturali non rinnovabili viene considerato un costo di produzione, diminuendo il prodotto interno netto (PIN) rispetto all’attuale metodo di calcolo. Il nuovo sistema attribuisce maggiore importanza al PIN e ad altri indicatori netti che rendono la dispersione, in aggiunta alla creazione di valore, misure concettualmente più rappresentative dell’attività economica sottostante, in particolare nella valutazione della crescita economica, sottolineando al tempo stesso che, nell’analisi economica, dovrebbero essere utilizzati su base comparativa sia il PIN che il PIL.

Verrà altresì rafforzato il ruolo delle attività detenute dal settore pubblico nella produzione di beni e servizi: i flussi di servizi di capitale derivanti da tali attività saranno ora rilevati, infatti, nella stima del prodotto delle amministrazioni pubbliche, andando a incrementare la misura del PIL.

Potenziamento delle capacità analitiche

Le edizioni del 2025 dello SNA e del BPM7 introducono nuove disaggregazioni rispetto alle precedenti edizioni. Tali miglioramenti sono mirati a integrare un maggior numero di elementi nelle statistiche macroeconomiche per affinare l’analisi economica e finanziaria e far fronte alle esigenze emergenti della ricerca e alle preoccupazioni sul piano delle politiche.

Ad esempio, i manuali propongono ora un quadro di riferimento per presentare misure distributive del reddito, dei consumi e della ricchezza delle famiglie. Per comprendere meglio il ruolo delle imprese multinazionali, sono stati introdotti nuovi sottosettori all’interno del settore societario ed è stata resa più chiara ed evidente l’individuazione del controllo societario estero. Vengono forniti anche ulteriori dettagli sulle attività e sui flussi economici a supporto dell’analisi di sostenibilità, che include l’identificazione di titoli legati a fattori ambientali, sociali e di governance, nonché di altri strumenti finanziari. Il settore finanziario è rappresentato in modo più granulare, per riflettere le nuove forme di intermediazione finanziaria, tra cui quella non bancaria e il fintech.

Gli statistici che operano all’interno del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) negli ultimi anni hanno dedicato grande impegno allo sviluppo di queste aree molto rilevanti per le attività del SEBC, ancor prima che venissero formalmente incluse negli standard internazionali.

Recepimento nell’UE

Il processo di recepimento degli standard macroeconomici internazionali aggiornati nell’UE è già in corso. Avendo il 2030 come data obiettivo, e con il sostegno dei competenti organi dell’UE, gli istituti di statistica e le banche centrali stanno perfezionando e adeguando fonti e metodologie in modo da riflettere la nuova rilevazione statistica e introdurre nuove disaggregazioni dei dati, che consentiranno di affinare l’analisi economica.

Elemento cardine del recepimento nell’UE è la necessaria revisione della relativa normativa statistica all’interno dell’Unione; una delle sue principali componenti è il Sistema europeo dei conti (SEC), il cui aggiornamento dovrebbe essere completato nel 2028. Scadenze analoghe sono state fissate anche per la revisione del regolamento relativo alla bilancia dei pagamenti, agli scambi internazionali di servizi e agli investimenti diretti all’estero[81] e degli indirizzi della BCE sui conti finanziari trimestrali[82], sulle statistiche esterne[83] e sulle statistiche di finanza pubblica[84].

8 Le attività di ricerca della BCE

Nel 2025 gli esperti della BCE hanno svolto molteplici ricerche su temi di carattere economico, monetario, finanziario e giuridico, fornendo un contributo fondamentale per il processo decisionale, anche ai fini della valutazione della strategia del 2025. Il lavoro condotto nell’ambito del gruppo di ricerca ChaMP[85], nonché la ricerca basata sull’indagine sulle aspettative dei consumatori e sull’indagine sui bilanci e sui consumi delle famiglie, hanno continuato ad avvalersi di una vasta evidenza empirica per orientare la politica monetaria.

Il presente capitolo si apre con il riconoscimento della qualità della ricerca della BCE, seguito da una descrizione delle cinque principali aree di ricerca e consulenza in materia di politica economica, e dei progressi compiuti in tali aree nel corso dell’anno. La restante parte fornisce una sintesi sull’istituzione e sulle attività della task force di ricerca (Research Task Force, RTF) sull’intelligenza artificiale (IA) e si conclude con il riquadro “Modellizzazione macroeconomica in un contesto di incertezza”.

L’attività di ricerca presso la BCE è riconosciuta a livello mondiale

La BCE mira a produrre ricerche di elevata qualità in aree che svolgono un ruolo cardine per il mandato e le attività delle banche centrali. Da dicembre 2024 Research Papers in Economics (RePEc), un indice della ricerca economica ampiamente utilizzato, ha classificato la BCE al primo posto nel campo dell’economia monetaria a livello mondiale. Nel 2025 il Federal Reserve Board e il Fondo monetario internazionale (FMI) si sono classificati rispettivamente al secondo e al terzo posto. Al tempo stesso, nel più ampio contesto della macroeconomia, la BCE si è classificata seconda, dopo la facoltà di economia dell’Università di Harvard e prima dell’FMI. Nelle analisi sul settore bancario, la BCE ha continuato a collocarsi al primo posto, davanti alla Banca dei regolamenti internazionali e alla Booth School of Business dell’Università di Chicago. Tra le banche centrali e le istituzioni analoghe a livello mondiale, la BCE si è classificata al secondo posto nel 2025, dietro l’FMI e davanti al Federal Reserve Board. In Europa la BCE è terza in tutti i settori e le istituzioni, dopo la London School of Economics and Political Science e la Paris School of Economics.

Nel 2025 le attività di ricerca sono state raggruppate in cinque ampie aree tematiche

I progetti di ricerca intrapresi nel 2025 presso la BCE possono essere raggruppati in cinque ampie aree tematiche. In tutte le aree, i progetti hanno beneficiato del contributo delle banche centrali nazionali e della collaborazione all’interno dei nuclei di ricerca del Sistema europeo di banche centrali.

In primo luogo, la ricerca condotta su strategia e trasmissione della politica monetaria ha sostenuto la valutazione della strategia della BCE del 2025 e ha approfondito la comprensione della trasmissione della politica monetaria. Gli aggiornamenti dei modelli di previsione hanno determinato un indebolimento delle stime di trasmissione. Hanno inoltre accresciuto la capacità predittiva e il potere interpretativo dei modelli nei periodi di politica non convenzionale e di inflazione trainata dai beni energetici. Altri lavori nell’area della trasmissione della politica monetaria hanno analizzato la stretta quantitativa (quantitative tightening), gli acquisti di attività e gli interventi in caso di crisi. I risultati hanno gettato nuova luce su: gli effetti delle aspettative di liquidità sui differenziali del mercato monetario; l’eterogeneità della trasmissione tra famiglie, imprese e settori; le dinamiche non lineari dell’inflazione; le interazioni tra politica monetaria, stabilità finanziaria e politica di bilancio. Infine, gli studi sull’attuazione della politica monetaria si sono concentrati sulla volatilità del mercato monetario, sui prezzi dei pronti contro termine e sui cambiamenti normativi, mentre la ricerca sulla comunicazione ha esaminato la fiducia, l’ancoraggio delle aspettative e l’atteggiamento del pubblico nei confronti della comunicazione di banca centrale e dell’euro digitale. La ricerca sulla comunicazione ha incluso la collaborazione all’interno del gruppo di ricerca ChaMP.

Una seconda area tematica ha riguardato la politica di bilancio e la governance nell’Unione economica e monetaria. La ricerca in questo campo ha esaminato le interazioni tra politica monetaria e di bilancio, i moltiplicatori fiscali e la transizione verde. I risultati hanno mostrato che regole di bilancio ben progettate possono sostenere la politica monetaria al limite inferiore, che lo stimolo fiscale influisce sulla dinamica dell’inflazione e che le politiche climatiche comportano trade‑off tra inflazione, prodotto ed efficacia della transizione.

In terzo luogo, nel campo della macroeconomia e della finanza su scala internazionale, i ricercatori della BCE hanno esaminato la frammentazione geopolitica, gli effetti di propagazione degli shock transfrontalieri, la dominanza delle valute e il sistema monetario internazionale. I relativi risultati evidenziano la regionalizzazione degli scambi e dei pagamenti, le disomogeneità degli effetti di propagazione della politica monetaria degli Stati Uniti a livello mondiale e il protratto predominio del dollaro statunitense, unitamente ai graduali cambiamenti nell’uso della valuta e nelle infrastrutture finanziarie. È stato esaminato anche lo stato di diritto, in quanto valore controverso a livello internazionale.

Una quarta area tematica della ricerca della BCE è rappresentata dalle dinamiche macroeconomiche e dalle microfondazioni. Nel 2025 l’attenzione si è concentrata sull’analisi di imprese, famiglie, mercati del lavoro e prezzi, nonché sui metodi di ricerca che utilizzano dati granulari e modelli microfondati. Le attività in questo campo hanno messo in luce risposte eterogenee agli shock e alla politica monetaria, il ruolo delle aspettative, la dinamica dell’inflazione settoriale e la capacità di tenuta del mercato del lavoro. Hanno inoltre esaminato i progressi metodologici, compresi quelli ottenuti utilizzando strumenti di previsione e di stima basati sull’IA.

Infine, nell’area delle istituzioni e dei mercati finanziari, nel 2025 la ricerca ha analizzato approfonditamente l’interazione tra politica monetaria, mercati finanziari, inflazione ed economia reale. Gli studi hanno esaminato la trasmissione della politica monetaria attraverso le assicurazioni per l’acquisto di abitazioni, l’offerta di credito e le strutture dei contratti di prestito, evidenziando il ruolo delle caratteristiche dei bilanci bancari e dell’eterogeneità dei mercati. Altri lavori in tale ambito hanno valutato gli effetti degli acquisti di attività da parte della banca centrale e le interazioni tra le politiche monetarie e macroprudenziali, dimostrando che la politica monetaria ha un impatto maggiore sui tassi applicati ai prestiti rispetto alle politiche macroprudenziali. Inoltre, i ricercatori hanno continuato a concentrarsi sulla capacità di tenuta delle banche, sulle riforme di vigilanza e sugli intermediari non bancari, compresi i fondi comuni di investimento e le compagnie di assicurazione. Da ultimo, ma non meno importante, la ricerca sul sistema finanziario ha incluso analisi dei rischi finanziari legati al clima, compresi i rischi di transizione legati al clima, e l’efficacia degli impegni relativi al clima.

È stata istituita una task force di ricerca sull’IA

In risposta al previsto rimodellamento dell’economia dovuto alla rapida diffusione dell’IA, a settembre 2025 è stata avviata una task force di ricerca di due anni sull’IA, organizzata in due gruppi di lavoro: l’IA in rapporto all’economia reale e l’IA nel settore finanziario. Le attività in corso nel gruppo di lavoro sull’economia reale comprendono lo studio degli effetti dell’IA su produttività, domanda di lavoro, dinamica delle imprese, concorrenza e inflazione. Si occupano anche dell’utilizzo dell’apprendimento automatico e dei modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models) per analizzare testi, formulare previsioni e studiare la diffusione tecnologica. Nel gruppo di lavoro sul settore finanziario i ricercatori hanno iniziato a sperimentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per analizzare i mercati dei titoli, l’attività bancaria e i pagamenti digitali. I primi risultati sembrano differire da quelli dei modelli standard, con implicazioni per la stabilità finanziaria e la determinazione dei prezzi dei prestiti.

Il volume della ricerca prodotta presso la BCE è rimasto su livelli elevati

Il volume della ricerca prodotta presso la BCE è rimasto su livelli elevati. In totale, gli esperti della BCE hanno pubblicato 158 lavori di ricerca nella collana della BCE Working Paper Series e 12 articoli nel Research Bulletin. Molti degli studi sono anche stati pubblicati esternamente su riviste accademiche. Parallelamente, la ricerca coordinata dal Legal Research Programme della BCE è stata pubblicata su riviste internazionali di alto livello e la BCE stessa ha pubblicato un volume speciale con una raccolta di lavori sugli aspetti giuridici della costruzione dell’autonomia dell’UE.

Riquadro 7
Modellizzazione macroeconomica in un contesto di incertezza

La BCE sta potenziando le proprie capacità di realizzazione di modelli in risposta all’aumento dell’incertezza macroeconomica, anche nell’ambito dei riesami periodici della sua strategia (cfr. il riquadro 2 La valutazione della strategia di politica monetaria del 2025). Negli anni più recenti gli shock su larga scala, rappresentati anche da sconvolgimenti geopolitici a livello mondiale, hanno determinato un intensificarsi dell’incertezza, che rende più complicate le previsioni macroeconomiche e la formulazione della politica monetaria. Di conseguenza, la BCE ha riesaminato e adattato i propri modelli e strumenti statistici al fine di valutare i fenomeni economici che si stanno manifestando recentemente, oltre a rivedere le applicazioni principali dei modelli di stima a brevissimo termine (nowcasting), di previsione e di analisi delle politiche economiche[86].

Gli shock che di recente hanno interessato l’economia hanno messo in evidenza la necessità di modelli più granulari che aumentino la capacità di rilevare oscillazioni economiche fuori norma. La nuova gamma di modelli di tipo autoregressivo vettoriale bayesiano (Bayesian vector autoregression, BVAR) della BCE adotta un approccio bottom‑up granulare, scomponendo l’inflazione in sottocomponenti. Incorpora, inoltre, volatilità stocastica e correzioni per i valori anomali[87]. Anche l’indebolimento della correlazione tra i prezzi di petrolio, gas ed elettricità, insieme alla crescente importanza delle politiche fiscali legate al clima, ha reso necessario che i modelli relativi ai prezzi dell’energia mostrassero una maggiore disaggregazione. Ampliare le fonti di dati utilizzate ha contribuito a stimare i nuovi shock di rilevanza macroeconomica, tra cui le interruzioni lungo le catene di approvvigionamento, che ora sono incluse in modo esplicito nei modelli di previsione dell’inflazione[88]. Inoltre, le misure del grado di utilizzo della capacità produttiva ricavate dalle indagini e a livello di impresa vengono impiegate sempre più nelle stime del prodotto potenziale, mentre gli indicatori ad alta frequenza, i dati testuali, le ricerche online e gli indicatori di mobilità aiutano a valutare l’attività economica in tempo reale tramite indici armonizzati dell’attività settimanale per l’area dell’euro e per i singoli paesi che ne fanno parte.

Il contesto di inflazione più elevata che ha fatto seguito alla pandemia di COVID‑19 ha evidenziato l’importanza dei forti effetti sia indiretti sia di secondo impatto, nonché delle non linearità rilevanti e della dipendenza dallo stato dell’economia. In risposta a ciò, la BCE ha sviluppato dei modelli con proprietà predittive degli shock variabili nel tempo e meccanismi di trasmissione, tra cui i modelli non parametrici[89]. Queste caratteristiche sono rilevate anche in modelli strutturali con collegamenti input‑output e una ricca eterogeneità settoriale, compresi modelli calibrati multi‑paese e multi‑settoriali[90]. I recenti progressi nei metodi computazionali hanno permesso di stimare modelli neo‑keynesiani con agenti eterogenei (Heterogeneous‑Agent New Keynesian, HANK) per l’area dell’euro, consentendo meccanismi di trasmissione più ricchi con agenti eterogenei e analisi dell’impatto distributivo delle politiche[91]. Gli sforzi di modellizzazione in atto sono stati sottolineati nella valutazione della strategia. Essi comprendono l’elaborazione di modelli che da un lato includano le tendenze strutturali e i legami macrofinanziari e dall’altro consentano anche analisi degli effetti macroeconomici della spesa per la difesa, delle politiche per la competitività, dell’incertezza geopolitica, dell’intelligenza artificiale, della demografia, delle sfide a lungo termine per i conti pubblici e delle interazioni tra politica monetaria e di bilancio.

La BCE mantiene un quadro di governance robusto per le previsioni e la modellizzazione delle politiche, sulla base di una revisione interna e di un audit delle proprie prassi di modellizzazione macroeconomica. Tale processo ha portato alla pubblicazione di una guida interna alla governance dei modelli macroeconomici utilizzati per le proiezioni e l’analisi delle politiche economiche. La guida promuove un riesame continuo per assicurare la solidità, la trasparenza e l’adattabilità dell’infrastruttura e del portafoglio di modellizzazione della BCE. Utilizzando valutazioni al di fuori del campione e la scomposizione degli errori di previsione, i modelli della BCE sono sottoposti periodicamente a una convalida rispetto ai parametri di riferimento empirici (mediante studi sulla trasmissione della politica monetaria[92], sull’eterogeneità tra i modelli del SEBC e sull’accuratezza previsiva)[93]. Il quadro di governance della BCE per la modellizzazione macroeconomica tutela le conoscenze istituzionali, sostiene l’integrazione di nuovi strumenti e metodologie nelle nuove frontiere del mondo accademico, oltre a facilitare l’integrazione del personale di nuova assunzione. Esso comprende linee guida sulla fruibilità, la documentazione, la convalida, la verificabilità e la gestione del rischio durante il ciclo di vita dei modelli. La BCE ha inoltre rinnovato la propria infrastruttura di modellizzazione, adottando i più elevati standard tecnici per lo sviluppo dei modelli e la manutenzione dei repertori dei codici, rendendoli anche progressivamente più disponibili al pubblico.

9 Attività e obblighi giuridici

Il presente capitolo esamina la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea riguardante la BCE, fornisce informazioni sui pareri espressi dalla BCE e sui casi di inottemperanza all’obbligo di consultazione di quest’ultima riguardo a progetti legislativi che rientrano nelle sue competenze. Inoltre, dà conto dell’attività svolta dalla BCE nella vigilanza sul rispetto del divieto di finanziamento monetario e di accesso privilegiato.

9.1 Giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea riguardante la BCE

È stato confermato che le disposizioni relative alle competenze degli organi della BCE e agli obiettivi di politica monetaria non conferiscono diritti ai singoli

A febbraio 2025 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto un ricorso contro il rigetto, da parte del Tribunale, di una richiesta di risarcimento danni nei confronti della BCE a seguito di una dichiarazione pubblica della Presidente durante una conferenza stampa (C‑11/24 P)[94]. La Corte ha confermato che, affinché la BCE possa assumere la responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’articolo 340 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), deve essere dimostrata una violazione sufficientemente grave di una norma giuridica intesa a conferire diritti ai singoli. Il Tribunale ha ritenuto che le disposizioni giuridiche invocate, riguardanti la ripartizione delle competenze tra gli organi della BCE e gli obiettivi di politica monetaria, non conferiscano diritti ai singoli e, pertanto, la BCE non sia responsabile per i danni. La Corte ha inoltre confermato la conclusione del Tribunale secondo cui non è stato dimostrato alcun nesso causale tra la dichiarazione pubblica e le presunte perdite finanziarie. L’ordinanza ribadisce pertanto i limiti della responsabilità della BCE per le comunicazioni di politica monetaria ai sensi del diritto dell’Unione europea (UE), contribuendo alla certezza del diritto nell’esecuzione del suo mandato istituzionale.

È stato confermato che la BCE deve interpretare e applicare il diritto nazionale in linea con le direttive dell’UE recepite in tale diritto

A luglio 2025 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato che la BCE aveva correttamente interpretato e applicato la legge italiana di attuazione della direttiva sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi[95] quando ha posto Banca Carige in amministrazione straordinaria (Cause riunite C‑777/22 P e C‑789/22 P). Ha chiarito che, quando applica la legislazione nazionale che recepisce una direttiva dell’UE a una banca sottoposta alla sua vigilanza diretta, come previsto dall’articolo 4, paragrafo 3, del Regolamento sul Meccanismo di vigilanza unico (MVU)[96], la BCE deve interpretare tali norme nazionali in linea sia con la direttiva sia con il diritto dell’UE nel suo complesso. I ricorsi presentati dalla BCE e dalla Commissione europea riguardavano la precedente sentenza del Tribunale nella causa T‑502/19, Corneli contro BCE, intentata da un azionista di minoranza che contestava la decisione della BCE di nominare commissari straordinari presso Banca Carige. In merito alla ricevibilità, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato la conclusione del Tribunale secondo cui, in determinate circostanze, gli azionisti degli istituti vigilati possono essere legittimati a contestare le decisioni della BCE in materia di vigilanza, in particolare qualora tali decisioni incidano sull’esercizio dei loro diritti amministrativi. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha annullato la sentenza del Tribunale del 2022 e ha rinviato la causa a quest’ultimo.

9.2 Pareri della BCE e casi di inottemperanza

Sono stati registrati nove casi chiari e rilevanti di inottemperanza all’obbligo di consultazione della BCE su progetti legislativi

Gli articoli 127, paragrafo 4, e 282, paragrafo 5, del Trattato richiedono che la BCE sia consultata in merito a ogni proposta legislativa comunitaria o nazionale che rientri nelle sue competenze. Tutti i pareri della BCE sono disponibili sul sito EUR‑Lex.

Nel 2025 sono stati registrati nove casi chiari e rilevanti di inottemperanza all’obbligo di consultazione della BCE su progetti legislativi: due relativi ad atti giuridici dell’Unione e sette relativi a progetti di legge nazionali. La BCE ha adottato pareri di iniziativa in entrambi i casi di non consultazione su progetti di legge dell’UE e in sei dei sette casi di non consultazione su progetti legislativi nazionali.

Il primo caso in ambito UE riguardava una proposta di direttiva dell’Unione concernente il rinvio di due anni del termine per l’applicazione, da parte degli Stati membri, di determinati obblighi relativi alla rendicontazione societaria di sostenibilità e alla due diligence. Tale caso è ritenuto chiaro e rilevante in considerazione della sua importanza per l’attuazione della politica monetaria, la vigilanza prudenziale degli istituti creditizi, il contributo alla regolare conduzione delle politiche perseguite dalle autorità competenti in relazione alla stabilità del sistema finanziario e la raccolta di informazioni statistiche.

Il secondo caso in ambito UE riguardava una proposta di regolamento dell’Unione in merito ad alcuni obblighi di segnalazione nei settori dei servizi finanziari e del sostegno agli investimenti. Questo caso è ritenuto chiaro e rilevante per via del potenziale impatto del regolamento sulla segnalazione e sullo scambio di dati di vigilanza.

Il primo caso nazionale di non conformità riguarda una legge bulgara contenente misure contro il finanziamento del terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa e il riciclaggio di denaro. Il caso è ritenuto chiaro e rilevante perché riguarda una legge nazionale con alcune implicazioni per la competenza esclusiva della BCE per la concessione e la revoca di autorizzazioni all’interno dell’MVU. I successivi tre casi in ambito nazionale riguardano leggi croate, greche e ungheresi, che disciplinano, tra le altre cose, l’accesso dei cittadini al contante. Tali casi sono considerati chiari e rilevanti perché è necessario un accesso sufficiente ed efficace ai servizi di cassa per preservare l’efficacia del corso legale del contante. Il quinto caso nazionale riguarda una legge ungherese sulla resilienza dei soggetti critici. Tale caso è considerato chiaro e rilevante in quanto gli obblighi e i poteri di vigilanza stabiliti dalle norme pertinenti hanno un impatto sull’indipendenza della Magyar Nemzeti Bank ai sensi dell’articolo 130 del Trattato. Il sesto caso nazionale riguarda una legge ungherese relativa alla Magyar Nemzeti Bank. Questo caso è considerato chiaro e rilevante in ragione del suo impatto sugli organi decisionali della Magyar Nemzeti Bank, del divieto di finanziamento monetario e delle attività consentite alle fondazioni istituite dalla Magyar Nemzeti Bank. Il settimo caso in ambito nazionale è relativo a una legge ungherese che, nel contesto del recepimento della direttiva sui requisiti patrimoniali (Capital Requirements Directive, CRD)[97] aggiornata, riguarda il mandato di un vice governatore e taluni requisiti relativi alla nomina e alla revoca del mandato. Il caso è ritenuto chiaro e rilevante in virtù del suo impatto sugli organi decisionali della Magyar Nemzeti Bank e sull’indipendenza di tale banca centrale.

La BCE ha formulato otto pareri su proposte di atti giuridici dell’Unione

La BCE ha formulato otto pareri su proposte legislative dell’UE riguardanti a) un ciclo di regolamento delle transazioni in titoli più breve nell’UE; b) requisiti prudenziali per gli istituti creditizi per quanto riguarda le operazioni di finanziamento tramite titoli nell’ambito dell’indicatore strutturale (net stable funding ratio); c) la semplificazione della rendicontazione di sostenibilità aziendale, nonché degli obblighi di due diligence e tassonomia; d) statistiche non finanziarie sugli immobili non residenziali; e) l’introduzione dell’euro in Bulgaria; f) il programma Pericles V, volto a contrastare la contraffazione dell’euro; g) cartolarizzazioni semplici e trasparenti e relativi requisiti patrimoniali e h) la semplificazione delle regole di governance economica.

La BCE ha formulato 37 pareri su progetti di legge nazionali

La BCE ha formulato 37 pareri su progetti di legge nazionali. I pareri sulla legislazione nazionale spesso attengono a più di un argomento a seconda dell’ambito di applicazione della normativa nazionale sulla quale la BCE viene consultata[98]. La BCE ha adottato:

  • diciassette pareri riguardanti le banche centrali nazionali, tra cui la proprietà delle riserve auree, il mandato e la composizione degli organi decisionali, la prevenzione dei conflitti di interesse, le norme sulla distribuzione degli utili, i conti di tesoreria, la partecipazione all’MVU, le responsabilità durante una crisi civile, l’applicazione dei requisiti di cybersicurezza e resilienza, il finanziamento della quota di contributo di uno Stato membro al Fondo monetario internazionale, nonché fondazioni e pensioni;
  • otto pareri riguardanti il contante, tra cui l’accesso ai servizi di cassa, i limiti di utilizzo, il corso legale e l’istituzione di un diritto costituzionale a effettuare pagamenti in contanti;
  • sette pareri concernenti l’indipendenza della vigilanza e la prevenzione dei conflitti di interesse;
  • tre pareri in materia di imposte bancarie a fini speciali o imposte sulle transazioni finanziarie;
  • due pareri relativi all’accesso ai sistemi di pagamento;
  • due pareri riguardanti la procedura di valutazione per fusioni, dismissioni e acquisizioni;
  • un parere sulla resilienza operativa digitale nel settore dei pagamenti;
  • un parere concernente la sorveglianza dei fornitori di servizi di messaggistica finanziaria;
  • un parere circa la portabilità dei conti IBAN;
  • un parere sull’obbligo di accettazione dei pagamenti senza contanti;
  • un parere riguardante gli istituti creditizi speciali con una soglia iniziale minima di capitale di 1 milione di euro;
  • un parere in materia di interazione tra la legislazione nazionale, l’MVU e le norme bancarie settoriali;
  • un parere sulle aliquote di riserva minima in un paese non appartenente all’area dell’euro;
  • un parere relativo all’assicurazione contro le inondazioni;
  • un parere concernente la pianificazione di emergenza in caso di crisi civili;
  • un parere riguardante le misure macroprudenziali relative al credito ipotecario.

Tavola 9.1

Andamenti statistici relativi all’attività della BCE nel suo ruolo consultivo dal 2021 al 2025

2021

2022

2023

2024

2025

Casi di inottemperanza chiari e rilevanti

3

5

12

9

9

Numero totale di pareri della BCE su proposte legislative comunitarie

8

14

12

4

8

di cui: pareri d’iniziativa

0

5

3

2

1

Numero totale di pareri della BCE su progetti di legge nazionali

32

32

35

38

37

di cui: pareri d’iniziativa

0

2

5

5

5

9.3 Conformità al divieto di finanziamento monetario e accesso privilegiato

I divieti sanciti dagli articoli 123 e 124 del Trattato sono stati in generale rispettati

Ai sensi dell’articolo 271, lettera d), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alla BCE è affidato il compito di verificare il rispetto, da parte delle banche centrali nazionali (BCN) dell’UE, dei divieti sanciti dagli articoli 123 e 124 del Trattato e dai Regolamenti (CE) n. 3603/93[99] e n. 3604/93[100] del Consiglio. L’articolo 123 proibisce alla BCE e alle BCN di concedere scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia a governi e a istituzioni, organi od organismi dell’UE, nonché di acquistare sul mercato primario strumenti di debito emessi da questi. L’articolo 124 vieta qualsiasi misura, non basata su considerazioni prudenziali, che offra a governi e a istituzioni, organi od organismi dell’UE un accesso privilegiato alle istituzioni finanziarie. Parallelamente al Consiglio direttivo della BCE, la Commissione europea verifica l’osservanza delle disposizioni sopra menzionate da parte degli Stati membri.

La BCE verifica anche gli acquisti effettuati dalle BCN dell’UE sul mercato secondario di strumenti di debito emessi dal settore pubblico nazionale, dai settori pubblici di altri Stati membri, nonché da istituzioni e organi dell’UE. Ai sensi dei considerando del Regolamento (CE) n. 3603/93 del Consiglio, l’acquisizione di strumenti di debito del settore pubblico sul mercato secondario non deve servire ad aggirare il divieto sancito dall’articolo 123 del Trattato.

L’esercizio di monitoraggio svolto dalla BCE per il 2025 ha confermato che gli articoli 123 e 124 del Trattato sono stati in generale rispettati.

La BCE continuerà a monitorare la partecipazione della Magyar Nemzeti Bank alla Borsa valori di Budapest, in quanto l’acquisto della quota di maggioranza di quest’ultima da parte della Magyar Nemzeti Bank nel 2015 è ancora suscettibile di dare luogo a dubbi sotto il profilo del finanziamento monetario.

Il finanziamento da parte delle BCN di impegni assunti dal settore pubblico nei confronti del Fondo monetario internazionale non è considerato finanziamento monetario, a condizione che esso si sostanzi in crediti esteri che hanno tutte le caratteristiche di un’attività di riserva. Tuttavia, i contributi finanziari erogati negli anni precedenti dalla Nationale Bank van België/Banque nationale de Belgique e dalla Banque de France tramite l’FMI per ridurre il debito dei paesi poveri fortemente indebitati non hanno dato luogo a crediti esteri, e pertanto continuano a richiedere misure correttive.

Il finanziamento dell’unità di informazione finanziaria spagnola (Servicio Ejecutivo de la Comisión de Prevención del Blanqueo de Capitales e Infracciones Monetarias – Sepblac) da parte del Banco de España non è compatibile con il divieto di finanziamento monetario, in quanto Sepblac è un ente del settore pubblico. Pertanto, le disposizioni riguardanti Sepblac devono essere riviste al fine di assicurare il rispetto del divieto.

10 La BCE nel contesto internazionale e dell’UE

I tre organi decisionali della BCE (il Consiglio direttivo, il Comitato esecutivo e il Consiglio generale) hanno continuato a predisporre e definire l’indirizzo delle politiche previste dal mandato assegnato alla BCE per l’Europa. Nel corso dell’anno la BCE ha inoltre continuato a intrattenere un dialogo aperto e costruttivo con le controparti europee e internazionali. Elemento essenziale del regime di responsabilità della BCE è l’interazione costante con il Parlamento europeo, in particolare attraverso audizioni periodiche e scambi di corrispondenza con la Commissione per i problemi economici e monetari (ECON).

Nel più ampio contesto internazionale, la BCE ha sostenuto le iniziative del G20 volte a rafforzare sia il settore bancario sia quello non bancario e a promuovere gli impegni prioritari riguardanti Basilea III, le cripto‑attività, i pagamenti transfrontalieri e la stabilità finanziaria. La BCE ha inoltre sostenuto il lavoro del Fondo monetario internazionale (FMI) contribuendo al dibattito su questioni rilevanti per il proprio mandato.

10.1 I processi decisionali della BCE

Il Consiglio direttivo ha tenuto 15 riunioni su politica monetaria e altre questioni strategiche

Nel 2025 il Consiglio direttivo, il principale organo decisionale della BCE, si è riunito 15 volte. Otto riunioni sono state principalmente dedicate alle decisioni di politica monetaria sintetizzate nel capitolo 2. Di queste, sette si sono svolte a Francoforte e una è stata ospitata a Firenze dalla Banca d’Italia. Le restanti sette riunioni, una delle quali si è tenuta a Francoforte, mentre le altre in videoconferenza, hanno riguardato altri compiti attribuiti all’Eurosistema dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, quali le operazioni di mercato, i sistemi di pagamento, la stabilità finanziaria, le statistiche e le banconote, o questioni di carattere più interno. In particolare, sono state assunte decisioni strategiche su temi importanti, come quelli descritti nel presente Rapporto annuale: l’euro digitale, i temi e motivi per la terza serie di banconote, l’adozione dell’euro in Bulgaria e la semplificazione delle norme bancarie dell’UE. Le riunioni sono state spesso accompagnate da seminari su argomenti specifici. Tali seminari forniscono ai membri del Consiglio direttivo ulteriori informazioni di contesto, dando avvio a una prima riflessione e a uno scambio di opinioni informale senza che vengano adottate decisioni. A maggio 2025 il Consiglio direttivo ha inoltre tenuto un ritiro strategico a Porto, in Portogallo, in cui ha condotto la valutazione della strategia di politica monetaria del 2025 e svolto un seminario sull’euro digitale.

Come mostra il grafico più avanti, il Consiglio direttivo ha inoltre adottato diverse decisioni mediante procedura scritta. Nel 2025 sono state effettuate 456 procedure scritte su temi di banca centrale[101] e 948 su questioni di vigilanza bancaria.

La composizione del Consiglio direttivo è cambiata nel corso del 2025. Tre autorità nazionali competenti hanno nominato nuovi governatori: Martin Kocher (Oesterreichische Nationalbank), Olaf Sleijpen (De Nederlandsche Bank) e Álvaro Santos Pereira (Banco de Portugal). È stata inoltre rinnovata la nomina al Consiglio direttivo di due membri, Mārtiņš Kazāks (Latvijas Banka) e Olli Rehn (Suomen Pankki).

Dimitar Radev eserciterà i propri diritti di voto nelle riunioni del Consiglio direttivo e nelle procedure scritte in linea con il sistema di rotazione vigente

Come annunciato l’8 luglio 2025, il 1° gennaio 2026 la Bulgaria è entrata a far parte dell’area dell’euro. Dimitar Radev, Governatore della Българска народна банка (Banca nazionale di Bulgaria), è divenuto un nuovo membro del Consiglio direttivo. Per preparare l’ingresso della Bulgaria nell’area dell’euro, a partire da settembre 2025 è stato informato sulle questioni decisionali della BCE e ha partecipato alle riunioni in qualità di osservatore. Per quanto riguarda la rotazione dei diritti di voto in seno al Consiglio direttivo, il governatore bulgaro è entrato nel gruppo delle 16 banche centrali dei paesi più piccoli dell’area dell’euro che condividono 11 diritti di voto.

Il Comitato esecutivo ha tenuto 42 riunioni su un’ampia varietà di compiti istituzionali e questioni interne

Il Comitato esecutivo è l’organo decisionale incaricato di preparare le riunioni del Consiglio direttivo, attuare le decisioni di politica monetaria e le altre decisioni, nonché gestire l’operatività ordinaria della BCE. Ha continuato ad assumere la maggior parte delle proprie decisioni nelle riunioni, che si svolgono con cadenza settimanale il martedì mattina. Nel 2025 il Comitato esecutivo ha tenuto 42 riunioni ed esaminato 977 punti all’ordine del giorno, relativi a tutti i compiti della BCE nonché a questioni interne (in materia, ad esempio, di risorse umane, bilancio, amministrazione e informatica). Ha fatto inoltre ricorso a procedure scritte per documenti informativi o per assumere decisioni di routine e ha adottato alcune decisioni su delega del Consiglio direttivo.

Grafico 10.1

Numero di punti all’ordine del giorno discussi nelle riunioni per organo decisionale

Fonte: BCE.

Grafico 10.2

Numero di procedure scritte per organo decisionale

(al netto delle procedure scritte riguardanti la vigilanza bancaria)

Fonte: BCE.

Nel 2025 il Consiglio generale, che, in quanto organo di transizione, include anche i governatori delle banche centrali nazionali (BCN) non appartenenti all’area dell’euro, si è riunito quattro volte. Ha discusso gli andamenti macroeconomici, monetari e finanziari nell’UE e si è confrontato su specifici argomenti di interesse per tutte le BCN. I suoi membri, inoltre, sono stati consultati o informati mediante procedure scritte riguardo a temi che rientrano nel mandato del Consiglio generale. Nel 2025 il Consiglio generale ha deciso di ridurre a due il numero di riunioni annue a partire dal 2026.

10.2 La responsabilità della BCE per il proprio operato

Rendere conto del proprio operato è una contropartita fondamentale dell’indipendenza

Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) conferisce alla BCE l’indipendenza necessaria a garantire che essa possa perseguire il proprio mandato, che consiste nel mantenere la stabilità dei prezzi, senza interferenze politiche. A tale indipendenza corrisponde l’obbligo, per la BCE, di rendere conto del proprio operato ai cittadini dell’UE, rappresentati dal Parlamento europeo e dai suoi membri eletti. Le prassi della BCE in tema di responsabilità, basate sull’articolo 284, paragrafo 3, del TFUE, prevedono un dialogo basato sull’ascolto reciproco con il Parlamento europeo. Ciò consente alla BCE di spiegare le proprie politiche e decisioni e di ascoltare le preoccupazioni dei rappresentanti eletti dei cittadini. Il regime di responsabilità della BCE, infine, è completato dal controllo giurisdizionale della Corte di giustizia dell’Unione europea.

Nel 2025 la BCE ha proseguito l’interazione con il Parlamento europeo

Nel 2025 la Presidente della BCE ha partecipato a quattro audizioni periodiche dinanzi alla Commissione ECON. La Presidente ha anche partecipato al dibattito in sessione plenaria sul Rapporto annuale della BCE relativo al 2023. Ad aprile, inoltre, il Vicepresidente ha presentato il Rapporto annuale della BCE sul 2024 alla commissione ECON. Nello stesso giorno, la BCE ha pubblicato il proprio riscontro alla risoluzione del Parlamento europeo sul Rapporto annuale 2023. Nel corso dell’anno la BCE ha risposto a 15 interrogazioni scritte presentate da deputati del Parlamento europeo. Le interrogazioni hanno riguardato temi quali la politica monetaria, le prospettive economiche, l’euro digitale e questioni istituzionali. A ottobre 2025 una delegazione della commissione ECON ha partecipato a una visita annuale presso la BCE a Francoforte sul Meno.

La BCE ha proseguito la stretta collaborazione con il Parlamento europeo su un euro digitale

Nel corso del 2025 la BCE ha proseguito la stretta collaborazione con il Parlamento europeo su un euro digitale. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo BCE, ha partecipato a quattro scambi di opinioni dinanzi alla commissione ECON, fornendo aggiornamenti sullo stato di avanzamento del progetto. Inoltre, la presidente e i membri della commissione ECON sono stati tenuti al corrente, via lettera, di tutti i principali sviluppi relativi all’euro digitale. La BCE ha inoltre trasmesso analisi e contributi tecnici ai membri del Parlamento europeo a sostegno del processo legislativo in corso sull’euro digitale.

Il sostegno alla moneta unica ha raggiunto i massimi storici nel 2025

Nell’indagine Eurobarometro standard della primavera 2025 l’83 per cento degli intervistati nell’area dell’euro si è dichiarato favorevole alla moneta unica, segnando un nuovo massimo storico[102]. Il sostegno si è confermato elevato nell’edizione dell’autunno 2025, quando a esprimersi in favore dell’euro è stato l’82 per cento dei partecipanti. La BCE ribadisce il proprio impegno a partecipare costruttivamente al dialogo con il Parlamento europeo e i cittadini dell’area dell’euro. Spiegando le proprie decisioni, rispondendo alle preoccupazioni dell’opinione pubblica e mantenendo un dialogo aperto, la BCE mira a rafforzare la fiducia e ad assicurare l’efficace assolvimento degli obblighi di responsabilità per il proprio operato.

10.3 Le relazioni internazionali

G20

La presidenza del G20 è stata incentrata su solidarietà, uguaglianza e sostenibilità in un contesto di crescenti tensioni a livello mondiale

Nel 2025, durante la presidenza sudafricana del G20, incentrata sulla solidarietà, sull’uguaglianza e sulla sostenibilità, l’economia mondiale ha dovuto far fronte alle difficoltà derivanti dai dazi statunitensi, elevati e instabili, dalla guerra russa contro l’Ucraina e dai conflitti in Medio Oriente. In tale contesto, la Presidenza ha incoraggiato la cooperazione multilaterale tra i membri del G20. Il G20 ha raggiunto un accordo su un comunicato a luglio, una dichiarazione ministeriale sulla sostenibilità del debito a ottobre e la dichiarazione dei leader di Johannesburg il 22‑23 novembre. La presidenza ha posto l’Africa e il Sud globale al centro dell’agenda del G20. Le priorità fondamentali hanno incluso la sostenibilità del debito, il graduale aumento dei finanziamenti per il clima e l’accesso equo ai minerali critici, nonché l’avanzamento della cooperazione in tema di crescita economica inclusiva, sicurezza alimentare e intelligenza artificiale. La BCE ha segnalato che condizioni di parità in tutte le giurisdizioni sono essenziali per attenuare gli effetti di propagazione transfrontalieri e salvaguardare la stabilità finanziaria. Ha accolto con favore gli impegni a sostegno della roadmap del G20 per il rafforzamento dei pagamenti transfrontalieri e della piena e tempestiva attuazione delle riforme e degli standard internazionali concordati, tra cui Basilea III. Ha valutato favorevolmente anche l’approvazione delle raccomandazioni del Consiglio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Board, FSB) sulla leva finanziaria nell’intermediazione finanziaria non bancaria e il riesame, da parte dell’FSB, dell’attuazione delle sue raccomandazioni ad alto livello in materia di cripto‑attività e stablecoin. La BCE ha inoltre incoraggiato ulteriori attività sull’intermediazione finanziaria non bancaria, che dovrebbero essere sostenute da dati migliori e da una maggiore condivisione delle informazioni a livello transfrontaliero, al fine di assicurare un’attuazione efficace degli interventi e attenuare il rischio sistemico.

Le questioni legate all’FMI e all’architettura finanziaria internazionale

La BCE ha partecipato al dibattito nei consessi internazionali per contribuire a promuovere un sistema monetario e finanziario forte e stabile a livello mondiale

Nel contesto degli sforzi tesi ad adeguare e migliorare l’architettura finanziaria internazionale, la BCE, quale banca centrale di rilievo, ha continuato a svolgere un ruolo attivo nel dibattito in seno all’FMI[103] su questioni rilevanti per il proprio mandato. L’FMI ha intrapreso tre importanti revisioni che dovrebbero concludersi nel 2026. La revisione della progettazione e della condizionalità dei programmi (Review of Program Design and Conditionality) punta a migliorare i programmi di prestito per sostenere più efficacemente la solvibilità esterna e la capacità di tenuta dei paesi debitori. La revisione approfondita degli strumenti di sorveglianza (Comprehensive Surveillance Review) farà il punto sull’evoluzione del contesto della sorveglianza e definirà le priorità per i prossimi cinque anni. La revisione del programma di valutazione del settore finanziario (Financial Sector Assessment Program, FSAP) valuterà l’efficacia di tale programma nell’affrontare le aree di vulnerabilità crescenti, la copertura dell’intermediazione finanziaria non bancaria e l’impatto delle raccomandazioni formulate dall’FMI. La BCE è coinvolta attivamente in queste revisioni.

L’FMI ha inoltre proseguito i lavori per l’attuazione della 16ª revisione generale delle quote (che incrementerà del 50 per cento le risorse destinate alle quote dell’FMI), puntando contemporaneamente a sviluppare, nel 2026, un insieme di principi che guidino il futuro dibattito sulle quote e sulla governance dell’FMI, inclusa la 17ª revisione generale delle quote. Riguardo alle risorse destinate ai fondi dell’FMI, sono stati compiuti ulteriori progressi nell’erogazione delle risorse finanziarie stanziate, sotto forma di diritti speciali di prelievo o di contributi equivalenti, in favore del fondo per la riduzione della povertà e la crescita (Poverty Reduction and Growth Trust) e del fondo per la resilienza e la sostenibilità (Resilience and Sustainability Trust); la maggior parte degli impegni risulta ora soddisfatta. A tali fondi contribuiscono in misura significativa gli Stati membri dell’UE e le rispettive BCN.

Nel 2025 sono state ulteriormente potenziate le iniziative globali finalizzate a fronteggiare le sfide legate al debito. L’FMI e la Banca mondiale hanno compiuto progressi nell’assistenza ai paesi con livelli di indebitamento sostenibili, ma esposti a pressioni nel servizio del debito. L’FMI ha dato avvio alla revisione del quadro di riferimento per la valutazione della sostenibilità del debito dei paesi a basso reddito (Debt Sustainability Framework for Low‑income Countries) e la tavola rotonda mondiale sul debito sovrano (Global Sovereign Debt Roundtable) ha pubblicato la guida sulla ristrutturazione del debito (Debt Restructuring Playbook)[104], con l’obiettivo di migliorarne ulteriormente la prevedibilità e la tempestività. La BCE sostiene le iniziative delle istituzioni finanziarie internazionali per l’avanzamento dei lavori sulla sostenibilità del debito.

Riquadro 8
Il ruolo internazionale dell’euro

Si definisce internazionale una valuta ampiamente utilizzata al di fuori della giurisdizione nazionale. Tali valute funzionano a livello mondiale come mezzo di pagamento, riserva di valore e unità di conto per la determinazione del prezzo dei contratti e delle attività. Le banche centrali di tutto il mondo detengono riserve in valuta internazionale, mentre le imprese e le famiglie le usano per scambiare, prendere in prestito, investire e risparmiare, accanto alla propria valuta nazionale.

Sin dalla sua introduzione, l’euro si è affermato come la seconda valuta internazionale più importante dopo il dollaro statunitense (cfr. il grafico A). La BCE pubblica una rassegna annuale sul ruolo internazionale dell’euro, che contiene un indice composito riferito a tale ruolo calcolato come media aritmetica semplice della quota dell’euro in un’ampia gamma di indicatori. Dal 2017 tale indice si è stabilizzato in un intervallo compreso tra il 18 e il 20 per cento, a tassi di cambio sia costanti sia correnti, dopo un iniziale aumento negli anni immediatamente successivi all’introduzione della moneta unica (cfr. il grafico B).

Grafico A

Stato attuale del sistema monetario internazionale

L’euro si conferma la seconda valuta più importante nel sistema monetario internazionale

(valori percentuali; 4° trim. 2024)

Fonti: Banca dei regolamenti internazionali (BRI), Fondo monetario internazionale (FMI), CLS Bank International, Ilzetzki, Reinhart e Rogoff (2019)[105] ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Note: *poiché le transazioni sui mercati dei cambi coinvolgono sempre due valute, le quote dei volumi di tali transazioni raggiungono il 200 per cento. I dati sul volume delle operazioni in cambi si riferiscono ad aprile 2022, in quanto desunti da un’indagine triennale. Cfr. anche l’ultimo rapporto pubblicato a giugno 2025, The international role of the euro, BCE, 2025.

I recenti sviluppi geopolitici rappresentano al tempo stesso sfide e opportunità per il ruolo internazionale dell’euro. Da un lato, alcune banche centrali hanno aumentato gli acquisti di oro, i paesi BRICS stanno valutando alternative ai tradizionali sistemi di pagamento transfrontalieri e l’amministrazione statunitense sta sostenendo l’uso di stablecoin basate sul dollaro a livello globale. Dall’altro, rafforzare la credibilità geopolitica dell'Europa e ricostruire il suo “potere forte” dovrebbe contribuire a consolidare la fiducia nell’euro a livello internazionale. Nel contempo, i dazi imposti dall’amministrazione statunitense all’inizio di aprile 2025 hanno innescato un netto indebolimento del dollaro statunitense, insieme a tassi di interesse a lungo termine più elevati, una correlazione trasversale a diverse attività raramente osservata. Ciò indica che gli investitori potrebbero vagliare con crescente attenzione il ruolo di “bene rifugio” del dollaro, con possibili ripercussioni sul panorama valutario internazionale.

Grafico B

Indice composito del ruolo internazionale dell’euro

Nello scorso decennio il ruolo internazionale dell’euro è rimasto sostanzialmente stabile

(valori percentuali; ai tassi di cambio correnti e costanti al 4° trim. 2024; medie mobili di quattro trimestri)

Fonti: Banca dei regolamenti internazionali (BRI), Fondo monetario internazionale (FMI), CLS Bank International, Ilzetzki, Reinhart e Rogoff (2019) ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Note: media aritmetica delle quote dell’euro a tassi di cambio costanti (correnti) delle consistenze di obbligazioni internazionali, dei prestiti di banche esterne all’area dell’euro erogati a soggetti residenti al di fuori dell’area, dei depositi detenuti presso banche al di fuori dell’area dell’euro da creditori esterni all’area, dei regolamenti delle operazioni in cambi a livello mondiale, delle riserve valutarie mondiali e dei regimi di cambio a livello globale. L’ultima osservazione si riferisce al quarto trimestre del 2024. Cfr. anche l’ultimo rapporto pubblicato a giugno 2025, The international role of the euro, BCE, 2025.

Un panorama mutevole potrebbe aprire la strada a un ruolo più rilevante dell’euro a livello internazionale e comportare implicazioni positive per l’area dell’euro. In primo luogo, una maggiore domanda di titoli di debito denominati in euro consentirebbe a governi e imprese di ottenere prestiti a tassi inferiori. In secondo luogo, un aumento degli scambi denominati in euro schermerebbe l’area dell’euro dalle fluttuazioni dei tassi di cambio. In terzo luogo, un ruolo internazionale dell’euro più incisivo rafforzerebbe l’autonomia strategica dell’Europa e contribuirebbe a proteggerla da sanzioni o altre misure coercitive.

Tuttavia, l’euro continuerà a crescere solo se supportato da politiche adeguate. Una priorità fondamentale per gli organi decisionali europei va ravvisata nel progresso dell’Unione del risparmio e degli investimenti, per sfruttare appieno i mercati finanziari europei. L’eliminazione delle barriere all’interno dell’UE è essenziale per rafforzare lo spessore e la liquidità dei mercati dei finanziamenti in euro, presupposto fondamentale per un uso più ampio di tale valuta. L’emissione di obbligazioni pianificata a livello di UE, man mano che l’Europa si fa carico della propria difesa, potrebbe dare un importante contributo al raggiungimento di questi obiettivi.

Anche la BCE ha un ruolo da svolgere. In un contesto geopolitico più volatile, l’accelerazione dei progressi su un euro digitale è fondamentale per rafforzare la sovranità europea. Anche il miglioramento dei sistemi di pagamento transfrontalieri tra l’euro e le altre valute accrescerà la capacità di tenuta. L’offerta di soluzioni per il regolamento in moneta di banca centrale delle transazioni finanziarie all’ingrosso registrate su piattaforme basate sulla tecnologia a registro distribuito accrescerà sia l’efficienza dei mercati finanziari europei, sia l’attrattiva dell’euro a livello globale. Inoltre, le linee di liquidità in euro verso le banche centrali non appartenenti all’area dell’euro segnalano la volontà della BCE di fornire un backstop in condizioni di stress dei mercati per proteggere la trasmissione della politica monetaria. Anche queste possono in ultima analisi favorire l’uso dell’euro nelle transazioni finanziarie e commerciali a livello mondiale.

Da ultimo, l’attrattiva dell’euro a livello mondiale è sorretta da sane politiche nell’area dell’euro, da istituzioni solide e basate su regole e dalla credibilità geopolitica. Anche il rispetto dello Stato di diritto resta essenziale per mantenere, e potenzialmente accrescere, la fiducia nell’euro a livello globale.

11 Promuovere l’etica, la buona governance e la sostenibilità sociale e ambientale

In quanto istituzione pubblica, la BCE deve rendere conto del proprio operato ai cittadini dell’Unione europea (UE) e ai loro rappresentanti eletti. Tale responsabilità comporta una comunicazione e un’interazione efficaci con interlocutori differenti, il mantenimento dei più elevati standard etici e di trasparenza, la valutazione degli impatti dei rischi climatici e legati alla natura, nonché la crescita del proprio personale.

11.1 Temi ambientali, sociali e di governance

Nel 2025 la BCE ha proseguito i lavori sui temi ambientali, sociali e di governance

Nel presente capitolo sono illustrati i principali sviluppi registrati nel 2025 sui temi ambientali, sociali e di governance (environmental, social and governance, ESG), come descritto di seguito. La sezione 11.2 illustra in dettaglio le modalità in cui la BCE si adopera per promuovere nel continuo i propri quadri comuni di governance, collaborando strettamente con le altre istituzioni a livello europeo e internazionale per il rafforzamento dell’etica, dell’integrità e della buona condotta. La sezione 11.3 esamina le iniziative attuate dalla BCE per potenziare la propria comunicazione, aumentarne la portata e incrementare trasparenza, accessibilità e interazione con i cittadini e il pubblico. La sezione 11.4 illustra i principali sviluppi registrati nel 2025 nella gestione delle risorse umane e fornisce importanti dati in materia di diversità del personale della BCE. Infine, la sezione 11.5 presenta i lavori della BCE sulle tematiche legate al clima e alla natura e fornisce dettagli su pubblicazioni più specialistiche riguardo a questi argomenti.

La BCE affronta i rischi ESG nell’ambito dei propri sistemi di gestione dei rischi finanziari e non finanziari, come descritto nel capitolo relativo alla gestione dei rischi nel Bilancio 2025 della BCE.

Ulteriori informazioni su questi argomenti sono reperibili in altre sezioni del presente rapporto annuale e sul sito Internet della BCE (cfr. la seguente tavola 11.1).

11.2 Rafforzare l’etica e l’integrità

L’Ufficio di conformità e governance (Compliance and Governance Office, CGO) coadiuva il Comitato esecutivo nel preservare l’integrità e la reputazione della BCE, promuovendo standard etici di comportamento e rafforzandone la responsabilità e la trasparenza.

Il Comitato per l’etica e la conformità ha formulato dei nuovi Principi guida per un uso etico e responsabile dell’intelligenza artificiale

Il Comitato per l’etica e la conformità ha continuato ad assistere le istituzioni dell’Eurosistema e del Meccanismo di vigilanza unico (MVU) nel recepimento degli indirizzi in materia di condotta etica. In tale ambito ha fornito indicazioni su questioni riguardanti le restrizioni alle operazioni finanziarie private e i conflitti di interesse relativi a materie quali le attività esterne e i congedi non retribuiti. Il Comitato ha altresì organizzato sessioni tematiche con oratori esterni. Poiché sono state invitate anche istituzioni al di fuori dell’Eurosistema e dell’MVU, vi hanno partecipato soggetti provenienti da più di 50 diverse istituzioni e organizzazioni pubbliche. Nel 2025 il Comitato ha istituito una task force dedicata sull’etica e l’intelligenza artificiale (IA), che ha elaborato principi guida non vincolanti, volti a promuovere la progettazione e l’uso etici e responsabili dei sistemi di intelligenza artificiale e ha fornito indicazioni pratiche alle istituzioni dell’Eurosistema e dell’MVU. In linea con il suo impegno a promuovere la consapevolezza sull’etica e l’integrità, il Comitato ha organizzato una sfida a quiz sull’etica e una sessione con relatori esterni riguardante l’etica, la fiducia del pubblico e il comportamento umano dal punto di vista della scienza comportamentale. Entrambi gli eventi hanno raggiunto un’elevata partecipazione da parte del personale di tutto l’Eurosistema e dell’MVU.

A livello europeo, il CGO ha collaborato con altre istituzioni, organi e agenzie dell’UE per co‑organizzare la prima Giornata interistituzionale dell’etica. Hanno partecipato oltre 600 colleghi, in rappresentanza di 15 istituzioni diverse. Il Capo dell’Ufficio conformità e governance della BCE si è unito ai rappresentanti di altre istituzioni in un dibattito tra esperti su come l’etica influisca sulla cultura organizzativa. A livello internazionale più ampio, la BCE è stata attivamente coinvolta nella condivisione delle conoscenze e delle migliori prassi all’interno dell’Ethics Network of Multilateral Organizations (ENMO), sia attraverso il suo ruolo di Vicepresidente del network, sia attraverso il suo contributo alle riunioni, ai gruppi di lavoro e alla conferenza annuale ospitata dalla Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (Asian Infrastructure Investment Bank, AIIB). Questa collaborazione a livello mondiale ha aperto la strada all’adozione di standard di condotta per le funzioni etiche nell’aprile 2025.

Il mantenimento della consapevolezza riguardo ai temi dell’etica e dell’integrità è rimasto una priorità fondamentale nel 2025

Come di consueto, sono stati organizzati programmi di inserimento per i neoassunti. Inoltre, il CGO ha offerto corsi di formazione su misura per specifiche funzioni aziendali, oltre a sessioni di aggiornamento sulle regole applicabili alle operazioni finanziarie private. Le iniziative di consapevolezza e sensibilizzazione generali hanno incluso l’annuale giornata mondiale dell’etica (Global Ethics Day), con stand aperti a tutto il personale della BCE.

Il numero di quesiti inviati al CGO è salito da 3.070 nel 2024 a 3.532 nel 2025 (cfr. il grafico 11.1), grazie alle iniziative di sensibilizzazione e agli sforzi costanti per sviluppare strumenti digitali intuitivi. Come negli anni precedenti, i controlli annuali di verifica della conformità del CGO hanno confermato l’adesione del personale e delle alte cariche della BCE alle norme sulle operazioni finanziarie private.

Grafico 11.1

Panoramica delle richieste da parte del personale della BCE nel 2025

Fonte: BCE.

Il Comitato etico sostiene e fornisce consulenza ad alte cariche della BCE su questioni etiche

Il Comitato etico indipendente della BCE, insieme al Comitato di audit, integra la struttura di governance della BCE e fornisce consulenza alle alte cariche su questioni in materia di etica, riguardanti soprattutto le attività private e gli impieghi successivi al termine del mandato presso la BCE, e valuta le loro Dichiarazioni di interessi. Inoltre, il Comitato segue gli sviluppi europei e internazionali nel campo dell’etica e della buona condotta.

Nel 2025 ha esaminato il rispetto delle norme sulle operazioni finanziarie private da parte delle alte cariche della BCE tramite le Dichiarazioni di interessi e ha formulato 35 pareri. Di questi, 15 sulle restrizioni successive alla cessazione del rapporto di lavoro (alcuni dei quali includevano raccomandazioni sul rispetto dei periodi di incompatibilità). I pareri del Comitato etico sono pubblicati sul sito Internet della BCE sei mesi dopo la data di formulazione.

11.3 Comunicazione e trasparenza

La comunicazione, sia interna sia esterna, si è confrontata con alcune sfide

Il contesto internazionale dello scorso anno è stato caratterizzato da una serie di sfide, che hanno reso la comunicazione particolarmente problematica. L’eccezionale incertezza economica, le tensioni geopolitiche, la crescita del populismo e i rinnovati dibattiti sull’indipendenza della banca centrale hanno coinciso con maggiori pressioni legate alle spese per la sicurezza, la stabilità e la crescita in Europa. Tuttavia, i risultati delle principali politiche della BCE hanno trasmesso un messaggio rassicurante. L’inflazione è stata riportata intorno all’obiettivo del 2 per cento fissato dalla BCE, la politica monetaria ha raggiunto un “punto di equilibrio” e il sistema bancario dell’area dell’euro ha continuato a mostrare capacità di tenuta. Tuttavia, il conseguimento di questi risultati potrebbe essere passato in sordina nella percezione di molti. Nel complesso, pur non evidenziando aumenti rapidi come in passato, i prezzi sono rimasti a livelli superiori a quelli precedenti l’impennata dell’inflazione, alimentando persistenti preoccupazioni, tra gli europei, riguardo al costo della vita, all’inflazione e ai bilanci delle famiglie. Inoltre, le richieste sempre più esplicite di semplificazione o di una vera e propria deregolamentazione del settore finanziario richiedevano una risposta ben ponderata, assennata e comunicata nel modo giusto. Infine, i nuovi quadri di riferimento della BCE per le carriere e le relazioni con il personale, nonché il trasferimento su larga scala dalla Eurotower a un nuovo edificio e a un concetto innovativo di posto di lavoro, hanno richiesto il sostegno della comunicazione interna.

La BCE si è impegnata ad adeguare ulteriormente la propria comunicazione in seguito alla valutazione della strategia del 2025

Alla luce delle sfide in atto, la BCE si è impegnata ad adeguarsi ulteriormente all’evoluzione del panorama comunicativo, come confermato nel corso della valutazione della strategia di politica monetaria del 2025. Tale esercizio ha comportato anche una ricognizione delle iniziative volte a modernizzare le comunicazioni della BCE dopo il riesame della strategia del 2021. Il riesame aveva evidenziato una maggiore consapevolezza da parte del pubblico riguardo all’obiettivo di stabilità dei prezzi della BCE e rilevato che la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali avevano profuso notevole impegno nell’aumentare il coinvolgimento del pubblico e la comunicazione con esso, oltre che nel migliorare la leggibilità e l’accessibilità delle comunicazioni. Tuttavia, resta limitata, tra il pubblico, la comprensione delle attività dell’Eurosistema e del funzionamento dell’economia e del settore finanziario. Di conseguenza, la BCE ha ribadito il proprio impegno a spiegare al pubblico nel modo più chiaro possibile la strategia e le decisioni di politica monetaria.

L’importanza della cultura finanziaria per la trasmissione della politica monetaria è riconosciuta sempre più diffusamente

Inoltre, vi sono crescenti evidenze del fatto che la politica monetaria potrebbe trasmettersi più efficacemente all’economia se i consumatori avessero, in generale, una migliore comprensione del suo funzionamento e del ruolo delle banche centrali[106]. La promozione della cultura finanziaria diventa, pertanto, un’area di interesse fondamentale. Le sinergie e i vantaggi derivanti dalla cooperazione all’interno dell’Eurosistema in questo settore potrebbero rappresentare un punto di partenza per il percorso futuro. Un esempio è stato offerto dal lancio dei cinque impegni per portare avanti l’agenda della cultura finanziaria nella Giornata internazionale della donna del 2025.

Adattare la comunicazione con approcci innovativi

La BCE ha lanciato il suo nuovo canale YouTube “Espresso Economics”

A gennaio 2025 la BCE ha lanciato il canale Espresso Economics su YouTube, rivolto principalmente agli utenti più giovani. I video spiegano concetti economici di base con termini semplici e in modo divertente. Gli argomenti legati alla quotidianità dei giovani si sono rivelati i più popolari, ad esempio i video sulle ragioni alla base della percezione, da parte dei giovani, che i prezzi stiano aumentando molto o che l’acquisto di una casa stia diventando proibitivo in termini di costi o sulle preoccupazioni in merito ai posti di lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale e sul lavoro nella gig economy. Analogamente, hanno registrato un gran numero di visualizzazioni anche i video che illustrano argomenti di attualità con termini accessibili, partendo da analisi degli esperti della BCE. Alcuni tra gli argomenti affrontati nei video sono: come incide il cambiamento climatico sui prezzi del comparto alimentare, cosa comportano i dazi per l’economia o come funziona l’economia dell’attenzione.

Il podcast della BCE ha raggiunto un milione di ascolti

Il podcast della BCE ha raggiunto due importanti traguardi nel 2025: ha pubblicato il 100° episodio e ha superato un milione di ascolti per l’intera serie. Per mantenersi al passo con le mutevoli preferenze degli ascoltatori, la BCE ha continuato a rimodernare sia il formato sia i contenuti del podcast.

Il Blog della BCE si è rivelato una formula vincente per aumentare il raggio di diffusione delle conoscenze da parte della BCE

Nella stessa ottica, anche il Blog della BCE, che raccoglie opinioni e analisi del Comitato esecutivo e del personale della BCE, ha ospitato discussioni su temi di attualità. Alcuni degli argomenti toccati sono stati: la risposta dei consumatori europei ai dazi statunitensi, il ruolo dei lavoratori stranieri nel trainare la crescita, l’impatto delle ondate di calore sui prezzi, i rischi derivanti dalle stablecoin per l’Europa. La significativa diffusione di questi post del blog nei principali mezzi di informazione a livello internazionale mostra l’efficacia di questo canale nel rendere gli approfondimenti diffusi dalla BCE accessibili a un pubblico più ampio.

Sono state ulteriormente migliorate l’esperienza e le attività offerte dal Centro visitatori della BCE

La BCE e il suo edificio principale hanno continuato ad attrarre visitatori da tutta Europa e non solo. Nel 2025 oltre 23.000 visitatori hanno preso parte a quasi 700 attività, tra cui conferenze e visite guidate del Centro visitatori della BCE, che ha ospitato nuove mostre. È stato pubblicato un nuovo video sulla BCE, che invita i visitatori, sia online sia offline, ad approfondire come le attività della BCE incidano sulle loro vite.

La Presidente Lagarde (a destra) presso il Centro visitatori della BCE

L’intelligenza artificiale è e rimarrà un punto cardine della comunicazione della BCE

L’uso dell’intelligenza artificiale (IA), in particolare nell’applicazione di modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models) e per la generazione di contenuti con finalità comunicative, ha implicazioni crescenti per la BCE, interessata sia dall’adozione su scala più ampia dell’IA sia dall’uso di tale tecnologia per le proprie comunicazioni.

La diffusione di informazioni errate, la disinformazione e i contenuti deepfake producono un impatto sulla BCE e i suoi rappresentanti

Nel 2025 la BCE è stata nuovamente oggetto di un utilizzo malevolo di contenuti generati da macchine, in particolare immagini e video. La BCE dispone di specifici protocolli per l’identificazione e la gestione di tali fenomeni. Gli attacchi si sono concretizzati attraverso falsi account di social media spacciati per appartenenti alla BCE o per suoi rappresentanti, video deepfake della Presidente e di altri membri del Comitato esecutivo, nonché diffusione di informazioni errate e disinformazione attraverso i canali social e tradizionali. Poiché simili incidenti diventano sempre più frequenti e, a causa delle nuove tecnologie, diventa sempre più difficile distinguere tali contenuti dalle informazioni autentiche e dai veri rappresentanti della BCE, verranno ulteriormente intensificati gli sforzi, nonché le procedure di coordinamento interno, dinanzi a simili eventi.

Il progetto dell’euro digitale è stato il principale bersaglio dei cospirazionisti

L’euro digitale ha rappresentato, in particolare, il centro della disinformazione e delle teorie cospirazioniste, sia online sia offline. La BCE ha dato priorità a una comunicazione proattiva e supportata dai fatti, utilizzando canali e formati diversi, al fine di garantire al pubblico l’accesso a informazioni corrette e tempestive.

L’IA è utilizzata da tempo a sostegno della comunicazione in BCE, in particolare per la traduzione

Le applicazioni positive dell’IA sono sfruttate da tempo nella comunicazione della BCE. In particolare, l’IA è stata impiegata per far fronte alla crescente domanda di traduzione di contenuti, in particolare per la vigilanza bancaria, e per espandere il raggio d’azione delle sue comunicazioni. Nel 2025 oltre 45 milioni di pagine sono state tradotte utilizzando esclusivamente la traduzione automatica, principalmente per finalità interne, con lo strumento eTranslation, messo a disposizione della BCE dalla Commissione europea. Una revisione finale della qualità da parte di traduttori umani rimane indispensabile per i documenti ufficiali emessi dalla BCE destinati alla comunicazione esterna, in tutte le lingue ufficiali dell’UE.

Comunicare sulla nostra valuta: contanti ed euro digitale

Le banconote in euro sono state ridisegnate, creando un’opportunità di connessione con un pubblico più ampio

La connessione più tangibile tra i cittadini dell’area dell’euro e la loro banca centrale passa attraverso il contante e, nello specifico, le banconote in euro. L’aspetto futuro delle banconote è pertanto oggetto di interesse per il grande pubblico. Nel 2025 la comunicazione riguardante le banconote è stata incentrata sull’annuncio della selezione di possibili motivi futuri e sul lancio di un concorso grafico. La complessa strategia di comunicazione e interazione con il pubblico su questi temi ha rafforzato il messaggio che la BCE e l’Eurosistema intendono mantenere l’impegno alla continuità dell’uso del contante come metodo di pagamento valido e accessibile.

Le iniziative di comunicazione sull’euro digitale sono state intensificate per andare incontro all’interesse crescente del pubblico

La BCE ha inoltre intensificato le iniziative di comunicazione sull’euro digitale, in un contesto di maggiore interesse pubblico. Ad esempio, sono state effettuate analisi basate sui dati per valutare i costi e l’impatto del progetto sulla stabilità finanziaria, con la finalità di accrescere la trasparenza e scardinare i pregiudizi diffusi. Inoltre, un gran numero di interviste, discorsi, audizioni parlamentari, podcast ed editoriali della Presidente e dei membri del Comitato esecutivo hanno contribuito a un dibattito più informato tra il pubblico e i legislatori dell’UE.

L’adozione dell’euro da parte della Bulgaria è stata un’occasione per celebrare la moneta unica

L’adozione dell’euro da parte della Bulgaria è stata anche un’opportunità per celebrare con il grande pubblico dell’UE intera i traguardi raggiunti dalla moneta unica. L’euro continua a connettere gli europei a livello transfrontaliero, facilitando la vita quotidiana, i viaggi e gli scambi, e promuovendo la prosperità comune in tutta l’area dell’euro. La BCE ha celebrato l’occasione con una serie di iniziative di comunicazione dedicate. Tra queste, il discorso della Presidente “Bulgaria on the euro’s doorstep: towards a shared future”, un post del blog sulla popolarità dell’euro nel momento dell’adozione e campagne avviate da creatori di contenuti online bulgari, accompagnate da una serie di post sui social media. Con un’iniziativa ancora più visibile, le immagini raffiguranti la facciata dell’edificio della BCE illuminato per festeggiare l’adesione della Bulgaria all’area dell’euro hanno raggiunto milioni di persone, soprattutto sui social media.

L’edificio della BCE illuminato il 1° gennaio 2026 per celebrare l’ingresso della Bulgaria nell’area dell’euro

Accesso da parte del pubblico ai documenti della BCE

Nel 2025 la BCE ha avuto più richieste di accesso ai documenti da parte del pubblico rispetto al 2024, in un contesto di costante interesse per i documenti che trattano argomenti istituzionali

Il quadro di riferimento della BCE per l’accesso ai documenti da parte del pubblico è essenziale per garantire il suo impegno a favore della trasparenza. Esso è improntato a principi di trasparenza e apertura, che rafforzano la legittimità democratica della BCE garantendo ampio accesso ai documenti, pur salvaguardando l’indipendenza e l’efficace operato dell’istituzione.

Nel 2025 la BCE ha ricevuto un numero maggiore di richieste di accesso ai propri documenti da parte del pubblico. Sono pervenute, nel complesso, 86 richieste, rispetto alle 74 del 2024. Le richieste hanno riguardato una vasta gamma di argomenti, tra cui questioni istituzionali/di governance, l’attività di banca centrale e la vigilanza bancaria. Come nel 2024, le richieste relative a questioni istituzionali e interne, quali le politiche in materia di risorse umane, si sono confermate le più frequenti.

In linea con l’impegno a favore della trasparenza, i documenti divulgati in risposta a richieste di accesso da parte del pubblico sono generalmente resi disponibili attraverso il Registro pubblico di documenti della BCE. Inoltre, nel 2025 la Banca centrale europea ha predisposto una panoramica delle tematiche trattate nelle richieste di accesso ai documenti.

L’Ufficio conformità e governance (Compliance and Governance Office, CGO) ha condotto attività di sensibilizzazione volte a migliorare la consapevolezza del quadro giuridico che disciplina l’accesso ai documenti e a promuovere una cultura condivisa della trasparenza all’interno dell’istituzione. Le iniziative in tale ambito erano rivolte a tutto il personale o ad aree specifiche.

La Mediatrice europea non ha riscontrato alcun caso di cattiva amministrazione in merito alla gestione, da parte della BCE, delle richieste di accesso presentate dal pubblico.

11.4 Investire nelle persone per assicurare che la BCE continui a essere resiliente e orientata al futuro

Nel 2025 la BCE ha continuato a investire nel proprio personale per confermarsi un’organizzazione resiliente. La transizione verso spazi di lavoro dinamici ha sostenuto l’agilità organizzativa, l’accessibilità e un maggiore coinvolgimento interfunzionale, migliorando allo stesso tempo l’efficienza in termini di costi e l’equilibrio tra lavoro e vita privata. I nuovi strumenti digitali per le risorse umane e l’apprendimento mirato, in tema, ad esempio, di intelligenza artificiale (IA) e diversità, hanno reso più semplice fornire assistenza, dare risalto alle opportunità di sviluppo e promuovere una cultura del lavoro inclusiva.

Cultura del lavoro

La BCE ha adottato spazi di lavoro dinamici, anche lasciando la Eurotower e trasferendosi nell’edificio Gallileo

Con il trasferimento di 2.440 colleghi, quasi il 50 per cento del personale è stato assegnato a uffici di nuova progettazione: 1.700 dipendenti nell’edificio Gallileo e 740 nell’edificio principale della BCE. La transizione verso spazi di lavoro dinamici, che include la condivisione delle scrivanie, sta incoraggiando la flessibilità, l’inclusione e l’innovazione all’interno della comunità della BCE. La vigilanza bancaria della BCE è entrata in una nuova era, riunendosi sotto lo stesso tetto nell’edificio Gallileo. Entro due anni l’intero personale della BCE dovrebbe lavorare in spazi di lavoro dinamici: ciò ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza in termini di costi e la collaborazione ibrida, promuovendo al tempo stesso l’autonomia.

La BCE ha rivisto il proprio quadro di riferimento in materia di segnalazioni, accertamenti e azioni disciplinari per sostenere più efficacemente un ambiente di lavoro rispettoso

La BCE ha rivisto il quadro di riferimento in materia di segnalazioni, accertamenti e azioni disciplinari per sostenere più efficacemente un ambiente di lavoro rispettoso. Le nuove norme chiariscono i canali di segnalazione e snelliscono gli accertamenti sulle condotte scorrette, che saranno gestiti da un’unica unità dedicata, e rafforzano altresì il sistema di segnalazione degli illeciti (whistleblowing). A tali cambiamenti si accompagna una maggiore attenzione alla prevenzione, alla risoluzione precoce e al sostegno ai colleghi coinvolti, anche mediante il rafforzamento della protezione proattiva nei casi in cui si ravvisi un rischio di ritorsioni.

È stata avviata una nuova indagine con l’obiettivo di migliorare l’ascolto e il supporto al personale

Nel 2025 abbiamo dato avvio a una nuova indagine volta a migliorare ulteriormente il nostro metodo di ascolto del personale, con l’obiettivo di agire in modo più rapido e incisivo sulla base dei riscontri raccolti. La prima rilevazione è partita a novembre e ha visto la partecipazione del 75 per cento del personale interessato. I risultati confluiranno nei lavori di follow‑up previsti per il 2026.

Sviluppo dei talenti e delle carriere

Il portale delle carriere della BCE ha continuato a crescere, diventando anche un mercato interno dei talenti

Il portale delle carriere della BCE offre ora al personale anche un mercato interno dei talenti e ulteriori opportunità di sviluppo professionale. Sono stati aggiunti tre tipi di opportunità: attività, progetti e affiancamento lavorativo (job shadowing). Partecipando a queste opportunità oppure offrendole, il personale può ampliare la propria esperienza professionale, applicare le proprie competenze in un nuovo team o in una diversa area di business ed esplorare altri contesti in una prospettiva di mobilità, estendendo nel contempo la propria rete di contatti.

Un’ampia parte del personale ha manifestato interesse e/o ha partecipato alle nuove opportunità disponibili o allo scambio di posizioni lavorative e alle iniziative di mentoring già presenti sulla piattaforma. Nel 2025 il portale è stato utilizzato da oltre 2.000 dipendenti.

La domanda di mobilità interna e la partecipazione al programma di scambio Schuman con altre istituzioni dell’UE sono rimaste elevate

La BCE incoraggia la mobilità al fine di promuovere lo sviluppo professionale e la capacità di adattamento dei dipendenti. Nel 2025 il tasso di mobilità interna è stato pari al 6,6 per cento[107]. Circa il 57 per cento dei casi di mobilità ha riguardato passaggi tra aree di business diverse, a fronte del 43 per cento rappresentato da movimenti interni alle singole aree, a testimoniare il successo della capacità di favorire spostamenti più ampi e incoraggiare la flessibilità.

Anche la mobilità esterna è supportata, per consentire ai membri del personale di acquisire nuove esperienze in altre organizzazioni per un periodo di tempo definito. Molti dipendenti della BCE trascorrono periodi presso altre organizzazioni all’interno del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) o del Meccanismo di vigilanza unico (MVU). Nel 2025 l’1,3 per cento del personale ha avviato una mobilità esterna attraverso l’aspettativa non retribuita prevista dalle regole sulla mobilità.

La settima edizione del Programma Schuman, avviata nel 2025, ha visto crescere il coinvolgimento nell’ambito del SEBC e dell’MVU. È stato proposto un totale di 93 progetti da parte di 23 istituzioni e sono state raccolte 220 candidature. Di tali progetti, 41 sono stati infine offerti come opportunità di distacco, consentendo a 47 partecipanti di essere coinvolti in esperienze di scambio tra la BCE, le autorità nazionali competenti (ANC) e le banche centrali nazionali (BCN). Nel complesso si è registrata la partecipazione di 18 paesi e 23 istituzioni, con un incremento rispetto al 2024 del numero sia di progetti sia di partecipanti.

Il programma di formazione include molte nuove iniziative riguardanti l’IA

L’offerta formativa sull’intelligenza artificiale mira a sviluppare fiducia, sicurezza e abilità pratiche, aiutando il personale a comprendere e utilizzare responsabilmente l’IA presso la BCE. Nel 2025 oltre 1.400 dipendenti hanno partecipato a iniziative formative finalizzate alla costruzione di competenze in materia di IA, che hanno spaziato dai corsi base ai programmi più tecnici e avanzati.

Diversità e inclusione

La BCE ha ribadito il proprio impegno in favore di diversità e inclusione

In un contesto esterno in evoluzione, la BCE rimane fermamente impegnata a promuovere pari opportunità e unità attraverso il proprio portafoglio di iniziative a sostegno di diversità e inclusione (D&I). Su richiesta del Comitato esecutivo e sotto la guida dalla Direzione Generale Risorse umane (DG/HR), tale portafoglio riunisce misure esistenti e nuove volte a rimuovere gli ostacoli strutturali, rafforzare sistemi improntati all’equità e promuovere una cultura inclusiva. Si tratta di un impegno condiviso: gli executive sponsor sostengono la D&I a livello direzionale, gli ambasciatori della D&I integrano la relativa agenda nelle rispettive unità di business e sei reti del personale danno risonanza alla pluralità delle voci, promuovendo connessioni e alleanze (allyship). Queste iniziative sono sostenute da un Consulente D&I e da un team dedicato nella DG/HR, che assicurano l’integrazione di una prospettiva di D&I nelle politiche e favoriscono il dialogo. Parallelamente, gli scambi periodici nell’ambito del SEBC e dell’MVU rafforzano ulteriormente l’impatto collettivo.

La BCE adotta un approccio su più livelli alla diversità e all’inclusione che va oltre la rappresentanza femminile

Due strategie di genere e i relativi obiettivi sono stati cruciali nell’indurre significativi progressi verso la parità di genere all’interno della BCE. L’incremento più significativo è stato un aumento di 8,2 punti percentuali, a partire dal 2019, della rappresentanza femminile nelle fasce retributive K‑L, che alla fine del 2025 ha raggiunto il 39,4 per cento. La massa critica della rappresentanza femminile del 33 per cento è stata raggiunta a tutti i livelli, da quello di analista all’alta dirigenza.

In concomitanza con questo impegno, la BCE ha rafforzato la propria cultura inclusiva coinvolgendo il personale in molti modi diversi. È proseguita la serie Gender Talk, che ha richiamato l’attenzione dei dipendenti su argomenti importanti come le norme di genere, i modelli di mascolinità e la parità nei compiti di cura; si è inoltre tenuto un confronto interno sull’intelligenza interculturale. L’inclusione LGBT+ è stata promossa attraverso la partecipazione all’evento Christopher Street Day di Francoforte.

Il mese della diversità della BCE è stato dedicato alla cultura della fiducia nella disabilità

Il mese della diversità della BCE è stato dedicato all’inclusione della disabilità. È stato lanciato un insieme di iniziative volte a rafforzare in tutta l’organizzazione la fiducia e la consapevolezza nell’ambito della disabilità. Le attività più significative hanno incluso seminari mirati rivolti a personale con ruoli manageriali e un’esperienza immersiva sulle disabilità visive organizzata in collaborazione con il Dialog Museum di Francoforte.

Il nostro personale in sintesi

Composizione dell’organico nel 2025

1 Dati aggiornati al 31 dicembre 2025.
2 Si riferisce soltanto a membri del personale con contratti a tempo indeterminato e determinato.
3 Le quote per fascia retributiva si riferiscono soltanto a membri del personale con contratti a tempo indeterminato e determinato. La quota di genere complessiva si riferisce a tutti i dipendenti e tirocinanti.
4 Inclusi 59 partecipanti al Graduate Programme.
5 Dipendenti distaccati da una banca centrale nazionale del Sistema europeo di banche centrali, da istituzioni/agenzie pubbliche europee o da organizzazioni internazionali.
6 Si riferisce a qualsiasi trasferimento orizzontale, a tempo indeterminato o determinato, tra divisioni o aree di business, del personale con contratti a tempo determinato o indeterminato, esclusi i partecipanti al Graduate Programme.
7 Si riferisce a qualsiasi trasferimento, a tempo indeterminato o determinato, verso posizioni di fascia retributiva più elevata, con o senza un processo di selezione, del personale con contratti a tempo determinato o indeterminato, esclusi i partecipanti al Graduate Programme.
8 Si riferisce soltanto a membri del personale con contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato convertibili.
9 La tavola mostra le percentuali del personale e dei tirocinanti della BCE in base alla nazionalità, vale a dire che i membri del personale con più nazionalità vengono conteggiati per ogni nazionalità dichiarata. Le quote sono ricavate calcolando il rapporto tra il numero di persone di ciascuna nazionalità e il numero totale delle persone di tutte le nazionalità (solo UE). I paesi sono elencati nell’ordine alfabetico dei nomi dei paesi stessi nelle rispettive lingue nazionali.

11.5 Approfondire la comprensione dei rischi climatici e naturali

Le perdite economiche legate al clima e alle condizioni meteorologiche incidono sull’economia europea

Il ritmo di riscaldamento in Europa è il doppio della media globale, con temperature sulla terraferma già superiori di 2,1°C rispetto ai livelli preindustriali[108]. L’impatto economico si sta già concretizzando. Tra il 2021 e il 2024 gli eventi catastrofali legati al clima e alle condizioni meteorologiche hanno causato perdite economiche nell’UE per 208 miliardi di euro, equivalenti a una media dello 0,32 per cento del PIL annuo[109]. In Europa, anche la biodiversità e la salute degli ecosistemi si stanno deteriorando a causa dei cambiamenti climatici e degli altri effetti delle attività umane[110].

Il Consiglio direttivo si è impegnato a tenere nella massima considerazione le implicazioni dei cambiamenti climatici e del deterioramento della natura per la politica monetaria e l’attività di banca centrale

Nella sua dichiarazione sulla strategia di politica monetaria del 2025 la BCE ha ribadito che i cambiamenti climatici hanno implicazioni profonde per la stabilità dei prezzi, attraverso il loro impatto sulla struttura e sulle dinamiche cicliche dell’economia e del sistema finanziario. Il Consiglio direttivo ha altresì chiarito il ruolo centrale dei rischi legati alla natura nell’adempimento del suo mandato. Nello specifico, il Consiglio si è impegnato, nell’ambito del proprio mandato, ad assicurare che esso terrà pienamente conto delle implicazioni sia dei cambiamenti climatici sia del degrado della natura per la politica monetaria e l’attività di banca centrale. Assicurare una gestione prudente dei rischi climatici e naturali è anche parte integrante delle priorità di vigilanza 2026˗2028.

Nel 2025 la BCE e i comitati dell’Eurosistema hanno continuato a integrare ulteriormente i rischi climatici e naturali nelle principali attività da essi svolte[111]. Sono stati attuati gli impegni[112] già assunti ed è stato intensificato il lavoro in tre aree di interesse: gestire la transizione verso un’economia verde, affrontare il crescente impatto fisico dei cambiamenti climatici e far progredire i lavori sui rischi legati alla natura. In considerazione dei crescenti impatti economici e finanziari dei rischi climatici e naturali, la BCE si impegna a proseguire la propria azione nell’ambito del proprio mandato. Alla fine dell’anno ha aggiornato le azioni da intraprendere in futuro per migliorare la propria capacità analitica e operativa.

Figura 11.1

Panoramica delle principali attività pianificate riguardanti il clima e la natura

La BCE ha adeguato il proprio quadro di attuazione della politica monetaria per far fronte ai rischi di transizione legati al clima

La BCE ha continuato a tenere conto e a segnalare i rischi climatici nell’ambito dell’attuazione della politica monetaria. L’Eurosistema ha pubblicato la terza informativa finanziaria annuale legata al clima, relativa ai propri portafogli di politica monetaria e alle riserve valutarie della BCE, da cui è emerso che le emissioni di anidride carbonica associate a tali attività hanno continuato a diminuire. Inoltre, il Consiglio direttivo ha fissato un obiettivo intermedio rispetto al quale monitorare la traiettoria di decarbonizzazione dei portafogli societari aggregati, al fine di sostenere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e della normativa europea sul clima. Qualora i portafogli societari aggregati si discostino dalla traiettoria media di decarbonizzazione auspicata, il Consiglio direttivo valuterà se, nei limiti del suo mandato e caso per caso, siano necessarie azioni correttive. In tali informative è stato altresì introdotto un nuovo indicatore esplorativo per misurare l’esposizione del portafoglio di obbligazioni societarie verso settori che o hanno un impatto sulla natura o ne dipendono in misura rilevante.

Per quanto riguarda il sistema delle garanzie, dalla fine del 2024 le BCN dell’Eurosistema hanno adottato standard comuni sui rischi climatici nei sistemi interni di valutazione del merito creditizio (in‑house credit assessment systems, ICAS) da esse utilizzati per le attività non negoziabili (cfr. la sezione 2.3). Un post pubblicato sul Blog della BCE spiega ulteriormente come questa si adoperi per includere correttamente i rischi legati al cambiamento climatico nei rating creditizi. Inoltre, a luglio 2025 il Consiglio direttivo ha deciso di introdurre un fattore climatico per proteggere il valore delle garanzie dell’Eurosistema in caso di shock di transizione legati al clima (cfr. la sezione 2.3). La misura sarà applicabile a partire dal 15 giugno 2026 per le attività negoziabili emesse da società non finanziarie. Nel contempo, a luglio 2025 il Consiglio direttivo ha deciso di differire l’attuazione dell’obbligo di conformarsi alla direttiva dell’UE relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive, CSRD) quale criterio di ammissibilità nel quadro del sistema delle garanzie dell’Eurosistema. Ciò è stato deciso a causa del recepimento incompleto della CSRD nella legislazione nazionale e del suo riesame nell’ambito del pacchetto di semplificazione Omnibus della Commissione europea.

La BCE ha continuato a migliorare le analisi e gli scenari macroeconomici e di stabilità finanziaria

Le considerazioni relative al clima sono state integrate più sistematicamente nelle analisi macroeconomiche e di stabilità finanziaria della BCE. Ad esempio, le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti della BCE e dell’Eurosistema incorporano misure di politica fiscale connesse al clima, elementi del pacchetto “Pronti per il 55%” dell’UE e l’impatto macroeconomico del sistema dell’UE per lo scambio di quote di emissione (ETS2). Per quanto riguarda l’analisi di scenario, il Network for Greening the Financial System (NGFS) ha sviluppato nuovi scenari climatici a breve termine nell’ambito di un gruppo di lavoro guidato, come negli anni precedenti, dalla BCE. Questi scenari si concentrano sugli impatti climatici fino al 2030, un orizzonte temporale di grande rilevanza per i responsabili delle politiche e gli operatori di mercato. Essi mostrano che nell’area dell’euro una transizione tempestiva e coordinata a livello mondiale riduce i rischi macrofinanziari. Nell’area dell’euro i rischi fisici sono rilevanti anche su orizzonti brevi e gli eventi estremi potrebbero ridurre il PIL fino al 5 per cento in uno scenario di rischio fisico che coglie l’impatto cumulato di eventi naturali estremi che si verifichino congiuntamente nel 2026 e nel 2027 (cfr. “Climate risks: no longer the tragedy of the horizon” nel Blog della BCE). Inoltre, la BCE ha contribuito al lavoro dell’NGFS sulle interazioni tra l’analisi degli scenari climatici e i piani di transizione.

Nel 2025 la vigilanza bancaria della BCE ha completato un programma pluriennale volto a migliorare le capacità di gestione dei rischi climatici e naturali da parte delle banche e ha proseguito il passaggio a un approccio ordinario, integrando tali rischi nell’ambito delle consuete valutazioni e procedure di vigilanza. In generale, le banche hanno compiuto progressi significativi nella gestione dei rischi derivanti dalle crisi climatiche e naturali in atto. Tuttavia, alla luce delle questioni ancora aperte, è necessaria un’attenzione costante da parte delle autorità di vigilanza. Informazioni ulteriori al riguardo sono disponibili nel Rapporto annuale della BCE sulle attività di vigilanza.

La BCE ha aggiornato gli indicatori statistici relativi al clima per incorporare metodologie avanzate, nuove serie di dati e aggiustamenti volti a riflettere gli effetti dell’inflazione. Ciò garantisce un monitoraggio più preciso degli sforzi di decarbonizzazione e dell’impatto dell’intensificazione dei rischi climatici. La BCE ha inoltre contribuito a iniziative sui dati climatici a livello europeo e internazionale, come ad esempio closing data gaps del G20 e quella per il miglioramento della rendicontazione in materia di sostenibilità.

La BCE ha continuato a ridurre l’impatto ambientale delle proprie operazioni, dei propri portafogli e delle banconote. La dichiarazione ambientale del 2025 ha indicato una riduzione del 39 per cento delle emissioni prodotte dalle operazioni interne della BCE tra il 2019 e il 2024, in linea con la traiettoria prevista per il 2030. Anche dall’informativa finanziaria relativa al clima sui portafogli della BCE detenuti con finalità diverse dalla politica monetaria è emerso che gli investimenti societari del fondo pensione per il personale della BCE restano in linea con il raggiungimento degli obiettivi intermedi di decarbonizzazione. Sono proseguiti gli sforzi per ridurre l’impatto ambientale delle banconote in euro, tra cui le iniziative volte a finalizzare il passaggio al 100 per cento di cotone biologico entro il 2027 e il maggiore ricorso all’energia elettrica decarbonizzata per la produzione di banconote. Parallelamente, la BCE sta integrando principi di progettazione eco‑compatibile nello sviluppo di banconote in euro di futura emissione. L’Eurosistema continua inoltre a lavorare per ridurre l’impatto ambientale dei pagamenti elettronici, anche lungo l’intera catena del valore del progetto sull’euro digitale.

Il lavoro della BCE sul deterioramento del clima e della natura è stato sostenuto dal rafforzamento delle competenze, dai seminari e dalla cooperazione con altre banche centrali e istituzioni internazionali. Nel 2025 la BCE ha continuato a contribuire alle discussioni politiche internazionali e alle relative pubblicazioni attraverso i numerosi consessi a livello sia europeo sia mondiale. Tra questi figurano il già richiamato NGFS, il Consiglio per la stabilità finanziaria, il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, le autorità europee di vigilanza e il Comitato europeo per il rischio sistemico, la Banca dei regolamenti internazionali e il suo Comitato per i pagamenti e le infrastrutture di mercato, il G7, il G20, nonché il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale.

La BCE ha compiuto progressi nella comprensione e nella gestione dell’impatto della transizione verso un’economia verde

Le ricerche e le indagini delle BCE hanno migliorato la nostra comprensione delle implicazioni economiche e finanziarie della transizione verso un’economia verde. Nell’indagine sul credito bancario di luglio 2025 le banche hanno indicato che la performance climatica delle imprese e la prestazione energetica degli edifici incidono sulle condizioni di prestito e hanno continuato a segnalare un allentamento dei criteri di concessione del credito per le imprese con migliori performance climatiche e un impatto restrittivo per le imprese con elevate emissioni di carbonio. Le banche hanno inoltre segnalato che l’incertezza riguardo alla futura regolamentazione climatica ha agito da freno alla domanda di prestiti. Un’analisi del fabbisogno di investimenti verdi in Europa ha evidenziato che, nonostante i progressi compiuti, tali investimenti si sono rivelati inadeguati al raggiungimento degli obiettivi climatici e ha suggerito una serie di politiche finanziarie ed economiche di sostegno. Un documento del Comitato per le relazioni internazionali dell’Eurosistema pubblicato nella collana Occasional Paper Series ha esaminato le interazioni tra la frammentazione geoeconomica e le politiche di transizione non coordinate che potrebbero derivarne, fattori suscettibili di rafforzarsi vicendevolmente. Ulteriori contributi hanno riguardato il modo in cui l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica sono interconnesse e il modo in cui l’aumento della domanda di finanziamenti per la difesa potrebbe essere soddisfatto senza sacrificare le priorità verdi e digitali.

È necessaria una comprensione più profonda del crescente impatto fisico dei cambiamenti climatici

Far fronte alle crescenti sfide derivanti dall’impatto fisico dei cambiamenti climatici richiede una comprensione più profonda e nuove strategie. Alla luce del diffondersi di temperature estreme e ondate di calore, l’analisi della BCE ha mostrato che i rischi fisici incidono anche sulla produttività a livello di impresa[113] e aggregata[114], riducono significativamente l’attività economica nelle regioni colpite e inducono aumenti dei prezzi dei beni alimentari[115]. Le ricerche condotte dalla BCE indicano che le banche e gli investitori, con frequenza sempre maggiore, incorporano i rischi fisici legati al clima nei prezzi sia degli immobili residenziali[116] sia di quelli commerciali[117] ubicati in aree rischiose. I debitori sovrani non sono esenti[118], in quanto i rischi fisici sono associati a rating più bassi. Per quanto riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici, la ricerca[119] della BCE sottolinea la necessità di rafforzare la resilienza, la copertura assicurativa e gli strumenti finanziari per assorbire e attenuare l’impatto dei rischi climatici in Europa.

Progresso del lavoro sui rischi legati alla natura

La BCE ha lavorato intensamente per comprendere meglio i rischi legati alla natura e il loro impatto sull’economia e sul settore finanziario. Il riferimento esplicito al deterioramento della natura nella dichiarazione sulla strategia di politica monetaria della BCE del 2025 ha chiarito la sua rilevanza sul piano politico. Le principali attività svolte dalla BCE in questo campo sono evidenziate nel successivo riquadro 9. Un documento della BCE pubblicato nella collana Occasional Paper Series[120] e il post The European economy is not drought‑proof nel Blog della BCE hanno sottolineato i rischi per l’economia reale, il settore finanziario e la stabilità dei prezzi posti dal deterioramento degli ecosistemi e dalla perdita di biodiversità, dando particolare risalto anche alla rilevanza dei rischi legati all’acqua per l’area dell’euro. A novembre 2025 la BCE, in collaborazione con l’NGFS, ha tenuto un seminario internazionale su prassi e strumenti a disposizione delle banche centrali e delle autorità di vigilanza di supporto alla valutazione e alla gestione dei rischi legati alla natura.

Riquadro 9
Valutazione dei rischi legati alla natura per l’economia europea

L’economia dipende dalla natura, ma la salute del pianeta sta peggiorando a un ritmo che desta preoccupazioni. Inoltre, nonostante le forti connessioni esistenti tra rischi climatici e naturali, le nostre conoscenze di questi ultimi sono ancora a una fase preliminare, a confronto con la comprensione che abbiamo dei rischi economici e finanziari connessi al clima. Per questa ragione, i rischi economici e finanziari legati alla natura si confermano un argomento molto rilevante della nuova strategia per il clima e la natura della BCE, oltre a essere citati sia nella dichiarazione sulla strategia di politica monetaria 2025 sia nelle priorità di vigilanza 2026‑2028.

Nel 2025 la BCE, in collaborazione con la Oxford University e la London School of Economics, ha condotto una valutazione basata sul rischio dell’economia e delle banche dell’area dell’euro. Nello specifico, è stato analizzato come la dipendenza delle imprese dai servizi ecosistemici possa tradursi in rischi finanziari. Sulla base di evidenze acquisite in precedenza, che hanno rivelato come nell’area dell’euro il 75 per cento dei prestiti societari da parte degli enti creditizi riguardi imprese fortemente dipendenti da servizi ecosistemici[121], la BCE ha stimato la quota di prodotto settoriale a rischio a causa del degrado degli ecosistemi. Il rischio idrico è stato rilevato come il più significativo per l’area dell’euro: la carenza di acque di superficie, da sola, rappresenta una potenziale minaccia per una quota fino al 24 per cento del prodotto economico dell’area[122]. Nel 2026 la BCE, in collaborazione con altri membri dell’Eurosistema e del SEBC, proseguirà i lavori sulla valutazione, avviando un progetto analitico congiunto sui rischi legati all’acqua.

Un documento di ricerca della BCE sul nesso tra clima, biodiversità e inquinamento ne ha trattato gli effetti sulle condizioni di prestito delle banche, mostrando che le imprese altamente inquinanti, con sede vicino ad aree protette a tutela della biodiversità, presentano rapporti prestito/valore inferiori e gli enti creditizi impongono a tali imprese premi sugli interessi più elevati per determinati prestiti. I risultati forniscono indicazioni utili alle autorità di vigilanza bancaria e ad altre autorità sul modo in cui gli enti integrano i rischi legati alla natura nelle loro decisioni di gestione dei rischi e di concessione dei prestiti[123].

L’adeguamento dei modelli economici tradizionali è essenziale per quantificare accuratamente gli impatti macroeconomici del deterioramento della natura. Un documento della Discussion Paper Series della BCE sull’economia del capitale naturale ha evidenziato l’importanza di integrare tale fattore nei modelli di crescita e ne ha sottolineato il ruolo quale input produttivo. I risultati empirici indicano che le imprese investono nella conservazione della natura in misura sub‑ottimale dal punto di vista sociale, mentre il settore pubblico integra gli sforzi dei privati adottando una prospettiva a lungo termine.

Nonostante i recenti progressi, i rischi economici e finanziari legati alla natura costituiscono ancora un settore di ricerca relativamente nuovo. È quindi importante continuare a migliorare la nostra capacità di comprendere questi rischi e promuovere iniziative più ampie. A novembre 2025 la BCE e il Network for Greening the Financial System (NGFS) hanno ospitato un seminario congiunto per far progredire la conoscenza sui rischi legati alla natura da parte delle banche centrali e delle autorità di vigilanza bancaria. Il seminario ha rappresentato un’occasione per condividere casi di studio e buone prassi, oltre a fornire una panoramica del lavoro in corso all’NGFS su questioni legate alla natura.

12 Conosciamoci

In BCE promuoviamo una cultura dell’innovazione e abbiamo lanciato una serie di iniziative volte ad aumentare l’efficienza e a massimizzare i benefici forniti ai cittadini. Nel corso del 2025 notevoli sforzi sono stati profusi per la realizzazione di nuove soluzioni di intelligenza artificiale (IA) a supporto del nostro lavoro quotidiano. In questo capitolo cinque colleghi descrivono il proprio ruolo nello sviluppo e nell’impiego di tali strumenti e condividono le proprie esperienze personali su come l’IA stia plasmando il modo di lavorare in BCE.

Myriam Moufakkir, Chief Services Officer

In qualità di Chief Services Officer coordino l’infrastruttura integrata dei servizi di supporto che consentono alla BCE di adempiere al proprio mandato. Sono responsabile dei settori relativi ai servizi informatici, finanziari e di bilancio, della gestione degli appalti, delle risorse umane e del patrimonio immobiliare, della sicurezza, della resilienza operativa, nonché della governance e delle trasformazioni su larga scala. Sin dal mio ingresso in BCE, nel 2023, il mio obiettivo principale è stato quello di dedicarmi alla modernizzazione dei nostri servizi interni, affinché la BCE potesse agire in modo flessibile, sicuro e garantire al contempo la necessaria sovranità tecnologica.

Nel mio lavoro quotidiano, coniugo compiti di indirizzo e visione strategica, oltre che attività di esecuzione operativa, definendo le priorità in base a tre pilastri:

  • competenze – per sbloccare l’innovazione e gestire i rischi in modo responsabile è essenziale sviluppare all’interno dei nostri team solide competenze in materia di IA, digitali e operative;
  • sovranità e autonomia – per garantire che i servizi e le tecnologie che impieghiamo ci consentano di adempiere al nostro mandato in piena autonomia;
  • resilienza – per rafforzare la capacità dei nostri team, processi e sistemi di continuare a garantire risultati in un contesto caratterizzato da rapidi mutamenti tecnologici, discontinuità e crisi.

La BCE utilizza già l’intelligenza artificiale (IA) in diversi ambiti. Attualmente stiamo lavorando per accelerare ed estendere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e di metodi avanzati di machine learning. Utilizziamo queste soluzioni per rafforzare l’analisi economica, migliorare le previsioni di inflazione e a supporto della complessa modellizzazione macroeconomica, nonché per alleviare i carichi di lavoro e per ridurre le attività ripetitive. Ciò avviene attraverso un dialogo strutturato e ricorrente con le aree di business, grazie a un programma di formazione esteso a tutti i livelli dell’organizzazione e nell’ambito di un quadro di governance che integra sin dall’inizio la gestione del rischio e la sovranità.

Nel mio percorso professionale ho ricoperto ruoli di responsabilità a livello internazionale nell’ambito della trasformazione, con particolare riguardo al settore dei servizi finanziari, in cui ho avuto modo di guidare iniziative digitali, piani strategici e cambiamenti organizzativi su larga scala. La mia formazione accademica in matematica e in discipline scientifiche mi ha permesso di sviluppare solide competenze tecniche e di confrontarmi con tecnologie emergenti e in rapida evoluzione.

È un privilegio lavorare su un’ampia gamma di argomenti, e con colleghi di talento, contribuendo al mandato fondamentale, alla stabilità e alla resilienza della BCE.

Grazie al mio lavoro ho viaggiato in tutto il mondo e questo mi ha permesso di rafforzare l’attenzione verso la diversità culturale e le prospettive differenti. Nonostante l’agenda impegnativa, la mia priorità è sempre stata quella di dedicare tempo alla mia famiglia, condividendo con essa un’autentica passione per i viaggi e per la scoperta di culture diverse e trasformando la mia mobilità professionale in un’opportunità di arricchimento anche per le esperienze familiari.

Maximilian Freier

In qualità di Lead Economist presso il Front Office della Direzione Generale Analisi economica, sono Segretario del Comitato per la politica monetaria della BCE. In questo ruolo, mi occupo di coordinare il lavoro del comitato per assicurare che i dati di analisi e di policy, che contribuiscono alle discussioni di politica monetaria, siano tempestivi, chiari e comparabili in tutto l’Eurosistema.

Svolgo anche il ruolo di coordinatore dell’intelligenza artificiale (IA) per la Direzione Generale Analisi economica. Negli ultimi mesi abbiamo compiuto notevoli progressi nell’avanzamento dell’agenda della BCE sull’IA in tutte le aree di business delle funzioni di banca centrale. Abbiamo sviluppato una gamma iniziale di strumenti pilota che dimostrano di avere già un significativo potenziale per il rafforzamento della nostra capacità di analisi e per la riduzione del tempo dedicato alle attività ricorrenti. Parallelamente, abbiamo istituito un ambizioso programma di digitalizzazione delle funzioni di banca centrale per potenziare l’analisi dei dati e l’automazione dei processi di business.

Dal 2007 ho ricoperto diversi incarichi in qualità di economista presso la BCE, nelle Direzioni Generali Analisi economica, Politica monetaria e Relazioni internazionali ed europee. Prima di entrare a far parte della BCE ho conseguito un dottorato presso la London School of Economics and Political Science e una laurea magistrale sia in economia sia in scienze politiche presso la Ludwig Maximilian University di Monaco.

I miei interessi di ricerca includono la politica di bilancio e monetaria, la gestione dell’innovazione, l’integrazione e la governance europee, l’economia politica comparata e l’applicazione delle tecnologie di machine learning. Sono particolarmente interessato ai dati a livello di famiglie e di imprese (“micro”). Sono inoltre il presidente fondatore del Network on Microsimulation Modelling del SEBC: una rete di ricercatori provenienti da ogni parte del Sistema europeo di banche centrali, che si occupa di collegare nuovi strumenti e metodi alle principali questioni di policy.

Fabienne Allegret‑Maret

In qualità di Senior Team Lead della Information Governance Division della Direzione Generale Segretariato sono la responsabile della biblioteca della BCE. Considerato che i flussi informativi sono vertiginosamente aumentati, in termini sia di portata sia di velocità, ho avviato una trasformazione della biblioteca per consentire alla BCE di orientarsi in un contesto informativo sempre più complesso.

Attualmente il mio ruolo non si limita semplicemente a garantire l’accesso ai libri e alle banche dati. Considero la biblioteca parte integrante dell’ecosistema di conoscenze della BCE, una risorsa fondamentale che favorisce l’analisi rigorosa e il pensiero innovativo. In collaborazione con il mio team, mi occupo dell’acquisizione e della gestione di risorse di elevata qualità, funzionali alle esigenze di economisti, esperti di vigilanza e altri esperti. Ritengo che una selezione accurata di tali risorse sia importante, tanto quanto l’accesso alle stesse, per garantire che le informazioni disponibili, oltre a essere numerose, siano anche autorevoli e rilevanti. Sebbene la maggior parte dei materiali sia attualmente in formato digitale, continuiamo a promuovere l’utilizzo delle collezioni cartacee, convinti che la profonda attenzione e la lettura contestuale rimangano essenziali per la solidità del processo decisionale.

La trasformazione ha inoltre ridefinito l’ambiente fisico della nostra biblioteca, che attualmente favorisce la condivisione delle conoscenze e l’innovazione e, al contempo, riserva spazi dedicati ad attività che richiedono approfondimento e concentrazione. La biblioteca è diventata un punto di incontro per gli esperti della BCE, dove poter scambiare idee e confrontarsi.

L’intelligenza artificiale (IA), rimodellando le attività delle banche centrali, ha comportato un ulteriore ampliamento delle nostre responsabilità. Con il mio team mi assicuro che i contenuti sensibili siano utilizzati in modo responsabile nelle applicazioni di IA, trovando il giusto equilibrio tra innovazione e presidio normativo. Informazioni attendibili e di elevata qualità sono particolarmente importanti per i sistemi di IA, soprattutto per quanto riguarda l’analisi delle notizie, per garantire risultati accurati e affidabili.

Contestualmente, mi avvalgo della mia esperienza nell’organizzazione delle informazioni per promuovere e sostenere lo sviluppo del livello semantico della BCE, che collega le conoscenze tra diversi sistemi, al fine di rendere le informazioni specifiche della BCE più facilmente reperibili e utilizzabili.

La biblioteconomia si è evoluta ben oltre la semplice sistemazione degli scaffali: il mio ruolo consiste oggi nel coniugare le innovazioni in rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, gestendo l’informazione guidata dall’IA, con le esigenze specifiche delle funzioni di banca centrale. Combinando l’innovazione tecnologica con la gestione e la governance, permetto alla BCE di innovare con intelligenza e integrità.

Steven Moons

In qualità di responsabile del programma di IA della BCE e membro dell’AI Office, guido la trasformazione strategica dell’istituzione in materia di intelligenza artificiale. Supervisiono la progettazione e la realizzazione del programma di intelligenza artificiale della BCE e coordino i casi di utilizzo dell’IA sia per migliorare la produttività sia per valutarne l’impatto trasformativo. Le mie responsabilità includono la garanzia di conformità agli standard etici, legali e regolamentari, il consolidamento di collaborazioni con soggetti interni ed esterni e la promozione di una cultura dell’innovazione basata sulla responsabilità, sulla trasparenza e su dispositivi di governance solidi.

Prima di ricoprire questo ruolo, sono stato responsabile di diverse iniziative di IA e “SupTech” nell’ambito della vigilanza bancaria. Nel periodo precedente il mio ingresso in BCE, nel 2021, ho svolto per diversi anni incarichi relativi all’erogazione di servizi informatici, alla trasformazione digitale e ai cambiamenti organizzativi nei settori pubblico e privato. Durante quel periodo mi sono occupato della modernizzazione degli ambienti informatici, della promozione di iniziative legate a sistemi di cloud e di architettura e alla realizzazione di programmi complessi con team diversi in Europa, negli Stati Uniti e in Asia.

Ciò che più apprezzo del lavoro in BCE è il modo in cui riunisce prospettive diverse provenienti da tutta Europa. Contribuire al futuro tecnologico e digitale della BCE, rafforzandone allo stesso tempo il ruolo di istituzione europea affidabile e orientata al futuro è un privilegio, oltre che una fonte costante di motivazione. Del mio ruolo attuale apprezzo in particolare la collaborazione con una gamma molto ampia di aree di business, considerato che l’IA riguarda quasi tutti i settori dell’organizzazione. Interagire con una compagine di colleghi così diversificata e dedita al proprio lavoro è stimolante e fonte d’ispirazione. Nel valore che attribuisco al mio lavoro, il forte spirito di collaborazione che caratterizza la BCE e l’opportunità di lavorare con persone fortemente interessate a fare la differenza sono elementi fondamentali.

Nel tempo libero mi ricarico dedicandomi ad attività all’aria aperta, come camminare in montagna o andare in moto.

Vasilis Papaefthymiou

Sono un esperto di vigilanza nel gruppo responsabile delle tecnologie di vigilanza dell’MVU (SupTech). Mi occupo principalmente della progettazione e dello sviluppo di applicazioni aziendali innovative che rafforzino il ruolo delle autorità di vigilanza bancaria della BCE e in tutta l’area dell’euro.

Negli ultimi cinque anni trascorsi all’interno del gruppo SupTech mi sono specializzato nello sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale (IA) e di IA generativa. In qualità di responsabile del prodotto, coordino lo sviluppo di due strumenti: Athena, la prima e più completa soluzione di IA disponibile in tutto l’MVU, consente alle autorità di vigilanza di individuare informazioni rilevanti in milioni di documenti di vigilanza; mentre Delphi è uno strumento intuitivo per l’analisi della propensione al rischio di mercato, che combina gli indicatori dei mercati finanziari con le principali determinanti di mercato estratte quotidianamente attraverso l’analisi di articoli di giornale, in modo da fornire alle autorità di vigilanza una panoramica dei rischi emergenti.

La mia passione per la tecnologia trova nel settore in rapida evoluzione dell’IA il contesto ideale. Gli strumenti SupTech svolgono un ruolo fondamentale per l’introduzione di soluzioni all’avanguardia nella vigilanza bancaria europea. Questo è per me l’ambiente ottimale in cui applicare l’esperienza in informatica e in data science acquisita grazie ai miei studi in ingegneria elettrica e informatica presso l’Università tecnica nazionale di Atene, insieme alle competenze gestionali ed economiche apprese durante il corso di laurea presso l’ETH di Zurigo. Per un ingegnere informatico, la BCE rappresenta un’opportunità unica di lavorare dove tecnologia e finanza si incontrano e dove l’innovazione è a supporto diretto della stabilità finanziaria e delle attività di vigilanza a livello mondiale.

È molto stimolante per me sapere che il mio lavoro quotidiano nello sviluppo di strumenti informatici innovativi contribuisce a una vigilanza bancaria più efficace e incentrata sui rischi, con effetti positivi sulla sicurezza delle banche e sui cittadini europei.

Nel tempo libero mi piace incontrare gli amici e stare in riva al mare sotto il sole della Grecia.

Bilancio della BCE

https://www.ecb.europa.eu/press/annual-reports-financial-statements/annual/annual-accounts/html/ecb.annualaccounts2025~ba3b593c99.it.html

Stato patrimoniale consolidato dell’Eurosistema al 31 dicembre 2025

https://www.ecb.europa.eu/press/annual-reports-financial-statements/annual/balance/html/ecb.eurosystembalancesheet2025~31f7e11ddc.it.html

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Per la terminologia tecnica, è disponibile sul sito della BCE un glossario.

HTML ISBN 978-92-899-7675-6, ISSN 1725-2903, doi:10.2866/7118346, QB-01-26-070-IT-Q


  1. Caldara, D., Iacoviello, M., Molligo, P., Prestipino, A. e Raffo, A., “The economic effects of trade policy uncertainty”, Journal of Monetary Economics, vol. 109, gennaio 2020, pagg. 38‑59.

  2. Cfr. Schröder, M., Dal testo al problema: comprendere i limiti delle misure di incertezza della politica commerciale ricavate dai testi, riquadro 2 nel numero 8/2025 del Bollettino economico della BCE.

  3. Per ulteriori informazioni sull’andamento della media delle ore lavorate nell’area dell’euro a partire dalla pandemia, cfr. Berson, C. e Weiβler, M., Chi vuole lavorare di più? Un esame aggiornato del calo delle ore lavorate medie per dipendente, riquadro 3 nel numero 3/2025 del Bollettino economico della BCE.

  4. Cfr. Bouabdallah O.et al., “Time to be strategic: how public money could power Europe’s green, digital and defence transitions”, Il Blog della BCE, BCE, 25 luglio 2025.

  5. Il percorso pluriennale della spesa netta è l’indicatore operativo unico per valutare la conformità con il nuovo quadro di governance economica dell’UE.

  6. Cfr. il comunicato stampa della Commissione europea Pacchetto d’autunno del semestre europeo 2026 della Commissione: le priorità per stimolare la competitività dell’UE del 25 novembre 2025.

  7. Non tutti i paesi dell’area dell’euro hanno presentato i documenti programmatici di bilancio alla Commissione europea, principalmente a causa dello svolgimento di tornate elettorali. La Spagna deve ancora presentare un piano, mentre il Belgio lo ha presentato solo all’inizio del 2026. A maggio del 2025 l’Austria ha presentato un piano relativo al 2025 e al 2026, che la Commissione ha valutato in linea con il Patto di stabilità e crescita.

  8. Per maggiori informazioni sull’inflazione dei beni alimentari, cfr. Bobeica, E., Koester, G. e Nickel, C., “When tradersies bite: the role of food prices for inflation in the euro area”, Il Blog della BCE, BCE, 25 settembre 2025, e Bates, C., Kuik, F. e Wieland, E., Nel paniere alimentare: cosa c’è dietro alla recente inflazione dei beni alimentari?, riquadro 7 nel numero 8/2025 del Bollettino economico della BCE.

  9. Per ulteriori informazioni sugli effetti annuali di revisione dei prezzi, cfr. Bodnár, K., Fabbri. A., Rubene, I. e Zekaite, Z., Le pressioni inflazionistiche derivanti dalla revisione dei prezzi: il punto della situazione, riquadro 4 nel numero 4/2025 del Bollettino economico della BCE.

  10. Per ulteriori informazioni sull’inflazione dei servizi, cfr. Eiglsperger, M., Porqueddu, M. e Wieland, E, Incertezza relativa all’inflazione destagionalizzata dei servizi: il contributo delle festività pasquali e dei viaggi, riquadro 5 nel numero 5/2025 del Bollettino economico della BCE.

  11. Per maggiori informazioni sull’inflazione di fondo, cfr. Bańbura, M., Bobeica, E., Bodnár, K. e Fagandini, B., Misure dell’inflazione di fondo: una guida analitica per l’area dell’euro, riquadro 5 nel numero 5/2023 del Bollettino economico della BCE.

  12. La componente eccedente i minimi comprende tutti gli elementi dei salari e degli stipendi effettivamente corrisposti per dipendente non coperti dalle retribuzioni contrattuali oggetto di negoziazione collettiva, quali il pagamento di gratifiche individuali e il lavoro straordinario.

  13. Per ulteriori informazioni sul recupero dei salari reali nell’area dell’euro, cfr. Bates, C., Bodnár, K., Botelho, V. e Rousseau, F., Ripresa dei salari reali nell’area dell’euro, riquadro 4 nel numero 5/2025 del Bollettino economico della BCE.

  14. Cfr. Joslin, S., Singleton, K.J. e Zhu, H., “A New Perspective on Gaussian Dynamic Term Structure Models”, The Review of Financial Studies, vol. 24, numero 3, 2011, pagg. 926‑970.

  15. Cfr. Allayioti, A., Bozzelli, G., Di Casola, P., Mendicino, C., Skoblar, A. e Velasco, S. “More uncertainty, less lending: how US policy affects firm financing in Europe”, Il Blog della BCE, BCE, 2 ottobre 2025.

  16. Cfr. Falagiarda, M. e Gartner, C., L’adozione dell’euro da parte della Croazia, riquadro 2 nel numero 8/2022 del Bollettino economico della BCE.

  17. Cfr. Dorrucci, E., Fidora, M., Gartner, C. e Zumer, T., Gli accordi europei di cambio (AEC II) come fase preparatoria in vista dell’adozione dell’euro: il caso di Bulgaria e Croazia, articolo 1 nel numero 8/2020 del Bollettino economico della BCE.

  18. Cfr. Falagiarda, M., Gartner, C. e Osterloh, S, L’adozione dell’euro in Bulgaria, riquadro 1 nel numero 8/2025 del Bollettino economico della BCE, e Dreher, F. e Hernborg, N., “Love at second sight: support for the euro before and after adoption”, Il Blog della BCE, BCE, 4 novembre 2025.

  19. Cfr. Aguiari, G., Falagiarda, M., Gartner, C. e Ivanova, E., “Euro adoption and price increases in Bulgaria: separating myths from facts”, Il Blog della BCE, BCE, 9 aprile 2026. Per maggiori dettagli circa l’impatto stimato sui prezzi del passaggio all’euro in Croazia e in casi precedenti, cfr. Falagiarda, M., Gartner, C., Mužić, I. e Pufnik, A., “Has the euro changeover really caused extra inflation in Croatia?”, Il Blog della BCE, BCE, 7 marzo 2023.

  20. Cfr. il comunicato stampa della BCE Counterparties invited to regularly test their operational readiness to access Eurosystem standard refinancing operations del 19 dicembre 2025.

  21. Spagna e Grecia hanno annunciato un aumento del coefficiente anticiclico dallo 0,5 all’1 per cento e dallo 0,25 allo 0,5 per cento rispettivamente, e l’Austria ha introdotto un requisito settoriale di riserva di capitale a fronte del rischio sistemico dell’1,0 per cento applicabile alle esposizioni verso il settore degli immobili non residenziali.

  22. La Germania ha ridotto all’1,0 per cento il proprio requisito settoriale di riserva di capitale a fronte del rischio sistemico sulle esposizioni nel settore degli immobili residenziali. La Francia ha disattivato il proprio requisito settoriale di riserva di capitale a fronte del rischio sistemico per le esposizioni verso società non finanziarie altamente indebitate. Il Belgio ha annunciato la disattivazione del proprio requisito settoriale di riserva di capitale a fronte del rischio sistemico sulle esposizioni ipotecarie e un aumento simultaneo del suo coefficiente di riserva anticiclico dall’1,0 all’1,25 per cento.

  23. Cfr. Grodzicki, M., van der Kraaij, A., Vogel, U. e Zsámboki, B., “Enhancing the ECB’s O‑SII framework”, Macroprudential Bulletin, n. 30, BCE, 5 agosto 2025.

  24. Nel 2025 la Croazia ha annunciato e iniziato ad attuare misure mirate ai debitori, mentre alcuni paesi hanno modificato le rispettive misure in materia già in vigore.

  25. Cfr. Financial Stability Review, BCE, maggio 2025.

  26. Cfr. Financial Stability Review, BCE, novembre 2025.

  27. Il CERS riunisce i governatori delle banche centrali di tutti i paesi dello Spazio economico europeo, nonché i capi delle autorità di vigilanza nazionali ed europee, allo scopo di condurre valutazioni trimestrali del rischio sistemico e, se necessario, formulare segnalazioni e raccomandazioni. Per ulteriori informazioni, cfr. Regolamento (UE) n. 1096/2010 del Consiglio, del 17 novembre 2010, che conferisce alla Banca centrale europea compiti specifici riguardanti il funzionamento del Comitato europeo per il rischio sistemico (GU L 331, del 15.12.2010, pag. 162).

  28. Regolamento (UE) 2021/557 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2021, che modifica il Regolamento (UE) 2017/2402 che stabilisce un quadro generale per la cartolarizzazione e instaura un quadro specifico per cartolarizzazioni semplici, trasparenti e standardizzate per sostenere la ripresa dalla crisi COVID‑19 (GU L 116 del 6.4.2021, pag. 1).

  29. Regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2023, relativo ai mercati delle cripto‑attività e che modifica i Regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 1095/2010 e le Direttive 2013/36/UE e (UE) 2019/1937 (GU L 150 del 9.6.2023, pag. 40).

  30. Raccomandazione del Comitato europeo per il rischio sistemico, del 25 settembre 2025, sui sistemi di stablecoin con più emittenti di paesi terzi (CERS/2025/9)

  31. Buch, C., Dichiarazione introduttiva, intervento pronunciato alla conferenza stampa sui risultati dello SREP 2025 e sulle priorità di vigilanza per il periodo 2026‑2028, Francoforte sul Meno, 18 novembre 2025.

  32. Cfr. Streamlining supervision, safeguarding resilience, BCE, 11 dicembre 2025.

  33. Regolamento (UE) 2022/2554 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, relativo alla resilienza operativa digitale per il settore finanziario e che modifica i Regolamenti (CE) n. 1060/2009, (UE) n. 648/2012, (UE) n. 600/2014, (UE) n. 909/2014 e (UE) 2016/1011 (GU L 333 del 27.12.2022, pag. 1).

  34. La prova di stress del 2025 è stata coordinata dall’Autorità bancaria europea in cooperazione con il CERS, la BCE e le autorità nazionali competenti.

  35. Indirizzo (UE) 2025/2595 della Banca centrale europea, del 10 dicembre 2025, sull’approccio di vigilanza delle autorità nazionali competenti alla copertura delle esposizioni deteriorate detenute da soggetti vigilati meno significativi (BCE/2025/40) (GU L, 2025/2505, 19.12.2025).

  36. Regolamento (UE) 2024/1623 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2024, che modifica il Regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto concerne i requisiti per il rischio di credito, il rischio di aggiustamento della valutazione del credito, il rischio operativo, il rischio di mercato e l’output floor (GU L, 2024/1623, 19.6.2024).

  37. Direttiva (UE) 2024/1619 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2024, che modifica la Direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda i poteri di vigilanza, le sanzioni, le succursali di paesi terzi e i rischi ambientali, sociali e di governance (GU L, 2024/1619, 19.6.2024).

  38. Per ulteriori dettagli, cfr. l’articolo “Commission seeks input on Basel III market risk rules for banks”, Direzione generale della Stabilità finanziaria, dei servizi finanziari e dell’Unione dei mercati dei capitali, Commissione europea, 6 novembre 2025.

  39. Cfr. la risposta alla consultazione “ECB staff contribution to the European Commission’s targeted consultation on the application of the market risk prudential framework”, BCE, 15 gennaio 2026.

  40. Cfr. “Basel III: the net stable funding ratio”, Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, 31 ottobre 2014.

  41. Cfr. il Parere della Banca centrale europea, del 2 maggio 2025, su una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento (UE) n. 575/2013 relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi per quanto riguarda i requisiti per le operazioni di finanziamento tramite titoli nell’ambito del coefficiente netto di finanziamento stabile (CON/2025/9).

  42. Regolamento (UE) 2025/1215 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2025, che modifica il Regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda i requisiti per le operazioni di finanziamento tramite titoli nell’ambito del coefficiente netto di finanziamento stabile (GU L, 2025/1215, 25.6.2025).

  43. Cfr. Financial Stability Review, BCE, maggio 2025.

  44. Cfr. Grill, M., Molestina Vivar, L., O’Donnell, C., Wedow M. e Weistroffer, C., “Strengthening risk monitoring and policy for non‑bank leverage”, Macroprudential Bulletin, n. 26, 15 gennaio 2025.

  45. Cfr. Leverage in Nonbank Financial Intermediation – Final report, Consiglio per la stabilità finanziaria, 9 luglio 2025.

  46. Cfr. Thematic Review on FSB Global Regulatory Framework for Crypto‑asset Activities – Peer review report, Consiglio per la stabilità finanziaria, 16 ottobre 2025.

  47. Cfr., ad esempio, Financial Stability Review, BCE, novembre 2025.

  48. Cfr. la comunicazione sulle misure adottate in relazione al pacchetto sull’integrazione dei mercati e la vigilanza, Commissione europea, 4 dicembre 2025.

  49. Cfr. la risposta alla consultazione ESCB reply to the European Commission’s targeted consultation on integration of EU capital markets, BCE, giugno 2025.

  50. Cfr. il Parere della Banca centrale europea, del 9 aprile 2026, sulle proposte riguardanti l’ulteriore sviluppo dell’integrazione dei mercati dei capitali e della vigilanza nell’Unione (CON/2026/13).

  51. Cfr. il Parere della Banca centrale europea, dell’11 novembre 2025, su a) una proposta di regolamento che modifica il Regolamento (UE) 2017/2402 che stabilisce un quadro generale per la cartolarizzazione e instaura un quadro specifico per cartolarizzazioni semplici, trasparenti e standardizzate, b) una proposta di regolamento che modifica il Regolamento (UE) n. 575/2013 relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi per quanto riguarda i requisiti per le esposizioni verso la cartolarizzazione e c) un progetto di proposta di regolamento delegato che modifica il Regolamento delegato (UE) 2015/61 per quanto riguarda le condizioni di ammissibilità per le cartolarizzazioni nella riserva di liquidità degli enti creditizi (CON/2025/35).

  52. La task force è stata presieduta dal Vicepresidente Luis de Guindos e vi hanno partecipato anche i membri del Consiglio direttivo Joachim Nagel (Deutsche Bundesbank), Madis Müller (Eesti Pank), François Villeroy de Galhau (Banque de France), Fabio Panetta (Banca d’Italia) e Olli Rehn (Suomen Pankki – Finlands Bank), nonché Sharon Donnery, rappresentante della BCE nel Consiglio di vigilanza.

  53. Cfr. Simplification of the European prudential regulatory, supervisory and reporting framework, BCE, 11 dicembre 2025.

  54. Ulteriori informazioni sul Comitato congiunto per le segnalazioni bancarie sono disponibili sul sito Internet della BCE.

  55. Regolamento (UE) 2024/886 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 marzo 2024, che modifica i Regolamenti (UE) n. 260/2012 e (UE) 2021/1230 e le Direttive 98/26/EC e (UE) 2015/2366 per quanto riguarda i bonifici istantanei in euro (GU L, 2024/886, 19.3.2024).

  56. Altre disposizioni del regolamento hanno avuto un impatto anche sul volume e sul valore dei pagamenti istantanei regolati, in particolare l’obbligo per i prestatori di servizi di pagamento di applicare commissioni sui pagamenti istantanei non superiori a quelle previste per gli altri bonifici e l’abolizione del limite di importo massimo per tali pagamenti.

  57. La Banca nazionale di Bulgaria è diventata la ventunesima banca centrale nazionale da quando la Bulgaria ha adottato l’euro il 1° gennaio 2026.

  58. Cfr. TARGET Services incident of 27th February 2025 – Post‑mortem Report, BCE, novembre 2025.

  59. Le poche misure restanti sono state completate nel primo trimestre del 2026.

  60. Il dispositivo dell’utente sarebbe prefinanziato, con fondi depositati localmente. Per ulteriori informazioni sull’euro digitale, cfr. la pagina dedicata sul sito Internet della BCE.

  61. Cfr. il comunicato stampa della BCE ECB commits to distributed ledger technology settlement plans with dual‑track strategy del 1º luglio 2025.

  62. Cfr. Hanssens, B., Sandín de Vega, D. e Franziska Sowa, H., Promuovere l’unione dei mercati dei capitali in Europa: una tabella di marcia per armonizzare le attività di post‑trading dei titoli, articolo 2 nel numero 4/2025 del Bollettino economico della BCE.

  63. Questo esercizio annuale consente alla BCE di classificare i sistemi di pagamento in base alla loro importanza sistemica.

  64. Regolamento (UE) 2025/1355 della Banca centrale europea, del 2 luglio 2025, sui requisiti di sorveglianza per i sistemi di pagamento di importanza sistemica (BCE/2025/22) (rifusione) (GU L, 2025/1355).

  65. Regolamento (UE) 2022/2554 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, relativo alla resilienza operativa digitale per il settore finanziario e che modifica i Regolamenti (CE) n. 1060/2009, (UE) n. 648/2012, (UE) n. 600/2014, (UE) n. 909/2014 e (UE) 2016/1011 (GU L 333 del 27.12.2022, pag. 1).

  66. Regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2023, relativo ai mercati delle cripto‑attività, e che modifica i Regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 1095/2010 e le Direttive 2013/36/UE e (UE) 2019/1937 (GU L 150 del 9.6.2023, pag. 40).

  67. Quest’anno l’ambito dell’indagine sulla resilienza cibernetica è stato esteso ai soggetti che rientrano nel quadro di riferimento PISA in aggiunta ai sistemi di pagamento di importanza sistemica, ai depositari centrali di titoli e alle CCP.

  68. Cfr. il comunicato stampa della BCE ECB introduces changes to the dedicated credit facility for euro area CCPs del 30 aprile 2025.

  69. Regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, relativo al miglioramento del regolamento titoli nell’Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica delle Direttive 98/26/CE e 2014/65/UE e del Regolamento (UE) n. 236/2012 (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 1).

  70. Regolamento (UE) 2022/858 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2022, relativo a un regime pilota per le infrastrutture di mercato basate sulla tecnologia a registro distribuito e che modifica i Regolamenti (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 909/2014 e la Direttiva 2014/65/UE (GU L 151 del 2.6.2022, pag. 1).

  71. Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al corso legale delle banconote e delle monete in euro (COM/2023/364 final).

  72. Cfr., ad esempio, Keep calm and carry cash: indicazioni tratte da quattro crisi sul ruolo unico della moneta fisica, articolo 2 nel numero 6/2025 del Bollettino economico della BCE.

  73. Indirizzo (UE) 2025/333 della Banca centrale europea, del 31 gennaio 2025, relativo alle informazioni statistiche da segnalare su ricchezza, reddito e consumi delle famiglie (BCE/2025/3) (GU L, 2025/333, 27.2.2025).

  74. Indirizzo (UE) 2025/603 della Banca centrale europea, del 7 marzo 2025, sulle statistiche di finanza pubblica (BCE/2025/9), (rifusione) (GU L, 2025/603, 31.3.2025).

  75. Cfr. Matteo, M., Rodríguez Caloca, A. e Torri, C., “Enhancing the breakdowns of portfolio investment in debt securities”, The ECB Data Blog, BCE, 29 luglio 2025.

  76. Indirizzo (UE) 2025/2212 della Banca centrale europea, del 2 ottobre 2025, che modifica l’Indirizzo (UE) 2021/833 relativo alle informazioni statistiche da segnalare sui dati bancari consolidati (BCE/2021/14) (BCE/2025/34) (GU L, 2025/2212, 21.11.2025).

  77. Le imprese di investimento di classe 1 sono grandi imprese di investimento simili a quelle bancarie e soggette alle stesse norme prudenziali degli istituti creditizi.

  78. Regolamento (CE) n. 2533/98 del Consiglio, del 23 novembre 1998, sulla raccolta di informazioni statistiche da parte della Banca centrale europea (GU L 318 del 27.11.1998, pagg. 8‑19).

  79. Raccomandazione per un regolamento del Consiglio che modifica il Regolamento (CE) n. 2533/98 sulla raccolta di informazioni statistiche da parte della Banca centrale europea (BCE/2025/17) (GU C, C/2025/3224, 17.6.2025).

  80. Regolamento (UE) 2026/415 del Consiglio, del 16 dicembre 2025, che modifica il Regolamento (CE) n. 2533/98 sulla raccolta di informazioni statistiche da parte della Banca centrale europea (GU L, 2026/415, 20.2.2026).

  81. Regolamento (CE) n. 184/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 gennaio 2005, relativo alle statistiche comunitarie inerenti alla bilancia dei pagamenti, agli scambi internazionali di servizi e agli investimenti diretti all’estero (GU L 35 dell’8.2.2005, pag. 23).

  82. Indirizzo della Banca centrale europea, del 25 luglio 2013, relativo agli obblighi di segnalazione statistica della Banca centrale europea nel settore dei conti finanziari trimestrali (rifusione) (BCE/2013/24) (GU L 2 del 7.1.2014, pag. 34).

  83. Indirizzo della Banca centrale europea, del 9 dicembre 2011, sugli obblighi di segnalazione statistica della Banca centrale europea nel settore delle statistiche esterne (rifusione) (BCE/2011/23) (GU L 65 del 3.3.2012, pag. 1).

  84. Indirizzo (UE) 2025/603 della Banca centrale europea, del 7 marzo 2025, sulle statistiche di finanza pubblica (BCE/2025/9) (rifusione) (GU L, 2025/603, 31.3.2025).

  85. Il gruppo di ricerca sulle sfide per la trasmissione della politica monetaria in un mondo in evoluzione (Research Network on Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World, ChaMP) è finalizzato a migliorare la nostra comprensione delle modalità attraverso cui la politica monetaria si trasmette all’economia europea in presenza di shock senza precedenti, cambiamenti strutturali e variazioni nella dinamica dell’inflazione. Si tratta di un progetto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC).

  86. Cfr. Nickel, C. et al., “A strategic view on the economic and inflation environment in the euro area”, Occasional Paper Series, n. 371, BCE, 2025.

  87. Cfr. Bańbura, M. et al., “A new model to forecast energy inflation in the euro area”, Working Paper Series, n. 3062, BCE, 2025.

  88. Cfr. Arce, Ó. et al., “What caused the euro area post‑pandemic inflation?”, Occasional Paper Series, n. 343, BCE, 2024 e Bańbura, M. et al., “What drives core inflation? The role of supply shocks”, Working Paper Series, n. 2875, BCE, 2023.

  89. Cfr. ad esempio: i modelli a foresta per la regressione quantilica di Lenza, M. et al., “Density forecasts of inflation: A quantile regression forest approach”, Working Paper Series, n. 2830, BCE, 2025; i modelli relativi alla trasmissione della politica monetaria in funzione dello stato dell’economia come in Karadi, P. et al. (2025), “Strike while the iron is hot – Optimal monetary policy under state‑dependent pricing”, Working Paper Series, n. 3068, BCE, 2025; e Jaccard, I. “Monetary asymmetries without (and with) price stickiness”, Working Paper Series, n. 2928, BCE, 2024.

  90. Cfr. Aguilar, P. et al., “The Transmission of Foreign Shocks in a Networked Economy”, Working Papers, n. 2607, Banco de España, 2026.

  91. Cfr. Kase, H. e Rigato, R.D., “Beyond averages: heterogeneous effects of monetary policy in a HANK model for the euro area”, Working Paper Series, n. 3086, BCE, 2025.

  92. Cfr. Bobasu, A. et al., “Monetary policy transmission: a reference guide through ESCB models and empirical benchmarks”, Occasional Paper Series, n. 377, BCE, 2025.

  93. Cfr. Chahad, M. et al., Un aggiornamento sull’accuratezza delle recenti proiezioni formulate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE per l’inflazione a breve termine, riquadro 5 nel numero 2/2024 del Bollettino economico della BCE.

  94. La decisione fa seguito alle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea nelle relative cause C‑566/23, C‑571/23 e C‑574/23.

  95. Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la Direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le Direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i Regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190).

  96. Regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi (GU L 287 del 29.10.2013, pag. 63).

  97. Direttiva (UE) 2024/1619 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2024, che modifica la Direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda i poteri di vigilanza, le sanzioni, le succursali di paesi terzi e i rischi ambientali, sociali e di governance (GU L, 2024/1619, 19.6.2024).

  98. Ciò spiega perché il numero delle questioni oggetto dei pareri sia più elevato rispetto a quello dei pareri adottati.

  99. Regolamento (CE) n. 3603/93 del Consiglio, del 13 dicembre 1993, che precisa le definizioni necessarie all’applicazione dei divieti enunciati all’articolo 104 e all’articolo 104 B, paragrafo 1 del Trattato (GU L 332 del 31.12.1993, pag. 1).

  100. Regolamento (CE) n. 3604/93 del Consiglio, del 13 dicembre 1993, che precisa le definizioni ai fini dell’applicazione del divieto di accesso privilegiato di cui all’articolo 104 A del Trattato (GU L 332 del 31.12.1993, pag. 1).

  101. La maggior parte di queste decisioni è pubblicata sul sito Internet della BCE nella sezione “Other decisions”.

  102. Per una valutazione delle tendenze che caratterizzano il massimo storico a sostegno dell’euro, cfr. Il sostegno nei confronti dell’euro raggiunge livelli record: un’analisi, riquadro 8 nel numero 7/2025 del Bollettino economico della BCE.

  103. Alla BCE è stato riconosciuto lo status di osservatore presso l’FMI e un suo rappresentante permanente presso la sede centrale del Fondo, a Washington D.C., può prendere parte alle riunioni del Consiglio di amministrazione dell’FMI che vertono su argomenti specifici.

  104. Cfr. “Sovereign Debt Restructuring: A Playbook for Country Authorities”, Global Sovereign Debt Roundtable, FMI, 2025.

  105. Cfr. Ilzetzki, E., Reinhart, C. e Rogoff, K., “Exchange Arrangements Entering the Twenty‑First Century: Which Anchor will Hold?”, The Quarterly Journal of Economics, vol. 134, numero 2, Maggio 2019, pagg. 599˗646.

  106. Cfr. “Financial literacy and monetary policy transmission”, discorso pronunciato da Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE, in occasione della Mais Lecture tenuta presso la Bayes Business School il 27 marzo 2025.

  107. Il tasso di mobilità interna si riferisce a qualsiasi trasferimento orizzontale definitivo o temporaneo, tra divisioni o aree di business, del personale con contratti a tempo determinato o indeterminato, esclusi i partecipanti al Graduate Programme.

  108. Cfr. la pagina web dell’Agenzia europea dell’ambiente Global and European temperatures.

  109. Cfr. l’indicatore dell’Agenzia europea dell’ambiente Annual economic losses caused by weather‑ and climate‑related extreme events in the EU Member States.

  110. Cfr. la pagina web dell’Agenzia europea dell’ambiente sulla biodiversità.

  111. Cfr. il piano della BCE sul clima e sulla natura 2024˗2025.

  112. Cfr. il piano di azione per includere considerazioni relative al cambiamento climatico nella propria strategia di politica monetaria della BCE del 2021, le priorità di vigilanza per il periodo 2022‑2024 e l’agenda della BCE per il clima 2022.

  113. Caggese, A., Chiavari, A., Goraya, S. e Villegas‑Sanchez, C., “Climate change, firms and aggregate productivity”, Research Bulletin, n. 132, BCE, 24 giugno 2025.

  114. Caggese, A., Chiavari, A., Goraya, S. e Villegas‑Sanchez, C., “Climate change, firms and aggregate productivity”, Working Paper Series, n. 3084, BCE, 2025

  115. Parker, M. “Has the heatwave been driving you nuts?”, Il Blog della BCE, BCE, 13 luglio 2025.

  116. Fontana, A., Jarmulska, B., Scheid, B., Scheins, C., Schwarz, C., “From flood to fire: is physical climate risk taken into account in banks’ residential mortgage rates?”, Working Paper Series, n. 3036, BCE, 2025.

  117. Foerster, K., Ryan, E., Scheid, B., “Pricing or panicking? Commercial real estate markets and climate change”, Working Paper Series, n. 3059, BCE, 2025.

  118. Cappiello, L., Ferrucci, G., Maddaloni, A., Veggente, V., “Creditworthy: do climate change risks matter for sovereign credit ratings?”, Working Paper Series, n. 3042, BCE, 2025.

  119. Mongelli, F.P., Ceglar, A., Scheid, B., “Why do we need to strengthen climate adaptations? Scenarios and financial lines of defense”, Working Paper Series, n. 3005, 2024.

  120. Ceglar, A., Jwaideh, M., O’Donnell, E., Danieli, F., Pasqua, C., Hutchinson, J., Cimini, F., Sabuco, J., Alvarez, J., Ranger, N. e Heemskerk, I., “Nature at risk: Implications for the euro area economy and financial stability”, Occasional Paper Series, n. 380, BCE, 2025.

  121. Cfr. Boldrini, S. et al., “Living in a world of disappearing nature: physical risk and the implications for financial stability”, Occasional Paper Series, n. 333, BCE, Francoforte sul Meno, 2023.

  122. Cfr. Ceglar, A. et al., “Nature at risk: Implications for the euro area economy and financial stability”, Occasional Paper Series, n. 380, BCE, Francoforte sul Meno, 2025.

  123. Cfr. Hirschbühl, D. et al., “The climate‑biodiversity‑pollution nexus: the pricing of environmental credit risks for European industrial polluters”, Working Paper Series, n. 3164, BCE, Francoforte sul Meno, 2025.